Napoli non dimentica Lello Perinelli, un anno fa l’omicidio del 21enne di Miano

A un anno esatto dalla morte, Napoli ricorda Lello Perinelli, il 21enne ucciso a coltellate la sera del 6 ottobre 2018, davanti a un circolo ricreativo di Miano, durante una lite per futili motivi con il 32enne Alfredo Galasso, accusato di omicidio doloso aggravato.

Il tempo si è fermato a quel tragico sabato sera di un anno fa. Lello era incensurato, non aveva mai frequentato ambienti camorristici, giocava a calcio in serie D come difensore e sognava un futuro in una grande squadra. Dopo aver giocato nella Turris era in attesa di un nuovo ingaggio. Era considerato un buon terzino sinistro, e militava nella squadra del suo quartiere, la Asd Miano. Lello era amato da tutti. Sempre sorridente, disponibile, generoso.

Per se’ sognava una vita normale, anzi un futuro da calciatore, ma un tragico destino lo ha fatto morire a 21 anni.

Ieri il cielo era nuvoloso a Miano, il gelo aleggiava sul quartiere. Inevitabile il ricordo a quel tragico giorno di un anno fa. Sguardi bassi e occhi lucidi per ricordare Lello e dedicargli una preghiera. Un gesto doveroso, anzi sentito, per il ricordo a quel giovanotto amico di tutti. Tantissimi i messaggi lasciati sui social. 365 giorni di dolore. Gli amici e il quartiere tutto, non hanno mai smesso di chiedere giustizia e dimostrare vicinanza alla famiglia di Lello.

Tantissime le iniziative durante questo anno. Lo scorso 7 aprile sul campo dell’Arci di Scampia si è disputata una partita in onore del terzino sinistro classe ’97. La cantante Angelica Borrelli ha cantato una canzone scritta per ricordare il giovane.  A benedire il calcio d’inizio tra le squadre composte dagli amici del giovane, fu il parroco di Caivano Don Maurizio Patriciello. E proprio Don Maurizio pochi giorni dopo la morte di Lello Perinelli, affidò a un lungo editoriale sul quotidiano “Avvenire”.

La sorella non ha mai smesso di lottare e chiedere giustizia:  “Io non piango, COMBATTO! Non chiedo pietà, dispiacere, tenerezza, compassione, non ne ho bisogno! chiedo solo a chiunque volesse bene a mio fratello di aiutarmi a testimoniare e tutelare anche solo con la vostra presenza”. L’epilogo è arrivato lo scorso giugno quando il Tribunale di Napoli ha infatti condannato a 17 anni di reclusione Alfredo Galasso. Stando a quanto hanno stabilito le indagini, oltre alla stessa confessione dell’assassino, che si costituì poco dopo il delitto, Galasso avrebbe agito per vendicarsi di una lite: pochi giorni prima dell’omicidio, il 31enne e Lello Perinelli sarebbero quasi venuti alle mani all’interno di una discoteca.

Ieri il tempo si è fermato e anche i ricordi non sono consolanti ma minacciosi e volti ad accrescere la sofferenza. E’ riemersa l’inconsolabile solitudine e tristezza degli amici e della famiglia prigionieri di un lutto senza uscita. Essere tristi è normale ma forse Lello avrebbe sorriso, come ha sempre fatto davanti a tutte le difficoltà.