L’attore Francesco Chiantese non è riuscito a effettuare una risonanza magnetica prescritta dopo una paralisi facciale perché il dispositivo disponibile in provincia di Siena non era compatibile con la sua corporatura. Infatti il peso e la larghezza delle spalle impediscono l’ingresso nel tunnel, e l’esame viene interrotto prima di iniziare.
E’ stato lo stesso attore napoletano raccontarlo sui social : “Ho una paralisi facciale, probabilmente una paralisi di Bell. Dopo un mese e mezzo e tanta insistenza visti i non miglioramenti riesco a farmi prescrivere una risonanza magnetica. Sono obeso, ma ho anche le spalle larghe. L’unico ospedale pubblico su Siena che ha il macchinario adatto al mio peso è a Campo Staggia (Poggibonsi); per saperlo ho dovuto telefonare personalmente ad ogni reparto di radiologia della provincia. Vado a fare la risonanza. Mettono la cannula, mi spoglio, entro in sala ma le mie spalle sono troppo larghe per la macchina. Non posso fare la risonanza magnetica (di cui comunque dovrò pagare il ticket, ma vabbè). Stato attuale? Ho una paralisi facciale. Sono un attore, con questa paralisi non posso lavorare”.
Francesco Chiantese: “Trovo politicamente necessario raccontare”
“Un racconto condiviso sui social “non per avere una valvola di sfogo personale”, ma “perché trovo politicamente necessario farlo. Lo stigma sociale colpevolizza spesso gli obesi, e comunque questo genere di disservizi capita costantemente. Possibile che la sanità pubblica debba demandare alla volontà o alla possibilità del malato di curarsi? Io sono certo che con 400-500 euro troverei molto più facilmente nel privato una soluzione, ma possibile che i Cup non sappiano dove mandarti e sia tu a dover trovare con vari espedienti una soluzione? Almeno lamentarsi, se non si può fare altro, va fatto ad alta voce. Non voglio privilegi, ma il riconoscimento di un diritto basilare per tutti”. Senza diagnosi, incalza, “non posso curarmi, quindi non posso guarire, quindi non posso lavorare”.
“Di certo in Italia c’è un macchinario che va bene per me, me lo hanno garantito; devo solo telefonare autonomamente a tutti i reparti (non i centralini, ma i reparti) dei vari ospedali d’Italia per sapere dove posso provare. Viaggio ovviamente a mie spese. Oppure andare da qualche privato. Non esiste un servizio che lo fa per il malato. Dicono più probabile nelle grandi città – Bologna, Milano – ma devo trovarmi i numeri e chiedere. Facile. Fine della storia”.


