Aprire un gelato confezionato e avere la sensazione che sia più piccolo di qualche anno fa non è solo un’impressione. Dietro il cambiamento di dimensioni di stecchi, coni e ghiaccioli c’è un fenomeno economico sempre più diffuso: la shrinkflation, cioè la riduzione di peso o volume di un prodotto accompagnata da un prezzo che resta invariato o continua a crescere. Negli ultimi anni il fenomeno ha interessato anche il mercato dei gelati confezionati, uno dei comparti più forti dell’alimentare italiano.
Perché i gelati confezionati sono diventati più piccoli: la logica dello “shrinkflation”
La logica della shrinkflation è semplice: contenere i costi di produzione senza rendere immediatamente percepibile al consumatore un aumento del prezzo. In pratica, invece di aumentare solo il costo in etichetta, si riduce la quantità di prodotto. Secondo il monitoraggio di Federconsumatori riportato da La Stampa, nel 2022 un gelato stecco aveva un volume medio di circa 120 ml, mentre oggi si aggira intorno ai 100 ml, con un prezzo che nel frattempo è cresciuto del 14%.
Anche altre categorie hanno seguito la stessa tendenza: nei coni confezionati la quantità media è diminuita dell’8%; il prezzo al chilogrammo è salito da 16 a 20 euro; i ghiaccioli hanno perso mediamente circa sei millilitri. Una trasformazione che si inserisce in un mercato in piena espansione: nel 2025 le vendite di gelati confezionati hanno raggiunto circa 3,4 miliardi, mentre la produzione italiana ha toccato 261mila tonnellate, confermando l’Italia tra i principali produttori europei.
A trainare il settore è stato soprattutto il consumo domestico, cresciuto negli anni successivi alla pandemia. La riduzione delle dimensioni riguarda anche alcuni dei marchi più conosciuti. Secondo i dati citati da Antonella Borrometi, alimentarista di Altroconsumo, alcuni prodotti hanno registrato cambiamenti evidenti nel tempo. Per esempio il Magnum Classic: nel 2002 costava 1,20 euro per 86 grammi. Oggi il prezzo arriva intorno ai 3 euro, mentre il peso è sceso a 75 grammi. Anche il Cornetto Classic ha seguito una traiettoria simile: dai 90 centesimi del 2001 agli attuali 2,50 euro, con un incremento del prezzo del 178%. Tra i casi segnalati dai consumatori ci sono poi gelati che nel giro di pochi anni sarebbero passati da 86 a 70 grammi.
A rendere meno immediato il confronto tra passato e presente c’è anche la moltiplicazione dei formati disponibili. Altroconsumo segnala come alcuni prodotti vengano venduti in confezioni differenti che possono creare confusione: ad esempio confezioni con meno pezzi ma gelati più grandi oppure multipack con più unità ma porzioni ridotte. Lo stesso accade per le varianti speciali o per ricette alternative. Per questo il consiglio è guardare non solo il prezzo finale, ma anche grammatura, volume e costo al chilogrammo: sono questi i dati che permettono davvero di capire se il gelato costa di più o se semplicemente è diventato più piccolo.


