Volevano colpire il boss Gaetano Beneduce ammazzandogli un suo uomo di fiducia. Sarebbe questo il movente dietro l’omicidio di Carmine Campana che fu condotto all’esterno di un bar a Licola nel 15 maggio 2020. Quel raid sarebbe stato pianificato nel carcere di Secondigliano da Procolo Pagliuca che avrebbe deciso di staccarsi dal clan Longobardi.
Ieri i mandanti, killer e basisti sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Pozzuoli – diretti dal capitano Raffaele Castanò – in seguito a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 4 persone emessa dal Gip Antonino Santoro su richiesta della DDA di Napoli.
I nomi degli indagati
Si tratta del 59enne Ferdinando ‘Capellone’ Aulitto, del 39enne Salvatore ‘Masaniello’ Cianciulli, del 46enne Mario Marittiello Pagliuca, fratello del pentito Procolo, e del 55enne Leonardo Tortorella. Questa la ricostruzione riportata da Il Mattino e CronacaFlegrea.
A loro si aggiungono anche i pentiti Procolo Pagliuca e Gennaro Alfano, ritenuti mandante ed esecutore reo confessi dell’omicidio Campana. Per quest’ultimi due non è stata emessa alcuna misura cautelare alla luce dello loro status di collaboratori di giustizia.
La faida a Pozzuoli
Tra il 2007 e il 2010 era in corso una faida che vedeva contrapposti i Beneduce ai Longobardi appoggiati dai Pagliuca-Sarno. Ad organizzare quell’omicidio fu appunto Pagliuca, ras del Rione Toiano che si avvalse di Aulitto, all’epoca affiliato ai Beneduce. Entrambi avrebbero voluto mettere le mani sullo spaccio di droga e delle estorsioni ai commercianti di Pozzuoli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori quel giorno a sparare fu Cianciulli in sella a una moto Yamaha T-max guidata da Alfano.
Basisti dell’agguato furono Pagliuca e il cognato Tortorella: prepararono moto, caschi e pistole e seguirono la vittima a bordo di due auto fornendo la “battuta” ai killer e dando loro sostegno durante la fuga.
Dopo l’agguato i mandanti, gli esecutori e i basisti festeggiarono a casa con dolci e champagne, come svelato dal pentito Pagliuca: “Il pomeriggio dell’omicidio ho mandato mio fratello Mario e Alfano Gennaro da Aulitto Ferdinando con un bicchiere di champagne dicendo loro di dire ad Aulitto che era il bicchiere dal quale già avevo bevuto io“.


