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sabato, Ottobre 1, 2022
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Omicidio del genero di Lorenzo Nuvoletta, 6 condanne e un’assoluzione per i Casalesi


E’ arrivato ieri la sentenza emanata dal gup Tirone tribunale di Napoli nel processo di primo grado per l’omicidio di Raffaele Lubrano. Lello era il figlio del boss Vincenzo e genero di Lorenzo Nuvoletta. Condannati a 30 anni Michele Zagaria, Giuseppe Caterino, Francesco Schiavone “Cicciariello”, 20 anni a Salvatore Nobis, 8 anni e 4 mesi ai collaboratori di giustizia Antonio Iovine e Francesco Zagaria. Invece è stato assolto Antonio Santamaria.

Le dichiarazioni di Ciccio ‘e Brezza hanno permesso agli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli di identificare i mandanti dell’agguato mortale. Il commando che uccise Lubrano si sistemò, infatti, nei pressi della masseria di Francesco Zagaria. Lello era il figlio del capoclan Vincenzo, entrambi legati alla camorra di Marano. La figlia di Lorenzo Nuvoletta sposò Lello Lubrano.

Lubrano fu ucciso sia per le mire espansionistiche dei Casalesi che per vendicare la morte violenta di Emilio Martinelli, esponente dei Casalesi e fratello di Enrico, altro elemento di vertice del clan. Ad ordinare il delitto sarebbero stati, secondo l’accusa, Zagaria, Iovine, Caterino e Francesco Schiavone alias Cicciariello, cugino di Zagaria, mentre Nobis, Santamaria e Francesco Zagaria avrebbero avuto il ruolo di fiancheggiatori e specchiettisti.

LA SERA DELL’AGGUATO DI LELLO LUBRANO

La sera del 14 novembre 2002 Lello Lubrano, dopo aver lasciato il suo studio di via Vittorio Veneto, percorreva la strada a bordo di una Toyota Land Cruiser, diretta verso la zona periferica. Il figlio del boss di Pignataro Maggiore venne prima superato da un’Alfa Romeo 164 e poi bloccato nei pressi del Bar Giordano. Lì i killer iniziavano ad esplodere diversi colpi d’arma da fuoco. Lubrano, nel disperato tentativo di scampare all’agguato, riusciva ad invertire la marcia, tentando la fuga in direzione del centro abitato.

Il commando omicida, quindi, si poneva all’inseguimento esplodendo numerosi colpi lungo l’intero tragitto fino alla via Latina, dove i killer raggiungevano e finivano Lubrano. Nel frattempo la vittima, dopo aver urtato con il suo fuoristrada il muro di un’abitazione, aveva tentava una disperata la fuga a piedi. Portato a termine l’efferato delitto, gli autori si dileguavano in direzione di Pastorano, abbandonando l’Alfa Romeo 164, risultata rubata ad Aversa il 12 novembre 2002 a località Arianova. Veicolo successivamente ritrovato bruciato con all’interno le armi poco prima utilizzate.

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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