Duplice omicidio Staterini a Giugliano, Sequino: “Se è stato lui ha fatto una schifezza grande”

…Ma si è saputo più o meno a Giugliano. Niente è? Chi andò a Giugliano??…”. Questa la domanda che il boss Salvatore Sequino rivolse al nipote Giovanni sul duplice delitto degli Staterini avvenuto in pieno giorno in una nota tabaccheria a Giugliano il 25 maggio del 2017. L’intercettazione è contenuta nell’ordinanza che ieri ha portato all’arresto di 25 persone appartenenti al clan della Sanità in guerra con i Vastarella. A morire trucidati dai killer furono Vincenzo ed Emanuele Staterini. Di quel delitto, ancora oggi, non si conoscono né i motivi né i responsabili né i mandanti.

L’agguato venne commentato nel corso del colloquio intercettato il 21/06/2017 (quindi un mese dopo l’accaduto, ndr) fra il detenuto Salvatore Sequino ed i propri familiari (la moglie Sonia Esposito e il nipote Antonio Sette) all’interno del carcere di Vibo Valentia. Il ras, profondo conoscitore delle dinamiche criminali, ipotizzava che il mandante del citato agguato potesse essere lo stesso Patrizio Vastarella, cognato e zio delle vittime.

Il retroscena sul duplice omicidio Staterini

Dopo aver parlato della dinamica dell’agguato, Salvatore Sequino fece riferimento ad una discussione in cui la moglie di Vincenzo Staterini si era rivolta alla cognata, ossia Addolorata Staterini, moglie di Patrizio Vastarella, prendendosela con il boss. Secondo Sequino, pertanto, sarebbe bastata intercettare qualche riferimento per indirizzare le indagini verso i Vastarella…La hanno chiuso tutto il paese, la stavano cinque o sei di loro intorno chiusi per questo sono andati tranquilli hanno detto se è qualcosa ci avvisano, perché sono andati troppo a padroni, il mezzo a cavalletto, …la se è come porta il giornale il reato lo pagano…mille mille….perché la è nata una discussione nella famiglia…la moglie del morto se la prende con la cognata dice “quello scornacchiato di tuo marito”…basta una piccola cosa che esce da fuori e riescono ad intercettarla … E’ chiuso il libro si mettono addosso e dicono “allora cosi è …è partito da la”…”.

Il colloquio in carcere

Sonia Esposito, moglie di Salvatore Sequino, fece notare come i Vastarella di fatto non fossero a lutto per il duplice omicidio, nonostante la parentela.  Il motivo? La durata prolungata dei festeggiamenti relativi ad un battesimo “…Per me già non stanno a lutto perché hanno fatto un battesimo che inizio un giorno prima e fini il lunedi mattina…”. Sequino a quel punto dichiarò che essendo i Vastarella responsabili dell’agguato, era normale che si disinteressassero del lutto “…Quelli loro sono stati!…che se ne devono fottere…”.

A quel punto intervenne Antonio Sette, nipote del boss Sequino, il quale riportò alcune voci di strada secondo cui, Addolorata Staterini avrebbe accusato Patrizio Vastarella della morte del fratello e del nipote, invitandolo ad uccidere anche lei “…Quello dicono che la moglie…..sentito dalla bocca della gente eh ..diceva “adesso ne hai fatti due adesso ne devi fare tre, devi uccidere anche a me” … 

Le accuse a Patrizio Vastarella

Allo stesso tempo, come scrivono i magistrati, Sequino,  pur consapevole del risentimento che Patrizio Vastarella nutriva nei confronti dei due Staterini non riteneva che lo stesso potesse macchiarsi di tale delitto e qualora fosse così, questi aveva agito in maniera ignobile “…Lui ce l’aveva…perché lui ce l’aveva con il cognato e con il nipote però non pensavo mai ad arrivare ad un fatto del genere .. Perché come fai…cioè se tu guardi tuo figlio guardi il sangue loro pure …la se esce una parola tanto su di loro…si mettono addosso e dicono adesso ti rompiamo il culo … comunque se è stato lui ha fatto una schifezza grande…”.

Sequino, infine, stigmatizzava il comportamento della moglie di Vastarella,  la quale era rimasta con il marito, nonostante la sua presunta responsabilità nell’uccisione del fratello e del nipote “…Ma come fa la moglie a stare insieme a quello io non ho capito…”; Sequino Giovanni, invece, raccontò che in occasione dell’omicidio le forze dell’ordine erano andate nelle Fontanelle, roccaforte dei Vastarella, sottoponendoli allo stub “…Dice che quando successe il fatto del fratello. In mezzo alle Fontanelle, arrivarono le guardie che se li portarono per fare lo stub…”.

I motivi del delitto a Giugliano

Salvatore Sequino, anche in altre conversazioni intercettate, ipotizzò che Patrizio Vastarella fosse responsabile dell’agguato camorristico perpetrato a Giugliano.  Sui motivi che avrebbero portato all’omicidio ci sarebbero, secondo i magistrati, dissidi. Staterini Vincenzo, pur essendo il fratello della moglie di Vastarella Patrizio, era in conflitto con quest’ultimo, tant’era vero che era stato costretto ad allontanarsi dalla Sanità ed a risiedere con la propria famiglia a Giugliano in Campania, dove recentemente è stato ucciso insieme al figlio Emanuele in un agguato di camorra”. Sequino Salvatore ipotizzò che gli Staterini avessero intenzione di fare un’alleanza per colpire proprio i Vastarella. “…Casomai…..casomai……probabile quell’altro cornuto del cognato…se non sta già con loro …..che se non sta con loro….ti dovesse mandare qualche imbasciata……dici niente di meno…..tutto quello che vuoi tu…”. La comunicazione da parte di Staterini cui faceva riferimento Salvatore Sequino, come si desumeva nel proseguo della conversazione, avrebbe dovuto riguardare un’alleanza finalizzata a colpire Vastarella. Sequino, infatti, affermava che avrebbero dovuto accettare l’eventuale proposta di Staterini, ma solo se il target dell’agguato fosse stato individuato nella famiglia Vastarella, ed in tal caso si sarebbe potuto sedere al tavolo con loro “…lo devi fare nella famiglia no però fuori dalla famiglia …e poi ti siedi a tavolo con noi …”.

Uno scenario, quello raccontato e contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare, che per ora non trova riscontro in nessuna ordinanza nei confronti di Vastarella i quali dunque vanno considerati innocenti fino a prova contraria.