«Quando fu ucciso tornò con le lacrime agli occhi», ras ammazzato dai Lo Russo: la verità del pentito

Raffaele Stravato fu ucciso perchè aveva aderito alla ‘scissione’ del ras Salvatore Scognamiglio che si era apertamente schierato contro la leadership di Antonio Lo Russo dopo che il padre di questi, Salvatore, si era pentito. Per quel delitto la Procura antimafia ha chiesto in appello la conferma di tutte le condanne inflitte in primo grado al gotha del clan Lo Russo di Miano. A rischiare grosso sono soprattutto Ciro Perfetto e Vincenzo Carrino, inquadrati come gli esecutori materiali del delitto e per questo reduci da una pesantissima condanna all’ergastolo. Dopo l’arresto di Antonio e la scarcerazione di Carlo Lo Russo fu quest’ultimo a completare i piani omicidiari del nipote facendola pagare a tutti quelli che si erano ribellati alla leadership dei ‘capitoni’. Fondamentali per la ricostruzione del movente di quel delitto sono stati i verbali del pentito Mariano Torre, un tempo vicinissimo allo stesso Stravato:

«Lello Stravato era un mio amico carissimo, stavamo sempre insieme e ci frequentavamo anche con le rispettive compagne. Lello faceva droga con noi poi si è schierato con Totoriello nel periodo della cosiddetta scissione che io ho vissuto in prima persona. Quando Carlo è uscito ci diede il compito di ucciderlo. Carlo aveva saputo che Lello faceva parte del gruppo di Totoriello ed in continuazione diceva a noi, del suo gruppo di fuoco di ucciderlo». La stessa moglie di Torre ha raccontato quel giorno:«Io lo definivo gigante buono. Quando ho saputo della sua morte mi sono molto dispiaciuta e ricordo che anche mio marito tornò con le lacrime agli occhi, anche lui era molto legato a Lello».