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domenica, Maggio 22, 2022
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Clan dei Casalesi imploso per colpa dei pentiti, boss e rampolli tra le gole profonde della cosca


Gli arresti eccellenti, i maxi-sequestri e i racconti dei pentiti stanno facendo implodere il clan dei Casalesi. La temutissima camorra dell’agro-aversano sta perdendo pezzi a partire, proprio, dal disfacimento dei vincoli familiari, gli stessi che resero potente l’organizzazione.

Il prossimo colpo potrebbe essere inferto da Walter Schavione, figlio secondogenito del boss Francesco Sandokan, che nelle scorse ore ha deciso di collaborare con la giustizia. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno per il cartello criminale, infatti, nel 2018 il fratello Nicola iniziò a conferire con i magistrati sui rapporti con i politici, gli imprenditori e dei rapporti con gli altri clan.

NICOLA E L’EREDITA’ DI SANDOKAN

Il rampollo del boss, in carcere dal 2010, sta scontando al 41bis gli ergastoli avuti per cinque omicidi, ovvero per il triplice omicidio di Francesco Buonanno, Modestino Minutolo e Giovan Battista Papa. Erano tre affiliati al clan uccisi per uno ‘sgarro’ a Villa di Briano, e per il duplice omicidio Salzillo-Prisco, avvenuto nel marzo 2009 a Cancello e Arnone.

Omicidi che fecero scalpore perché una delle vittime, Antonio Salzillo, era nipote del fondatore del federazione dei Casalesi Antonio Bardellino, ucciso in Brasile nel 1988. Nicola Schiavone fu arrestato nel maggio 2010 e per gli inquirenti sarebbe stato lui a prendere in mano le redini dell’organizzazione criminale dopo l’arresto del padre.

CARMINE SCHIAVONE E LA CONDANNA DELLA CUPOLA DEI CASALESI

Carmine Schiavone iniziò a collaborare con la giustizia nel 1993, perciò è considerato il primo pentito dei Casalesi. Le sue deposizioni furono determinanti per il maxi-blitz che portò all’arresto di 136 arresti di affiliati al clan e da quell’operazione derivò il processo Spartacus. Al termine del processo furono condannati il cugino Francesco, Michele Zagaria e Francesco Bidognetti, ritenuti i vertici della cupola.

LE PAROLE DEL KILLER: “LA MALAVITA E’ FINITA”

Nel 2014 Giuseppe Setola era in video-conferenza dal carcere di Opera quando fece l’annuncio a sorpresa nel corso dell’udienza del processo per l’omicidio dell’imprenditore Domenico Noviello:  “Voglio fare il collaboratore di giustizia”. In quell’occasione il killer ‘o Cecato si rivolese ad un altro affiliato Giovanni Letizia: “Giovà, lo so che non sei d’accordo, ma la malavita è finita”.

‘O NINNO, I RAPPORTI CON I POLITICI

Nel maggio del 2014 Antonio Iovine decise di volta le spalle al clan dei Casalesi. Da allora ‘o Ninno iniziò ricostruire ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli il complesso delle attività e i rapporti di uno dei più potenti clan: dalla gestione delle attività criminali alle guerre fra organizzazione fino ai rapporti con esponenti politici. Iovine è da sempre considerato uno dei 4 capi dei Casalesi, insieme a Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone e Michele Zagaria. ‘O Ninno è stato condannato all’ergastolo in via definitiva al termine del processo Spartacus.

ANNA CARRINO, LA COMMARA DI BIDOGNETTI

Anche Anna Carrino, ex compagna di Francesco Bidognetti, è una collaboratrice di giustizia. Lei è stata per molti anni al vertice del cartello casertano rimanendo fedele compagna del capo dei Casalesi e l’interprete dei pizzini dal carcere. Inoltre Carrino prese in mano il clan mentre Bidognetti era recluso: “Mi chiamavo la commara, perché ero la compagna di un boss di Casal di Principe. Oggi sono un’altra donna che si divide tra casa e lavoro. Ho fatto la scelta pesante di abbandonare i miei figli. Nel 2007 ho avuto paura di essere uccisa. Presi 7 valigie e 20mila euro, dopodiché lasciai Casal di Principe dopo 30 anni. Pensavo a miei figli Gianluca e Teresa e mia nipote Lidia. Quando mi arrestarono a Roma iniziai a collaborare perché alla fine se andavo in carcere mi facevano la pelle e se uscivo mi avrebbero ammazzato“, confidò nella trasmissione Rai Belve.

LE PAROLE DE ‘O BRUTTACCIONE

Domenico Bidognetti, detto ‘o Bruttaccione e cugino di Cicciotto ‘e Mezzanotte, è stato uno dei più spietati killer del clan dei Casalesi fino al 2007 quando decise di collaboratore di giustizia dopo 7 anni di carcere di carcere duro.

IL POTERE DEL CLAN DEI CASALESI

La federazione è composta dai gruppi Schiavone, Zagaria, Bidognetti e Iovine, infatti, insieme impongono la loro egemonia criminale nell’intera area della provincia di Caserta anche attraverso legami con le altre organizzazioni camorristiche. I Casalesi sono specializzati nel controllo delle attività economiche.

Fondamentale per l’impero criminale è la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali al fine di acquisire appalti e servizi pubblici. Inoltre sono riusciti anche ad interferire nella composizione e nel lavoro degli organismi politici rappresentativi locali. La capacità di infiltrarsi è dimostrato dall’alto numero di amministrazioni comunali casertane sciolte dal Ministero degli Interni.

L’EFFETTO DEI PENTITI SUL CLAN

Secondo l’ultima relazione della Dia il quadro di conoscenze sull’operatività e la struttura si è arricchito grazie alle informazioni fornite dai nuovi eccellenti pentiti del clan dei Casalesi. Le gole profonde della cosca stanno consentendo di ricostruire, ad esempio, l’evoluzione e i rapporti con il mondo dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione.

Dunque le numerose vicende giudiziarie sembrerebbero aver inciso sulla struttura federativa dell’organizzazione criminale. Le varie fazioni gestirebbero, ormai, autonomamente il proprio territorio e le connesse attività illecite. Tuttavia l’organizzazione conserverebbe peculiari caratteristiche di struttura dotata di una forza di intimidazione e assoggettamento tale da contenere le scissioni interne.

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Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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