Il carcere è tortura: aboliamolo!
Il carcere è tortura: aboliamolo!"

Si susseguono le manifestazioni d’odio contro la Polizia Penitenziaria dopo le notizie dei pestaggi dei detenuti avvenuti il 6 aprile 2020 nel carcere casertano di Santa Maria Capua Vetere.
Dopo quelli trovati a Roma e a Cagliari dei giorni scorsi, questa volta uno striscione denigratorio con la scritta “Polizia Penitenziaria = Mafia.

è stato esposto a Pozzuoli, in provincia di Napoli.
Nei giorni scorsi il provveditore reggente delle carceri della Campania Carmelo Cantone, attraverso una circolare, ha consigliato ai poliziotti della Penitenziaria di recarsi al lavoro indossando abiti civili e non la divisa, per evitare di farsi riconoscere in strada ed esporsi al rischio di ritorsioni.

Striscioni contro la Penitenziaria a Cagliari e a Roma

Un altro striscione era comparso a Roma, su un cavalcavia (“52 mele marce? abbattiamo l’albero!”). A Cagliari, nel quartiere San Michele, era stato affisso uno striscione su un edificio con la scritta “Da Santa Maria Capua Vetere a Uta. Non esistono mele marce. Il carcere è una tortura”. Nella stessa città, su una colonna di un porticato di via Roma, era stato trovato un manifesto, firmato con la sigla “kontra is presonis mishunu est solu”, che richiama una campagna nata in Sardegna alla fine del 2020 a sostegno dei diritti dei detenuti.

“Le guardie carcerarie, chiamate anche ‘secondini’, sono uomini e donne comuni che abitano in mezzo a noi – si legge – Ciò che li contraddistingue è la scelta che hanno fatto nella vita: la scelta di chiudere a chiave altre persone per uno stipendio mensile. Ogni tanto viene fuori la notizia che queste guardie pestano e torturano i detenuti il caso di Santa Maria Capua Vetere è solo uno dei pochi… parlano di mele marce… ad essere marcio è il sistema carcerario…la divisa che indossano gli conferisce il potere di reprimere… per strada, nel palazzo di casa al bar… isoliamo le guardie”.

 

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