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martedì, Dicembre 7, 2021
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Aggredita fuori scuola a Qualiano, la famiglia della 13enne: «Le hanno teso un agguato»


È passata quasi una settimana dalla violenta aggressione subita dalla 13enne di Qualiano all’esterno dell’istituto Don Bosco-Verdi. Un episodio che ha scosso i cittadini e che, inevitabilmente, ha posto in essere qualche riflessione di troppo. Specie dopo il confronto che abbiamo avuto con la famiglia della vittima, che ha approfondito la vicenda specificandone l’intera dinamica. Ebbene, a distanza di giorni, non è arrivata nessuna chiamata di scuse: anzi, una ne è arrivata, ma per giustificare la violenza delle ragazzine che hanno aggredito la 13enne. Lei ha istigato, ha esclamato come se tanto bastasse a giustificare un 3 contro 1 all’esterno di una scuola, di un luogo dove il buon esempio deve essere un principio e non un’opzione.

La dinamica dell’aggressione

Chi ha messo voce in capitolo parlava già di screzi tra ragazzine, ed è inevitabile quando si convive tutti i giorni per qualche ora in più con tanti ragazzi coetanei tra loro. Soprattutto, poi, se si tiene in considerazione la delicata età delle persone coinvolte. Poi, però, bisogna stare attenti a non sfociare nella violenza, specie quella fisica. Attenzione che è venuta a mancare in questo contesto.

Dopo qualche battibecco, la 13enne si è vista tendere quello che praticamente si potrebbe definire un agguato. Le tre rivali, difatti, l’hanno aspettata in un vicoletto per evitare di attirare ‘occhi indiscreti’. Trovatisi davanti la vittima, in due si sono scagliate contro questa mentre una è rimasta lì a guardare e senza intervenire, godendosi il terribile ‘spettacolo‘. Si è passati alle mani senza indugi, con la 13enne che si è vista ‘scippare’ ciocche di capelli, presa a calci e colpita alla testa. Mandandola in ospedale per le ferite riportate e provocando terrore nei familiari che si sono ritrovati davanti una ragazza in pessime condizioni e irriconoscibile a causa delle ferite riportate.

A raccontarci nei dettagli l’episodio sono gli stessi parenti della ragazza. La madre e la zia le sono molto vicine e, alla richiesta di intervenire ai nostri microfoni per sensibilizzare su un argomento ancora troppo delicato, non si sono tirate indietro.

Il racconto

«È successo tutto in pochi minuti, perché sono arrivata subito dopo l’uscita dei ragazzi dalla scuola», spiega la madre. «Ma l’aggressione è avvenuta in un batter d’occhio in un vicoletto lontano dagli occhi di tutti. Qualcuno è intervenuto, bisogna dirlo, e si è anche preso cura della ragazza vittima dell’aggressione del ‘branco’. Direi anche per fortuna. La stessa signora si è offerta di testimoniare quando avrei denunciato l’episodio ai carabinieri».

Poi continua: «Quando abbiamo provato a toccare la testa di mia figlia sentiva un forte dolore. Si è reso obbligatorio il trasporto in ospedale, al Santobono di Napoli, dove è stata curata dai medici». Ma le ferite, quelle fisiche, malgrado tutto passano. Il problema è che a restare marchiati saranno i danni morali, quelli subiti da una ragazzina di cui l’unica colpa è, probabilmente, essersi comportata da 13enne. E quando si dice colpa, ovviamente, si usa un eufemismo. Perché niente può e deve giustificare mai la violenza, figurarsi poi quella di gruppo nei confronti di una sola giovane. «Una delle ragazze, addirittura, era molto più robusta di mia figlia», spiega la mamma. E questo basta a capire il successivo intervento della zia.

Il momento difficile dopo l’aggressione

Dicevamo, bisogna tener conto dei danni morali «Perché mia nipote – spiega la zia – adesso è turbata. Adesso è impossibile pensare che il ritorno alla vita di tutti i giorni sia imminente e normale». Effettivamente, se la scuola smette di essere un luogo sicuro, allora possono diventare più che comprensibili anche i timori della giovane nel non sentirsi protetta, al sicuro. A maggior ragione se si dà un occhio anche alla ‘punizione’ inflitte alle autrici dell’aggressione: sospensione di cinque giorni. Poi, si ritorna in classe, e soprattutto si potrebbe tornare a fare anche finta di niente. Ci si potrebbe dimenticare di quanto accaduto e, in futuro, ritrovarsi a parlare di nuovo di analoghi episodi. Nessun riferimento all’istituto, ovviamente, ma ad episodi spesso definiti ‘isolati’ e che invece sono quasi all’ordine del giorno. E, sempre spesso, non vengono raccontati. Episodi che, chi li subisce, si porta dentro e che finiscono anche con epiloghi come questo.

I familiari sono stati chiari: «Non abbiamo mai chiesto provvedimenti gravissimi, ma vogliamo parlare perché questi episodi non devono capitare mai. E invece siamo ancora qui a parlarne. Questa volta tocca a noi».

Il nostro augurio è che la ragazza vittima dell’aggressione torni quanto prima serena e di realizzare che un’aggressione non deve essere un pretesto per sentirsi insicura e timorosa. Anzi: bisogna alzare la testa, sentirsi sempre forti e sorridere. Una ricetta scontata ma che, fatta con naturalezza, è il miglior rimedio per dimenticarsi quanto accaduto. E permetterle di vivere con spensieratezza, quella che non dovrebbe mai mancare ad una 13enne.

[QUI L’ARTICOLO DELL’AGGRESSIONE]

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Alessandro Pirozzi
Mi presento: mi chiamo Alessandro Pirozzi, sono nato a Napoli ed ho 23 anni. Sono iscritto all'albo dei giornalisti dal 2019 ed amo profondamente la comunicazione, specie quella digitale. Dopo essermi diplomato in un istituto alberghiero, ho iniziato a 18 anni il mio percorso lavorativo con InterNapoli.it nel 2016, collaborando anche in qualità di freelancer con diverse testate digitali come Blasting News. Ho scritto per 'Cronache di Spogliatoio', giornale sportivo online, e per la testata locale AbbiAbbè.it.
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