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Racket sui parcheggi a Pozzuoli, pena ridotta in appello per Cristian Di Roberto

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Si conclude con una riduzione della pena il processo di appello bis nei confronti di Cristian Di Roberto, 27 anni, imputato nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni dei gestori dei parcheggi di via Campana, a Pozzuoli. Il nuovo giudizio si è celebrato davanti alla Terza Sezione Penale della Corte di Appello di Napoli, dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la precedente sentenza di condanna, disponendo un nuovo esame della vicenda.

All’esito del processo, la Corte ha rideterminato la pena in 2 anni e 10 mesi di reclusione, riducendola rispetto ai 3 anni e 4 mesi stabiliti nel precedente giudizio. Un risultato ottenuto dalla difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Luca Gili, che aveva già conseguito in Cassazione l’annullamento della precedente decisione.

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L’inchiesta

Cristian Di Roberto era finito sotto processo con l’accusa di aver preso parte a un presunto sistema estorsivo ai danni dei titolari dei parcheggi, sia abusivi sia privati, nella zona dei locali notturni di via Campana, una delle principali aree della movida flegrea.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli episodi contestati sarebbero stati aggravati dal cosiddetto metodo mafioso e sarebbero maturati nel contesto delle attività riconducibili al clan operante tra Quarto e Pozzuoli.

La vicenda

Cristian Di Roberto è figlio di Raffaele Di Roberto, detto “o’ Russ”, ritenuto in passato vicino al boss Salvatore Cerrone. L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia aveva ricostruito un presunto sistema di controllo dei parcheggi nell’area delle discoteche di via Campana, ritenuta particolarmente redditizia durante le serate, con introiti che, secondo gli investigatori, potevano raggiungere diverse migliaia di euro per ciascun parcheggio.

Le indagini hanno inoltre ricostruito il contesto di forte contrapposizione tra diversi gruppi criminali interessati alla gestione del settore, caratterizzato negli anni da episodi di violenza, intimidazioni e scontri.

La denuncia del parcheggiatore

L’inchiesta prese avvio anche grazie alla denuncia del titolare ultranovantenne di un parcheggio privato situato nei pressi della discoteca Brass. L’uomo riferì agli investigatori di essere stato vittima di gravi intimidazioni e aggressioni perché avrebbe rifiutato di sottostare alle richieste estorsive contestate dagli inquirenti. Secondo l’accusa, in più occasioni gli sarebbe stato impedito di svolgere la propria attività, con le automobili indirizzate verso altri parcheggi ritenuti controllati dal gruppo criminale.Le indagini portarono quindi all’arresto dei fratelli Antonio e Cristian Di Roberto e di Alfredo Ciotola.

La decisione

Con la sentenza emessa nell’appello bis, la Corte di Appello di Napoli ha quindi rideterminato la pena nei confronti di Cristian Di Roberto in 2 anni e 10 mesi di reclusione, accogliendo in parte le richieste della difesa dopo il precedente annullamento disposto dalla Corte di Cassazione.

Il procedimento si inserisce in un più ampio filone investigativo sul controllo dei parcheggi nell’area di via Campana e sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore.

Si ricorda che la responsabilità penale è accertata in via definitiva solo con sentenza irrevocabile di condanna e che ogni imputato è da considerarsi non colpevole fino alla conclusione definitiva del procedimento.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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