“Recupero dei soldi? Meglio la camorra che lo Stato”, il retroscena sull’Alleanza di Secondigliano

Tra i tipi di estorsioni effettuate dall’Alleanza di Secondigliano c’è anche quella col metodo del “recupero”. Le estorsioni rappresentano non solo una delle più importanti fonti di guadagno dei sodalizi criminali ma anche il principale strumento di assoggettamento dl intere comunità al volere mafioso, e ciò per le modalità con cui vengono consumate, capillarmente e con efferata violenza; una malattia sociale che incide sugli equilibri della vita economica di una comunità, condizionandone lo sviluppo. E la diffusa omertà è il chiaro indicatore della forza intimidatrice che soffoca la dignità delle vittime, e del pesante condizionamento psicologico esercitato su chi, subendo e tacendo, finisce per favorire l’esistenza e il consolidamento dei sodalizi.
Tra le varie forme di manifestazione del parassitismo mafioso è oramai diffusissima quella particolare e redditizia attività estorsiva definita dagli stessi autori “recupero”; soggetti estranei al clan, in particolare imprenditori e commercianti, si rivolgono ad esponenti del sodalizio per risolvere “vertenze civili’ e recuperare crediti vantati nei confronti di terzi. Anziché ricorrere agli ordinari strumenti dí tutela avviando un’azione legale preferiscono adire l’anti-Stato, il sistema, che con la forza di persuasione mafiosa è capace di assicurare, in tempi brevi, l’immediato soddisfacimento del credito; ovviamente il tutto previo compenso ai clan, stabilito preventivamente nel 50% dell’intero importo.  Le intercettazioni permettevano di appurare come l’estorsione mediante “recupero” fosse pratica diffusissima nel clan CONTINI. La forza intimidatrice del gruppo riusciva a ottenere risultati dappertutto, in tempi brevi e senza sforzo particolare, e soprattutto in circostanze in cui l’azione legale sarebbe stata impossibile poiché oggetto della pretesa economica era un prestito a tassi usurai.
Alla base del «recupero» vi era, dunque, una pretesa reale che veniva avanzata con metodi illegali; il ricorso all’intervento del clan veniva visto come mezzo pratico e veloce per riottenere dal proprio debitore quanto preteso