Sarri vince lo Scudetto e divide Napoli: si è preso il Palazzo ma col potere

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Maurizio Sarri durante i festeggiamenti per la vittoria dello Scudetto

Come dice quel vecchio detto? Se non puoi batterli, unisciti a loro: e così è stato. Maurizio Sarri ha vinto il primo Scudetto della sua carriera, entrando di diritto nella storia della Juventus. Lui, che nei colori bianconeri stentava a vedersi, ora li sfoggia con invidiabile maestria.

Una stagione, quella alla guida dei bianconeri, che non lo ha però visto esente da critiche. Un gioco che sembra un ricordo sbiadito di quello visto a Napoli e, soprattutto, troppi scivoloni davanti ai microfoni, mostrando spesso una genuinità che – ne siamo certi – deve aver fatto storcere il naso a chi è abituato alla giacca e alla cravatta. E non ci riferiamo soltanto all’abito, si intende.

Insomma, dal combatterlo a conquistarlo – “il Palazzo” – ci ha impiegato davvero poco. Giusto il tempo di farsi un giro su un double-decker (caratteristico bus inglese, rosso e a due piani) per le strade di Londra.

L’ex comandante al servizio della corte Sabauda

Dopo 12 mesi alla guida del Chelsea – in cui ha vinto il primo trofeo della sua carriera (Europa League) – l’ex comandante è tornato in Italia. Troppo forte il richiamo di casa, troppo ammaliante il corteggiamento della Vecchia Signora. La possibilità di vincere quello Scudetto tanto inseguito quando allenava all’ombra del Vesuvio, hanno fatto tentennare quelle che in Maurizio Sarri si credeva fossero certezze. Dalla tuta in panchina a tecnico imborghesito, il passo è stato breve.

Juve, lo Scudetto di Sarri

La conquista dello Scudetto da parte della Juventus ha diviso anche i tifosi del Napoli. Da un lato c’è chi è rimasto ‘Sarriano’, dall’altro chi non gli ha perdonato il “tradimento”.

Ad ogni modo, la stagione di Maurizio Sarri alla guida della Juventus merita la piena sufficienza. Da ieri, infatti, gli gireranno un po’ meno i co**ioni. Sì, perché nessuno potrà dire che non ha vinto in Italia: dopo tante promozioni, mette finalmente ‘lo scudo’ in bacheca. Suo, nel bene e nel male. Contestato, criticato, messo in discussione, ma pur sempre vincente. Alla fine dei giochi, è quello che conta di più.

Era preannunciabile che, arrivato alla Juventus, il mercato non lo avrebbe fatto di certo lui. E così, il tecnico originario di Bagnoli, si è ritrovato ad allenare una squadra ‘non sua’. Nel corso dei mesi è però diventato sempre più l’allenatore della Juventus, che ha imparato a gestire ed assecondare. Negli ultimi minuti contro la Lazio ha addirittura schierato la difesa a tre, anzi a cinque: eresia, per uno come lui. L’immagine più limpida di chi ha saputo, alla fine dei conti, vincere col materiale umano a propria disposizione, anche a costo di mettere in secondo piano le proprie idee. Non è stata la Juve di Sarri, ma di sicuro è – almeno un po’ – anche il suo Scudetto.

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