Scacco ai Bonavolta, il ras Salvatore finì nel mirino del clan Rinaldi

Era l’agosto del 2018 quando Salvatore Bonavolta fu circondato e picchiato selvaggiamente da un gruppo di sette persone. Quell’episodio, riportato in anteprima da Internapoli.it (leggi qui per l’articolo). Quel pestaggio insospettì gli investigatori anche perchè lo stesso Bonavolta riferì che ad aggredirlo erano state persone di San Giovanni a Teduccio, particolare questo che spinse gli uomini della Mobile a volerci vedere chiaro. Anche perchè nei mesi precedenti c’erano state due intimidazioni ai danni di Bonavolta e della sua famiglia. Nel novembre del 2017 un potente ordigno, di fattura rudimentale, distrusse l’ingresso dello Shabby Cafè di via Pessina. La bomba, esplosa nella notte, fortunatamente non causò danni a persone ma solo tanto spavento. I rilievi investigativi esclusero sin da subito che l’attentato fosse una ritorsione della camorra per il mancato pagamento del pizzo evidenziando invece la possibilità di un ‘messaggio’ lanciato proprio alla famiglia Bonavolta, vicina ai Mazzarella e in quel periodo nella fase più acuta della guerra contro i Rinaldi del rione Villa.

Le accuse contro i Bonavolta

Il secondo attentato interessò un altro locale della famiglia Bonavolta. Questo, unito al violento pestaggio subito da Salvatore, indirizzò gli investigatori ad indagare più a fondo sugli affari di famiglia, indagini poi culminate con le quattordici ordinanze di custodia cautelare emesse ieri dalla Mobile. Il quadro indiziario è costituito dalle intercettazioni e dai riscontri, arresti e sequestri di sostanza stupefacente e di somme di denaro. In particolare l’arresto di uno dei corrieri, avvenuto nell’aprile del 2019 al rientro da un viaggio dall’Olanda per conto dell’organizzazione, trovato in possesso di circa 7 kg si sostanza stupefacente del tipo cocaina ed il sequestro di 557mila euro nei confronti di altri due corrieri. Somma destinata all’acquisto di cocaina  e strettamente collegata ad uno degli innumerevoli viaggi organizzati per l’acquisto all’estero di sostanza stupefacente. Ulteriore riscontro è stato acquisito con il sequestro di persona a scopo di estorsione nei confronti cognato di uno dei corrieri a causa di un debito, di 350mila euro, per l’acquisto all’estero di sostanza stupefacente.

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