”Ti lascio a terra”, prima le minacce poi l’omicidio del ras dei Di Lauro

Prima della mattanza, prima della faida c’è stata una frase che innescò la miccia. Quella pronunciata da Giuseppe Pica, luogotenente dei Di Lauro contro Luigi Magnetti, giovane rampollo della Vanella Grassi. Era il tempo in cui il gruppo del centro storico di Secondigliano si stava distaccando da quelli del Terzo Mondo. La situazione iniziò a precipitare anche perché Magnetti aveva iniziato a compiere rapine in una zona controllata dagli Amato-Pagano con il rischio di far naufragare la tregua che aveva dato di Di Lauro respiro. Ecco dunque che Pica richiamò verbalmente il giovane.

Giuseppe Pica nello specifico venne a sapere che a commettere le rapine nella zona di via Dante erano Luigi Giannino e Luigi Magnetti,che senza il consenso del clan Di Lauro si erano messi a rapinare e a fare estorsioni per conto loro. I due venero così picchiati e costretti a restituire ciò che avevano rubato. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Pica voleva gambizzarli e Marco Di Lauro mandò un messaggio a Raffaele Amato che la questione era stata risolta. Da allora covò l’odio dei Magnetti contro Pica. Fu così che Luigi Magnetti Luigi Giannino e Rosario Guarino decisero di contattare i capi degli scissionisti per affiliarsi al loro cartello e come prova di fedeltà e per essere ammessi nel clan oltre ad abbandonare i Di Lauro si impegnarono a massacrare tutti gli esponenti di rilievo rimasti ancora attivi nel clan di Lauro,uno tra tutti Giuseppe Pica. Tutto si svolse in pochissimo tempo,una manciata di minuti, arrivarono sullo scooter Luigi Giannino e Luigi Magnetti che con la mitraglietta ben in vista incominciò a sparare.