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mercoledì, Ottobre 5, 2022
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Colpo al traffico di droga del boss latitante, blitz anche a Napoli


Colpo al traffico di droga del boss latitante, blitz anche a Napoli. Stamattina all’alba la polizia di Stato nelle province di Torino, Milano, Varese, Alessandria, Napoli ed Asti, eseguiva un’ordinanza dispositiva di misure cautelari emessa dal G.I.P. di Torino, nell’ambito del procedimento penale  coordinato dalla D.D.A. di questa Procura della Repubblica. Il provvedimento cautelare ha riguardato 28 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, di plurime cessioni di ingenti quantitativi di narcotici (hashish, marijuana e cocaina), violazione della normativa in materia di armi, riciclaggio, reimpiego di denaro provento delittuoso, rapina e ricettazione. Alla compagine associativa è stata contestata pertanto anche l’aggravante del numero di persone superiori a dieci e della disponibilità di armi.

26 ARRESTI

Le misure cautelari adottate dal G.I.P. sono consistite in 20 custodie in carcere, 6 arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari, finalizzate anche all’esecuzione di provvedimenti cautelari di natura reale. Complessivamente, l’operazione ha visto l’impiego di circa 200 operatori della Polizia di Stato.

Sono stati impiegati, oltre agli investigatori della Squadra Mobile e le altre aliquote della Questura di Torino, i rinforzi posti a disposizione dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Anticrimine Centrale, consistenti in operatori delle altre Squadre Mobili del distretto del Piemonte e della Valle d’Aosta, specialisti del Reparto Volo di Milano, Unità Cinofile del locale U.P.G.S.P., operatori del Gabinetto di Polizia Scientifica e numerosi equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine del Piemonte, della Lombardia, della Liguria e della Toscana.

LA LATITANZA RASO

Nel dettaglio, l’attività investigativa ha avuto inizio nell’ottobre del 2019 a seguito della dichiarazione di latitanza di Vittorio Raso, destinatario di diversi provvedimenti cautelari per reati di associazione per delinquere di tipo mafiosa e finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Dall’attività investigativa era emerso che lo stesso dimorava in Spagna, dove, nell’ipotesi investigativa, avrebbe svolto attività di brokeraggio nell’ambito della commercializzazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, destinati al mercato al dettaglio di numerose regioni italiane.

Il 10 ottobre 2020, Vittorio Raso veniva tratto in arresto a Barcellona sulla scorta delle informazioni comunicate dalla Squadra Mobile di questa provincia.

Dopo la liberazione di Raso, da parte delle Autorità iberiche, l’attività per la ricerca del latitante proseguiva, da parte dell’Autorità Giudiziaria e della Polizia di Stato torinese, che acquisivano rilevanti elementi indiziari circa la verosimile rigenerazione dell’associazione criminale capeggiata da Raso, secondo le ipotesi dell’accusa, suddivisa in vari sottogruppi, che nel tempo avrebbero intensificato l’attività di importazione di ingentissimi quantitativi di sostanza stupefacente sull’asse Spagna – Italia.

Il volume d’affari dell’illecita attività risulterebbe presuntivamente quantificabile in diversi milioni di euro e la circolazione dei proventi del traffico, sulla base delle indicazioni emerse dalle indagini, sarebbe stata realizzata attraverso il cosiddetto metodo “hawala”. Nel corso dell’indagine venivano raccolti significativi elementi indiziari che suggerivano la sussistenza di forme di collaborazione tra Vittorio Raso e soggetti collegabili alla criminalità organizzata pugliese e calabrese, ai quali il latitante avrebbe inviato, secondo l’ipotesi accusatoria, ingenti quantitativi di narcotici, con cadenza pressoché settimanale.

IL GRUPPO DI RASO

Il gruppo criminale, diretto da Raso secondo l’ipotesi di accusa, sarebbe stato strutturalmente organizzato, grazie alla disponibilità di specifiche strutture immobiliari in cui depositare la sostanza stupefacente in giacenza, nonché di numerosi mezzi (autovetture e furgoni) dotati di doppi fondi con congegni di apertura mediante sofisticati meccanismi elettrici, utilizzati per la consegna dei narcotici.

Le comunicazioni tra i sodali sarebbero avvenute esclusivamente attraverso telefoni “criptati”, acquistati all’estero e dotati di tecnologia tesa ad eludere le intercettazioni. Raso, il 22 giugno scorso, veniva nuovamente arrestato a Barcellona, in virtù di specifici mandati di arresto europei (M.A.E.), dovendo peraltro espiare anche una pena detentiva, ormai definitiva, di oltre 17 anni di reclusione, per la violazione della normativa in materia di stupefacenti. Allo stato, sono in corso le procedure per l’estradizione dalla Spagna.

ARMI E DROGA

Le misure cautelari eseguite avrebbero pertanto consentito di disarticolare l’organizzazione criminale che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe riferibile a Raso ed hanno riguardato, tra gli altri, alcuni soggetti già arrestati medio tempore, nella flagranza di vari delitti. Nel corso della complessiva indagine, infatti, erano già state tratte in arresto 17 persone, erano stati rinvenuti e sequestrati circa 800 kg di sostanza stupefacente (hashish, marijuana e cocaina), 2 pistole revolver, 2 fucili mitragliatori, 1 fucile con mirino ottico, 12 kg di materiale esplodente, centinaia di munizioni di vario calibro e oltre un milione di euro in banconote di vario taglio. Il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e pertanto vige la presunzione di non colpevolezza a favore degli indagati, sino alla sentenza definitiva.

IL VIDEO

 

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