«Uccidiamo la tua famiglia», le minacce dei ras dell’Alleanza di Secondigliano ad una delle vittime

“Ho lo sfratto da sette mesi per morosità…non ho comprato le scarpe da calcio ai miei figli…perché non avevo i soldi…mi sono venduto la catenina e il braccialetto per pagare l’Enel…se uno mi vuole uccidere, mi uccide…però non minacciare i miei figli perché sto impazzendo…” Si tratta di intercettazioni che rivelano uno spaccato inquietante dello strapotere criminale dell’Alleanza di Secondigliano, conversazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare che lo scorso 26 giugno ha decapitato i vertici della maxi federazione comprendente i Contini, i Mallardo e i Licciardi. Nello specifico si tratta di intercettazioni tra un avvocato e un emissario del clan Contini deputato a recuperare delle somme di denaro.

Nella conversazione telefonica registrata emerge tutta la preoccupazione dell’uomo anche nei confronti dei figli. Le continue minacce del clan portarono al suicidio del legale appena pochi mesi dopo questa intercettazione. L’avvocato accettò di riciclare i soldi nella disponibilità di Ciro Di Carluccio (tra i destinatari di una misura cautelare) nel settore immobiliare. Dopo avere preso i soldi, il professionista, invece di usarli per gli investimenti promessi, li spende tutti per altro, scatenando l’ira di Di Carluccio che, attraverso uno dei suoi uomini, inizia a fare pressioni fino a minacciare di morte sia l’avvocato che il figlio, ora 17enne. Le continue pressioni portarono l’avvocato, impossibilitato a restituire la somma, a togliersi la vita.