Il Tar sospende la cancellazione del murale di Ugo Russo, il Comitato commenta: “No alla censura”. E’ stato formalizzata ieri pomeriggio la decisione del giudice del Tar che,  nell’ambito del ricorso avverso all’ordinanza di cancellazione del dipinto murale di Ugo Russo, dispone la sospensiva del provvedimento. Dunque si attenderà la prima udienza che si terrà il 7 aprile.
Alle ore 16 Il Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo domani terrà una manifestazione alla metro Toledo che avrà l’obiettivo di: “Ricordarlo con le parole dei suoi amici, di chi lo ha conosciuto, ma anche per fare appello alla verità a un anno dalla morte. Un anno in cui nemmeno i risultati dell’autopsia eseguita l’8 marzo 2020 sono mai stati ufficializzati.
Parteciperanno realtà di base e il comitato di quartiere”. Annunciata la presenza anche dell’attore Ascanio Celestini.

LE PAROLE DEL COMITATO SULLA DECISIONE DEL TAR

Il Comitato commenta così il responso: “Una decisione in ogni caso che dimostra che i motivi del ricorso sono fondati, cosa di cui siamo assolutamente convinti. Non si può travestire una censura politica con sotterfugi procedurali. L’avvocato che segue il ricorso ha inoltrato il provvedimento anche agli uffici comunali competenti.
Speriamo che questa decisione possa contribuire a un dibattito e un confronto anche istituzionale più sereno su un’opera il cui unico fine è sollevare attenzione pubblica sulla verità e la giustizia in merito all’omicidio di un ragazzino di 15 anni. Un’opera che ricorda che non esistono per la giustizia vittime “colpevoli” e che tutti hanno diritto alla giustizia. I toni da crociata andrebbero riposti di fronte alla loro irragionevolezza. Perché davvero non capiamo chi dovrebbe “esaltarsi” o immedesimarsi nella storia del garzone del bar, del ragazzino che porta i pomodori alle pizzerie, che una sera decide di rubare un orologio con una pistola giocattolo e viene ammazzato”.

“UGO ERA MOLTO ALTRE COSE”

Ugo era molte cose per i suoi amici, per i suoi familiari, per il suo quartiere. Molte cose oltre l’etichetta con cui i media oggi lo inchiodano allo sbaglio e alla responsabilità di un singolo atto. E nei suoi 15 anni aveva diritto ad affrontare la responsabilità di quell’atto e poi però di affrontare le scelte, gli sbagli o le possibilità della sua vita. Se gli è stata applicata una pena di morte senza processo è interesse della città e non solo di chi gli ha voluto bene saperlo. Chiunque vuole essere credibile verso i ragazzini dei quartieri popolari deve innanzi tutto partire dall’assumersi la responsabilità che “la loro vita conta”. Sempre. Anche quando sbagliano”, conclude la nota del comitato.
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