Si è conclusa al Centro Congressi della Federico II la prima edizione di iCube – Infezioni nei pazienti immunodepressi. In Italia i fragili sono oltre 3,5 milioni, pari al 6% della popolazione. Un dato in crescita per invecchiamento, malattie croniche e nuove terapie. “Le tre ‘i’ sono infezioni, immunodepressione e integrazione – ha spiegato Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie infettive Federico II e responsabile scientifico del congresso – Per garantire le migliori cure serve un approccio integrato tra microbiologi, infettivologi e clinici“.
Il risparmio grazie ai vaccini
“Per ogni euro investito in vaccini se ne recuperano fino a 30 grazie a minori ricoveri e meno terapie – ha sottolineato Gentile -. Ma le coperture sono basse: 10% per herpes zoster e pneumococco, 50% per l’influenza a fronte di un obiettivo del 75%”. Ampio spazio alle strategie di lotta all’Hiv. “I farmaci sono eccellenti ma resta il problema della diagnosi tardiva – ha detto Gentile -. Oggi abbiamo formulazioni a lunga durata d’azione con fiale o pillole da 1-2 somministrazioni l’anno per cura e prevenzione”.
“Sono presenti gap importanti su antibiotico-resistenza e coperture vaccinali – ha detto Cristina Mussini, presidente Simit -. Serve un patto con i cittadini”. Per Marco Falcone, Università di Pisa, “i progressi su tumori e patologie cardiovascolari rischiano di essere compromessi dalle infezioni resistenti”. “L’Italia è un Paese longevo, sopra gli 83 anni – ha osservato Massimo Andreoni, Tor Vergata -. Le infezioni trovano più facilità nelle persone fragili”.
“La vaccinologia è arrivata a mRNA e Ia – ha aggiunto Pierluigi Lopalco, Università del Salento -. Oggi acceleriamo ricerche che prima duravano anni”. “La vaccinazione riduce anche le complicanze delle comorbidità” ha ricordato Claudio Mastroianni, Sapienza. Al congresso è intervenuto anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: “Il Covid ci ha insegnato che i vaccini sono indispensabili. Dobbiamo combattere le ipotesi pseudoscientifiche”.
