«Un’offesa li mise contro», l’odio di Amato e Pagano verso Cosimo Di Lauro

Vengono indicati come i due ‘generali’ della faida del 2004. Cosimo Di Lauro, il primogenito del padrino Paolo, e Raffaele Amato, uno degli uomini più fedeli del boss prima, il suo più strenuo oppositore poi. Di quella scelta ormai si sa tutto: il desiderio di Cosimo di metter a libro paga i colonnelli del padre, la gestione della cosca che non piaceva alle vecchie leve e le accuse di ammanchi nelle casse del gruppo che scatenarono la guerra. Di quella stagione però è da evidenziare un altro particolare: il desiderio di svecchiare l’organigramma del clan da parte di Cosimo che voleva attorno a sè persone che la pensavano come lui, giovani e affamati.

Fu in quella fase immediatamente precedente al duplice omicidio Montanino-Salierno che Cosimo affibiò a Lello Amato (nel frattempo riparato in Spagna insieme ai suoi fedelissimi tra cui Cesare Pagano) il soprannome di ‘a vicchiarella’: un nomignolo dato quasi a ribadire la sua volontà di far spazio alle giovani leve pensionando quelli che fino ad allora avevano costituito l’ossatura del clan Di Lauro. Da allora fu guerra, conflitto nato da un camion rosso di una società che gestiva una delle discariche di Napoli Nord. Un camuffamento A bordo c’erano tre tonnellate di hashish, l’ ultimo carico arrivato in città. Amato aveva il compito di smistare la merce e assegnarla alle piazze della droga ma i guadagni di quella partita sparirono: fu la dichiarazione di guerra dei melitesi al giovane Cosimo.