«Un’ossessione per la sicurezza», ecco come il boss Amato sfuggiva ai Di Lauro

Era il famigerato boss che aveva osato ribellarsi a Paolo Di Lauro, era colui messosi a capo degli ‘scissionisti’ cioè di coloro che avevano deciso di fare la guerra a quelli di Secondigliano. Eppure non tutti sanno che Raffaele Amato ‘a vicchiarell aveva una sola fobia, quella della sicurezza. A raccontarla in pagine e pagine di verbali i collaboratori di giustizia Luca Menna, Biagio Esposito e Luigi Secondo.

«Le telecamere vennero messe nel palazzo abbandonato di fronte al distributore di benzina – ha riferito Luca Menna -, la televisione che registrava su video era posizionata in una casa in un vicolo dove abita il padre di Gennaro Marino. Venivano registrati i movimenti di O pazz ‘, O mellone ‘, ora morto perché ucciso, Talotti ed altri esponenti di rilievo del clan Di Lauro o meglio dei killer. Noi dovevamo registrare gli orari dei movimenti di queste persone su un foglio di carta e sul dischetto che registrava, poi, consegnavamo il tutto a Cesare Pagano e Raffaele Amato nel covo di Mugnano».E ancora:«In occasione di una “bonifica” eseguita presso la sua abitazione alle “Case Celesti’ il ‘bulgaro (l’uomo incaricato da Amato per la sicurezza) portò una valigetta con all’interno alcuni strumenti che gli permettevano di vedere anche la presenza di una telecamera e cosa questa stesse registrando. In quell’occasione vi era una telecamera in una casa privata che era in funzione, a circa 300 metri da casa mia, e lui, con il macchinario, mi fece vedere cosa quella telecamera stesse registrando».