La teoria della relatività? Perfetta per la politica italiana e ancor di più per le realtà locali della nostra regione. Perché a seconda dello schieramento del quale si fa parte o si simpatizza taluni comportamenti o i provvedimenti adottati dalle amministrazioni assumono i significati più disparati. Questione di punti di vista, obietterà qualcuno. La filosofia relativistica, quella tanto in auge nel secolo scorso, permea anche il pensiero politico ed è chiaro un discorso di tale portata non può essere liquidato con poche e semplicistiche battute. Vero è, d’altro canto, che in giro si avverte un bisogno di chiarezza, almeno sulle questione che attengono ai provvedimenti amministrativi. L’esigenza di porre un punto, insomma, di dire: questo è vero e questo no, anche se il confine, talvolta, può essere sottilissimo e la ricerca della “luce” non si presenta mai un esercizio agevole. Se questi sono i presupposti, dunque, come districarsi all’interno del labirinto costituito da dati e dalle interpretazioni di parte? E come poter pretendere di informare, in maniera esaustiva e obiettiva, i lettori e i cittadini comuni, quelli ignari o semplicemente distanti dalle vicende del Palazzo? In che modo, insomma, bisogna muoversi se le cose sono legittime per alcuni, ma per altri del tutto contestabili, persino illegittime. Insomma, la babele interpretativa nella quale siamo coinvolti sarà pure il sale della democrazia, ma in politica rende le cose maledettamente complicate.
I casi. Senza voler scivolare in ragionamenti che qualcuno, a giusta ragione, potrebbe definire “sterili seghe intellettuali”, citiamo alcuni casi che, a nostro avviso, meglio possono rendere di qualsiasi altisonante discorso. Lo facciamo prendendo come spunto alcune questioni che hanno infiammato il dibattito politico cittadino delle ultime settimane. In primis la questione dello sforamento del Patto di stabilità. Tutto nella norma per l’intera comunità del centrosinistra. “Non era prevista alcuna sanzione per lo sforamento in via previsionale del Patto. In fase di riequilibrio del bilancio, poi, è più che normale apportare correttivi e tagliare qualche progetto che inizialmente era stato messo in cantiere.
L’operazione compiuta a Marano rientra nella prassi adottata da tantissimi comuni italiani. Nessuna paura: andremo avanti con il programma”, questo in sintesi il pensiero del primo cittadino e dei consiglieri di maggioranza. “Niente di più vero – hanno replicato dalla minoranza – il Patto andava rispettato per legge anche in fase previsionale e questo sforamento, circa 5 milioni di euro, porterà al taglio di molte opere pubbliche e servizi. In pratica: saranno ancora una volta i cittadini a pagarne le conseguenze”. Archiviato il discorso sul Patto di stabilità, abbiamo assistito alla stessa manfrina sulla situazioni di cassa e in generale sui conti pubblici. C’è chi dice (illustri esponenti del centrosinistra) che l’attuale amministrazione ha dovuto fare i conti con i fardelli lasciati dalla vecchia gestione, chi ribatte che la situazione era florida e che il via libero allo sperpero di denaro pubblico è iniziato da un anno e mezzo a questa parte. Poi si è passato alla storia riguardante la stabilizzazione degli ex Lsu. Il sindaco Perrotta aveva garantito che si sarebbe fatto di tutto per stabilizzare gli Lsu e più in generale alcuni precari (con i requisiti previsti dalla legge) del Comune. Promessa fatta in aula consiliare e nella conferenza stampa di illustrazione della delibera di giunta approvata sul tema poche settimane fa. Anche in questo caso, però, una ridda di interpretazioni, fughe di notizie, veleni e quant’altro avevano contribuito a rendere la vicenda poco chiara. “Siamo d’accordo con le stabilizzazioni, ma occorre prima il piano triennale per le assunzioni”, avevano tuonato alcuni consiglieri di minoranza. Dalla Cgil, invece: “Il piano triennale non occorre”. Altri ancora: “Il dirigente De Biase (che è al Comune incute la stessa paura del dottore della fortunata trasmissione “Affari tuoi”) non potrà mai avallare questa operazione”. Per alcuni, invece, si trattava di una mera strumentalizzazione in vista delle primarie del PD. Qualcun altro si è spinto oltre, ipotizzando una manovra più ampia che avrebbe consentito la stabilizzazione di alcuni fedelissimi del sindaco.
Conclusione. Le stabilizzazioni si faranno, così come il piano triennale delle assunzioni tanto osteggiato, e a beneficiarne saranno solo (ma in futuro chissà) una trentina di ex Lsu. In poche parole: tutti avevano ragione e tutti un po’torto. Ad ognuno, quindi, la libertà di farsi la propria idea, di costruirsi la propria verità sui temi affrontati. A noi, invece, non resta che chiosare con le parole di Anton Cechov : “Si dice che la verità trionfa sempre, ma questa non è una verità”.


