Il «j’accuse» di Pasquale Galdiero va in onda all’ora di cena. L’ex sindaco di Qualiano se la prende con i consiglieri che lo hanno sfiduciato, arrecando «un danno irreparabile alla città». E li invita ad un confronto pubblico: «Scelgano loro la sede e le modalità, sono pronto a rispondere a tutte le accuse che mi muovono».
E’ un Galdiero risentito, quello di ieri sera su Tele Club Italia (in replica domenica alle 16.30), intervistato da Angela Fabozzi. Quaranta minuti di accuse no stop, supportate da numeri e fatti. Il riferimento unico sono gli undici consiglieri che il mese scorso hanno rassegnato le dimissioni, decretando la fine dell’esperienza amministrativa. L’ex sindaco se la prende – in particolare – con gli uomini della sua maggioranza che, d’accordo con l’opposizione, hanno deciso di «tradirlo durante una cena a Capua». Li chiama «caporali», «massoni», «santarelli» e «bambini» senza mai pronunciarne il nome, tranne quello di Antonio Castaldo citato a proposito della vertenza sulla privatizzazione dell’acqua.
E alla questione idrica Galdiero dedica gran parte del suo intervento: «L’accordo che abbiamo stipulato non ci vincola per trenta o quarant’anni, come è stato detto. In caso di inadempienza, si può rompere qualsiasi tipo di contratto. Chi ha osteggiato la privatizzazione dell’acqua voleva, piuttosto, tutelare altri interessi e non certo quelli dei cittadini di Qualiano».
Non dimentica, l’ex sindaco, la vicenda della pianta organica del Comune: «Volevo rendere il municipio più efficiente. E per questo mi sono affidato agli esperti della Seconda Università di Napoli. Ma ho dovuto fare i conti con chi di gestione non ne capisce assolutamente nulla».
Galdiero denuncia un clima di «sospetto, quasi di spionaggio, che prosegue ancora oggi»: «Ho rinunciato a tutto per il Comune, ho lavorato persino di domenica mentre gli altri tramavano contro di me in piazza o davanti ai bar. E a pagare le conseguenze di tutto questo sono, manco a dirlo, i cittadini».
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