“Lascio il Consiglio comunale solo se Bertini mi chiede pubblicamente scusa”. Dopo aver accettato di collaborare col neo sindaco del Pdl di Cercola, Pasquale Tammaro, Nicola Campanile, candidato a sindaco nel 2006 con i Comunisti Italiani, detta le condizioni per le sue dimissioni immediate dalla carica di consigliere comunale. Un gesto che consentirebbe l’ingresso in Consiglio dell’ex primo cittadino Mauro Bertini, ma che sono subordinate alle pubbliche scuse del leader dei Comunisti Italiani il quale, pochi mesi dopo le amministrative del 2006, aveva preso le distanze dall’operato di Campanile, accusandolo di non aver svolto “un’efficace opposizione contro l’amministrazione Perrotta e di non aver rappresentato le istanze del Pdci”, il partito nelle cui fila era stato eletto ma al quale non è mai stato iscritto. “Bertini ha offeso la mia dignità di uomo e di politico – dice Campanile – ha persino affermato che mi ero accordato con alcuni politici locali per ostacolare il suo ingresso nel civico consesso. Se mi chiederà scusa, sono pronto a lasciargli spazio e a mettere da parte ogni rancore”. Oltre alle pubbliche scuse, Campanile, che in passato ha ricoperto l’incarico di sindaco di Villaricca, pretende un risarcimento simbolico di mille euro che sarà devoluto in beneficenza .“Quei soldi andranno alla Caritas – aggiunge – ma se Bertini non dovesse scusarsi, di dimissioni se ne riparlerà più avanti. Sono infatti ancora impegnato su tanti fronti qui a Marano, anche se in futuro vorrei offrire un ulteriore contributo alla città in cui risiedo, Cercola”. Sulla richieste di Campanile ironizza l’ex sindaco Bertini. “Ho già espresso le mie scuse alla città – replica l’esponente dei Comunisti Italiani – per aver erroneamente candidato a sindaco Campanile nel 2006”. Poi, confermando le dichiarazioni dei mesi scorsi, aggiunge: “Campanile è uno dei tasselli del mosaico che sostiene il sindaco Perrotta. Occupa una casella per impedire l’entrata in Consiglio di persone che potrebbero dare fastidio all’attuale amministrazione”.
Ferdinando Bocchetti
Il Mattino 04/06/08
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