HomePoliticaMARANO. APPROVATO IL BILANCIO, MENNA (PD): «AMMINISTRAZIONE CHE GALLEGGIA»

MARANO. APPROVATO IL BILANCIO, MENNA (PD): «AMMINISTRAZIONE CHE GALLEGGIA»

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Martedì sera il Consiglio comunale di Marano, di cui faccio parte, ha approvato il Bilancio di previsione 2008.
L’importante strumento è passato con venti voti favorevoli, sette contrari e tre assenti. I tre assenti sono esponenti della maggioranza che hanno voluto marcare così il loro dissenso. Durante la seduta non sono mancate le critiche, sia da parte dell’opposizione che della maggioranza, ad una vicenda amministrativa che evidentemente lascia sul campo non poche perplessità.
Io ho votato a favore del Bilancio di previsione e ho evitato di fare un intervento dal momento che si sono susseguiti diversi ragionamenti nei quali mi sono riconosciuto. Il bilancio approvato martedì, di per sé, rappresenta una sorta di schema obbligato: gran parte della spesa è bloccata da uscite storiche e stratificate nel tempo; lo schema delle entrate ripercorre pari pari quello degli ultimi anni. Non ci sono grandi segnali di innovazione né sfide coraggiose. E’ una sorta di bilancio di ruotine, che si assegna il compito di una gestione ordinaria. Questa cosa, se sul piano contabile può andare bene perchè consente a una finanza locale stressata di tirare il fiato, per me non funziona sul piano politico.
Io credo, intanto, che approvare un bilancio di previsione a giugno sia già di per sé un segnale negativo ed allarmante. L’amministrazione, sostanzialmente, per il 2008 ha rinunciato a gestire la città ma si è autorelegata in una condizione di “galleggiamento” finalizzato al “tirare a campare”. Un’amministrazione che progetta l’identità e il futuro approva il suo bilancio di previsione in un tempo sufficiente per poterlo poi realizzare. Non dico a dicembre ma almeno nel periodo gennaio-febbraio. Se lo approva a giugno (e a settembre, con il riequilibrio, si procede alla prima manovra di restrizione), vuol dire che per tutto l’anno non farà che l’ordinaria amministrazione, già gestita ormai in dodicesimi per la prima metà dell’anno.
Un’esperienza amministrativa che, nel cuore del suo mandato (abbiamo ormai cominciato il terzo anno), sceglie di vivere alla giornata, vuol dire che ha rinunciato a lanciare la sfida del cambiamento e che si è rassegnata a non lasciare, in città, alcun segno del suo passaggio. Questo è un peccato perchè Marano è una città che, dopo tanti anni trascorsi tra molte luci e non poche ombre, avrebbe avuto bisogno di aprire una stagione di rinnovamento vero, di rilancio serio, di solidità nelle radici e innovazione nei contenuti. Un’amministrazione che “galleggia” rischia di cronicizzare i difetti del passato e di aggiungervi quelli del presente.
Ma perchè l’amministrazione, che pure ha realizzato delle cose e che ha i numeri e le potenzialità per farne altre, opera su un livello così basso? Io credo, essenzialmente, per due ragioni, che poi sono intrecciate tra loro. Una riguarda la bassa qualità delle compagini esecutive. Un’altra riguarda il basso livello della politica in città.
Sappiamo che la nuova normativa sugli enti locali assegna al Consiglio comunale un ruolo marginale e paradossale. I consiglieri comunali sono quelli che fanno la campagna elettorale corpo a corpo con la città, impegnano la faccia e il nome, prendono voti. E il giorno dopo l’elezione sono relegati ad un ruolo meramente notarile. Il 90 % delle decisioni è nella mani degli organi di gestione: la giunta, con il sindaco, e lo staff di dirigenti, capisettori e consulenti. Questi sono il nucleo attivo della vicenda amministrativa, realizzando un vero paradosso. La città si amministra con la delega della delega. La gente vota il sindaco e i consiglieri e poi questi delegano a loro volta assessori, dirigenti e consulenti a gestire la vita amministrativa. Dentro questo meccanismo, molta attenzione si deve fare alla formazione degli organi esecutivi. Se vengono costituiti solo con l’occhio alla politica, per tenere buoni i partiti e i consiglieri, si formano squadre senza competenza, senza esperienza, senza motivazione. Se vengono costituiti solo sulla base della competenza tecnica e della motivazione, si apre uno scollamento pericoloso con gli eletti.
Come fare?
Il sindaco, figura di mediazione, dovrebbe cucire una intesa operativa tra polita e tecnica, costruendo organigrammi che tengano conto di entrambe le esigenze. Io credo, invece, che l’errore della prima ora di questa amministrazione sia stato quello di dare tutto ai partiti (a prescindere dai valori) e niente alle competenze e alla motivazione ideale (che pure si potrebbero coniugare alla politica).
Si è formata la giunte con un arido e impersonale manuale Cencelli e dentro le quote dei partiti si sono formate le delegazioni di assessori sulla base dei voti personali e guardando solo ad esigenze di parte, senza la minima valutazione di merito su qualità, idee, motivazioni.
Con lo stesso criterio si sono incardinati gli uffici e gli staff.
Il risultato è che, a parte qualcuno di buona volontà, gli organi di gestione non sono laboriosi, attenti, competenti e attivi. Non rispondono a criteri di efficienza e buona gestione. Non rispondono alla necessità di raggiungere obiettivi.
Rispondono solo alle esigenze dei partiti, e in particolare dei pochi che quei partiti li controllano. Questo metodo, io credo, ha portato l’amministrazione ad una stagnazione, indipendente dalla buona volontà dei singoli ma conseguenza di un clima generale di accomodamento, dove nessuno sente lo scatto della motivazione e nessuno sente di doversi misurare con l’innovazione e il cambiamento.
Alcuni consiglieri di maggioranza, nella seduta di ieri, hanno rappresentato la loro amarezza per questo stato di cose. Io capisco e condivido. Non credo che questa palude faccia bene alla città. Personalmente ritengo che il sindaco viva la stessa amarezza e lo stesso desiderio di dare una scossa. Credo che a questo punto debba, con coraggio e correndo qualche rischio politico, azzerare tutto e ripartire con un nuovo passo. Credo che debba riscrivere il metodo, innanzitutto. Gli assessori devono essere motivati e competenti, devono presentare un programma ed essere misurabili sui risultati. Chi non ha voglia, non ha le competenze, non è in grado, può stare a casa.
Il problema vero, in realtà, e su cui ieri nessuno ha riflettuto e che invece, a mio parere, sta alla base di tutto è che la politica in città è morta.
Dove sono i partiti politici a Marano? Dov’è la militanza? C’è un luogo di elaborazione di idee, di progetti, di visioni di società? C’è un laboratorio dove può prendere forma una idea della politica alternativa, capace di avere numeri e qualità per guardare ad un futuro di innovazione?
A me sembra che la stagnazione dell’amministrazione sia strettamente connessa a quella della politica e dei partiti. Ormai la vita politica in città è ridotta ad un minuetto: da una parte il silenzio passivo o le iniziative rituali dei partiti di maggioranza, dall’altra le sparute sortite di attacchi un po’ banali di alcuni dell’opposizione, in mezzo la simpatica battaglia personale di qualcuno che, mescolando formidabili bugie con una singolare faccia tosta, spera che i poteri forti si ricordino ancora di lui e lo aiutino a tornare in sella.
Tutto qui. Ecco la politica in città
Sento dire spesso “mandiamo a casa l’amministrazione”. Io, di fronte a questa affermazione, mi chiedo sempre “e dopo?”.
Dopo si vota.
Qualcuno pensa che la politica moribonda di questa città, nel centrodestra come nel centrosinistra sia in grado, oggi, di costruire un’alternativa vera a quest’amministrazione? Certo, cambierebbero qualche nome e qualche sigla. Ma finchè i blocchi di potere restano gli stessi, questi continuerebbero ad aggregarsi, mettendo insieme i numeri e costruendo un quadro simile.
Il vero cambiamento, quindi, va costruito elaborando un metodo della politica alternativo. E va fatto nei partiti, nei luoghi dell’elaborazione, che devono uscire da quella funzione di comitati elettorali che si rispolverano solo sotto elezione, e devono diventare laboratori di innovazione.
Ne siamo capaci noi che ci lamentiamo spesso e tanto di questo stato di cose?
Io spero di sì. E se ci fossero più persone, anche trasversalmente, disponibili ad aprire una fase nuova di elaborazione politica per costruire un progetto di alternativa per il futuro, io darei molto volentieri il mio piccolo contributo.



Antonio Menna
Consigliere Comunale (Pd)

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