Alla fine la mozione di sfiducia al sindaco, ventilata dal centrodestra a più riprese negli ultimi giorni, non c’è stata. Fumata nera, insomma. Perrotta manda dunque in archivio il 2008 – annus horribilis per la città, anche a causa della decisione del governo di optare per la cava di via Cinque Cercole quale sede della futura discarica partenopea – facendo registrare un punticino a suo favore. Il mancato sostegno alla mozione preparata dal Pdl da parte degli ex alleati del primo cittadino, ex gruppo Udeur e Democratici per Marano, ha leggermente rafforzato lo schieramento a supporto del primo cittadino, ma soprattutto ha determinato una frizione tra i promotori dell’iniziativa antisindaco e i dissidenti del centrosinistra. L’effetto contrario, insomma. Voluto, con ogni probabilità, proprio dagli esponenti del centrodestra con l’obiettivo di far uscire allo scoperto i fustigatori del governo Perrotta. “La mozione di sfiducia al sindaco era pronta, ma gli ex alleati di Perrotta si sono defilati. Basta con annunci e giochetti, è giunto il momento che questi politici facciano chiarezza e ci dicano, una volta e per tutte, da quale parte intendono stare”, tuona il consigliere di An, Saverio Santoro. La coalizione, depurata dall’ex gruppo Udeur e dal neonato gruppo consiliare dei Democratici di Marano, che avevano revocato la fiducia al primo cittadino nel corso della seduta consiliare del 22 dicembre, potrebbe quindi superare l’ennesima crisi politica, apertasi dopo le dimissioni del vicesindaco Nuvoletti, dell’assessore Nasti e in seguito alla lunghissima querelle tra il sindaco e l’ex assessore Scuteri, e provare a tirare avanti ancora per molti mesi. Per farlo, considerando i numeri piuttosto risicati in Consiglio (vige una situazione di sostanziale parità numerica, ma ci sarebbe ancora spazio, se tutte le componenti della minoranza navigassero nella medesima direzione, per far “saltare il banco”), occorrerà, forse, riportare all’ovile qualche pecorella smarrita durante il percorso amministrativo. I maggiori indiziati sono – non è un mistero – Mario Romani, di Sd, fuoriuscito a giugno dalla coalizione al governo della città, Rosario Pezzella, eletto con circa 700 voti nelle fila dell’ex Margherita e attuale indipendente di minoranza. Senza dimenticare, poi, Nicola Campanile, eletto anche con i voti del Pdci, e magari qualche dissidente non del tutto persuaso dall’idea di fare la “festa” al primo cittadino il quale, in aula, ha ribadito di non “esser più disposto a trattare su posti e incarichi” e che si dichiara pronto ad “andare avanti anche con una maggioranza numericamente meno folta ma politicamente più coesa”. Concetto ribadito a chiare lettere anche dal segretario del Pd, Antonio Menna, che da oggi, insieme con Massimo Nuvoletti (probabile rentrèe dopo le smentite dei giorni scorsi) e forse con Pasquale Coppola, farà parte della nuova giunta: “Il tempo delle “tarantelle” è finito – ha spiegato in aula Menna – per due anni e mezzo abbiamo dovuto fare i conti con le richieste e le pressioni che, a turno, pervenivano da questa o da quella parte politica. Abbiamo posto un’argine a tutto ciò. Da oggi si discuterà esclusivamente di contenuti e dei problemi della città. Chi si è chiamato fuori dalla coalizione, non sarà rincorso ma soprattutto rimpianto”. Parole forti, insomma, che hanno provocato la reazione del capogruppo degli ex udeurrini, Domenico D’Ambra: “Non abbiamo mai posto problemi di posti e poltrone – ha replicato – chiedevamo l’azzeramento della giunta, del presidente del Consiglio comunale e lo stop ai concorsi per i dirigenti, per ripartire da zero con un rinnovato spirito di gruppo. Appurato che non ci sono più le condizioni politiche, siamo pronti a svolgere il nostro ruolo tra i banchi dell’opposizione. Tuttavia non firmerò – ha aggiunto D’Ambra – un’eventuale mozione di sfiducia al sindaco, il quale ha tutto il diritto di provare a formare una nuova maggioranza”. Sul tavolo, archiviato il botta e risposta tra le parti, anche la questione relativa alla presidenza dell’assise cittadina, tirata in ballo dal consigliere Rosario Pezzella: “I numeri in Consiglio – spiega – non supportano nemmeno il presidente del Consiglio Gala, che era stato eletto con 23 voti e che ora invece può contare sul sostegno di soli 14 consiglieri. La sua posizione è fortemente in discussione. Quanto al sindaco, invece, dovrebbe avere la sensibilità di dimettersi quanto prima”.
MARANO: NIENTE MOZIONE DI SFIDUCIA E IL SINDACO NOMINATI TRE NUOVI ASSESSORI
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