Berlusconi è lì che saluta il traffico dell´asse mediano, dall´alto del gigantesco cartellone pubblicitario all´ingresso della città. Lui saluta, e dietro lavorano le gru. Si costruisce, a Cesaropoli. Quelli di Sant´Antimo, ormai casa loro la chiamano così. Non da Giulio Cesare, ma da Gigino Cesaro, sindaco d´una volta e autorità da sempre, prossimo candidato del Pdl alla presidenza della Provincia. Nulla si muove se Cesaro non vuole, qui, dove il centrodestra amministra indisturbato da un decennio, oggi con il sindaco cardiologo Francesco Piemonte. Sarà pure un´anomalia nel panorama campano, ma le strade hanno buche profonde quanto a Napoli.
L´alternativa di governo, dal ´96 a oggi, a Sant´Antimo sono stati i commissari prefettizi. Il mattone non s´è fermato mai. Come a Melito, lì accanto, la capitale dell´abusivismo. Il piano urbanistico risale agli anni ´80. Centinaia di migliaia di euro sono serviti a prepararne uno, firmato Dal Piaz, non a farlo passare in aula. E Siola ne ha scritto un secondo, pure questo mai attuato. Però si costruisce. Tuttora in zona Bosco di Capezza. Un sottotetto, un piano rialzato. Raccontano che gli affari del futuro si faranno in zona mulino Improta, alla ex distilleria Palma, al deposito Inalla. Il mercato illegale promette una casa nuova in città in 10 giorni. Pagamento chiavi in mano, 70mila euro. I sigilli gli fanno un baffo. L´ultimo blitz è di ottobre. Ottanta persone coinvolte. Proprietari, committenti, acquirenti. Secondo gli investigatori, imprenditori e ditte sarebbero in misura diversa vicini ai clan della camorra del territorio di Sant´Antimo, i Puca e i Ranucci.
È questa la città da cui è partito Luigi Cesaro, rampollo di una famiglia di imprenditori edili a suo tempo vicina al Psi di Craxi, oggi in rapporto premuroso con Silvio Berlusconi, al quale spedisce mozzarelle di bufala provenienti dal caseificio di fiducia, a Cardito. «Anche a Bonaiuti, per la verità. Ne va matto». Parlamentare per tre legislature, un passaggio in Provincia da amministratore, addirittura un’esperienza europea a Bruxelles. Ma chi cerca a Sant’Antimo ciò che Nusco fu per De Mita, o ciò che Ceppaloni fu per Mastella, finisce fuori strada. Trova solo Cesaropoli. «Niente per la città. Non un muro, non un lampione. Niente».
Aurelio Russo ha vinto due volte le elezioni contro le coalizioni di Cesaro, ma è sempre caduto subito, senza riuscire a governare. Oggi è uno dei garanti pd. Dice: «Cesaro? Da sindaco non ha dimostrato di avere grandissima capacità di approfondire i problemi per risolverli. Questa sua visibilità nazionale ed europea non ha prodotto nessun effetto pratico per la città. Il meccanismo del consenso politico è complesso. Si può raccogliere in modo variegato. La sua modalità, l’ho sempre contestata. Non la condivido. Si contorna di persone che non meriterebbero di essere vicine alla politica».E Francesco Mincone, ex segretario ds cittadino: «Ci sono anche persone per bene che votano per Cesaro, probabilmente per la nostra incapacità di proporre un’alternativa».
Un uomo che non ama i riflettori, Cesaro. Non c’è dibattito pubblico in cui prenda volentieri la parola. Se può, evita. «Possibile che ora voglia fare il presidente della Provincia?», si chiedono i suoi concittadini. Dentro Forza Italia ancora ricordano la vigilia della sua candidatura alle Europee. Quando per due giorni sparì, raccontano, in piena crisi di panico. Nessuno riusciva a rintracciarlo. Disse che aveva bisogno di un ricovero. Voleva tirarsi indietro.
Insomma, gli piace stare dietro le quinte. Da lì, come coordinatore cittadino del partito, ha guidato l’elezione a sindaco di Francesco Piemonte, il cardiologo che ha studio di fronte al Municipio, nello stesso palazzo in cui Cesaro ha l’ufficio.
Il Comune, odio e amore della famiglia Cesaro. Spesso sono finiti in tribunale. La prima volta quando i Cesaro hanno affittato all’amministrazione alcuni locali perché ospitassero alcune scuole. Al municipio, con un sindaco di centrodestra, dimenticarono di firmare un regolare contratto. Così alla fine della locazione è scattata la contestazione: Comune abusivo e pure produttore di danni. Alla terza delle cinque cause, sono andati a transazione. Due milioni di euro.
Ora i Cesaro si sentono di nuovo creditori. Stavolta per una storia legata alla polisportiva, pure quella di loro proprietà. Ora chiedono un milione e 900mila euro per danni patiti e “patiendi”, a causa del mancato smaltimento dei rifiuti accumulati accanto al Palazzetto dello sport. Su quel terreno volevano fare dei campi da tennis, e l’emergenza non gliel’ha consentito. Quell’area gli era stata assegnata in gestione dall’allora sindaco Vergara. Di centrodestra. Poi la polisportiva ha completato la costruzione, e dagli uffici del palazzotto è spuntato un hotel a 4 stelle con ristorante: la società ha chiesto e ottenuto una licenza in deroga e in sanatoria per lavori edilizi in difformità. Imma Mariniello, capogruppo del Pd all’opposizione, ha denunciato tutto con un manifesto. Dice: «Chiedono un altro rimborso danni. Ormai i cittadini hanno anche la tassa Cesaro».
Il bello è che Cesaro faceva da sindaco mentre la famiglia era in causa col Comune, il cui avvocato era un cugino. Uno zio invece faceva da ingegnere capo. Ecco perché dicono Cesaropoli. Un’ombra che s’è allungata fin sull’opposizione. Un ramo di famiglia finì per sostenere con una lista l’avversario alle elezioni. Peraltro buie. Arturo Scotto, parlamentare ds all’epoca, fu spedito a vigilare. Ricorda: «Esisteva un quadro di forte condizionamento, un accrocchio tra politica e affari. Lo stesso che ha devastato un territorio». E Berlusconi benedice da lassù.
Angelo Carotenuto
Repubblica.it – 15/01/2009


