HomePoliticaMARANO, UN MANIFESTO DEI COMUNISTI ITALIANI: «10 MOTIVI PER DIMETTERSI»

MARANO, UN MANIFESTO DEI COMUNISTI ITALIANI: «10 MOTIVI PER DIMETTERSI»

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Da un lato una lettera aperta alla città per ribadire che, nonostante la conferma del divieto di dimora, intende rimanere a capo dell’amministrazione; dall’altro un manifesto con l’elenco delle “dieci buone ragioni” che dovrebbero indurre il sindaco a dimettersi. Dopo il pronunciamento del Tribunale del Riesame e le richieste di dimissioni invocate dai gruppi consiliari all’opposizione (centrodestra, ex gruppo Udeur e indipendenti), Salvatore Perrotta e Mauro Bertini, rispettivamente sindaco e leader dei Comunisti italiani, tornano a sfidarsi a colpi di manifesti. “Sono accusato di aver realizzato una discarica abusiva e di aver arrecato un danno alle casse comunali per aver favorito un privato che conosco a malapena – recita la lettera – manifesto di Perrotta – Mi limito a dire che adottammo quell’ordinanza nel periodo più critico dell’emergenza rifiuti e grazie ad essa riuscimmo a tenere la città pulita per lungo tempo. Inutile nascondere la mia amarezza per un provvedimento che percepisco come sproporzionato, ma vado avanti convinto della mia onestà, forte delle mie ragioni e per impedire che un provvedimento giudiziario stravolga le regole della democrazia”. “Caro amico, ti scrivo”, invece, è il titolo del manifesto di replica del partito dell’ex primo cittadino: “La decisione del Riesame fa pensare che l’impianto accusatorio sia maledettamente serio e pone inquietanti interrogativi sul futuro della città – ribattono i Comunisti Italiani – Perrotta distingua il suo ruolo dal destino della città che rischia di essere trascinata in uno scioglimento d’autorità. I cittadini gli chiedono a gran voce di staccare la spina. Meglio una dignitosa uscita di scena volontaria oggi che una bocciatura al bilancio, per il cui varo mancano i numeri di cassa per far quadrare una situazione di dissesto latente e i numeri politici”. Intanto, archiviato il voto sul concordato fiscale, le prossime ore potrebbero essere decisive sul fronte del “dimission” day. (Il Mattino – 28/03/2009)

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