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Qualiano: Si parla d’acqua, l’assise regala colpi di scena e l’ennesimo rinvio dell’argomento

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Sulla vicenda “Acqua” del comune di Qualiano, si potrebbe scrivere un libro intero e il consiglio comunale di ieri, offrirebbe materiale per un nuovo ed avvincente capitolo con colpi di scena, tradimenti, inconsapevolezza, timori e un pizzico di ipocrisia: ingredienti indispensabili per un romanzo a sfondo politico tratto da una storia realmente accaduta. Ma passiamo ai fatti.
L’assise si apre con un minuto di silenzio in onore delle vittime dell’alluvione di Messina. Il presidente Palma parte a raffica con un lungo elenco di verbali delle sedute precedenti da approvare, poi finalmente si arriva al secondo punto all’ordine del giorno, che apre la discussione sulla proposta di deliberazione, sottoscritta dai consiglieri di minoranza, della revoca della delibera di consiglio comunale numero 19 del 15 maggio 2002, dalla quale tutto ebbe inizio. Il 2002 infatti (con l’allora sindaco Michele Schiano di Visconti, ndr) è l’anno in cui per la prima volta il consiglio comunale attraverso una delibera, «affida ad una società con capitale a maggioranza privato il servizio dell’acqua per trent’anni senza istituire un bando pubblico e in netta contraddizione con il decreto Ronchi», parole di Domenico Marrazzo (Udc), il quale invita tutti i consiglieri a votare subito la revoca, senza ulteriori discussioni «vista la palese illegittimità di quella delibera». Ricordiamo che sarà la determina dirigenziale numero 41 del 27 dicembre 2006 (con l’allora sindaco Pasquale Galdiero, ndr) a formalizzare il passaggio dall’acqua pubblica a quella privata, fatto che segnò la crisi dell’amministrazione Galdiero e la sua caduta alcuni mesi dopo. Non è un mistero poi che prima delle elezioni alle ultime amministrative, la lotta alla privatizzazione dell’acqua è stato un cavallo di battaglia praticamente di tutti i candidati, anche di quelli che oggi siedono in maggioranza. Cambiano le circostanze… cambiano le idee? Sì, perché oggi chi siede in maggioranza sembra non voler sentir parlare di “revoca”, forse non tanto per ragioni di convenienza, che pure sono emerse, ma per timore. «Alla fine del 2010 il contratto con la soc. Acquedotti avrà termine in modo del tutto naturale grazie alla legge 133/08 – spiega il consigliere del Pdl Giulio Cacciapuoti – revocarla oggi, a poco più di un anno di distanza, servirebbe solo ad esporre l’ente ad ulteriori danni economici. Senza parlare poi di un’altra legge, approvata da poco, che obbliga i comuni a privatizzare il servizio idrico. Quindi tra poco più di un anno – conclude Cacciapuoti – ci troveremo di nuovo nella stessa condizione». La paura di gravi conseguenze economiche per l’ente, anche e soprattutto derivanti dalle responsabilità individuali che i consiglieri si assumono revocando il contratto con la soc. Acquedotti unilateralmente, si è diffusa tra i consiglieri di maggioranza i quali si interrogano sulla convenienza o meno di una tale decisione.

Qualiano ha già troppi debiti. Tra l’altro non è un mistero nemmeno il fatto che i qualianesi non sono molto avezzi al pagamento delle tariffe comunali, tanto che solo grazie ai servizi idrici, il comune ha accumulato milioni di euro di debiti nei confronti di Eniacqua, il fornitore dell’acqua ai tempi della gestione pubblica del servizio. L’evasione dei tributi a Qualiano si attesta intorno al 50-60% (alcuni esperti parlano anche del 70%) e i mancati introiti da parte del comune hanno messo in serie difficoltà economiche l’ente ormai asfissiato da nuovi debiti derivati da sentenze e pignoramenti: ieri infatti, verso la fine del consiglio comunale, sono stati approvati altri 125mila euro di debiti fuori bilancio, oltre ad una variazione di bilancio pari ad 1 milione e 800mila euro circa, approvata nonostante il parere negativo del collegio dei revisori dei conti e quello “indecifrabile” del dirigente comunale, ma torniamo all’acqua. Posizione netta dunque quella dell’opposizione: «revocando la delibera del 2002, cadrà automaticamente anche la determina del 2006 – affermano i capigruppo di Udc e Pd – facendo tornare l’acqua di nuovo alla gestione pubblica».

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Castaldo va all’attacco. Non la pensano allo stesso modo i consiglieri di maggioranza, tranne Antonio Castaldo (Adc ex Mpa), già protagonista nella precedente amministrazione di una battaglia contro l’ex sindaco Pasquale Galdiero accusato di “spartenze”, sempre sul tema dell’acqua, non ha perso l’occasione di lanciare accuse ai colleghi di maggioranza, ma è contro il sindaco Salvatore Onofaro che si scaglia, denunciando una vera e propria “spartizione di posti di lavoro” alla base della scelta di non revocare la delibera; accuse che verranno poi smentite da Onofaro, ma fatto sta che Castaldo cita una riunione, avvenuta pochi giorni fa, nella quale il sindaco Onofaro avrebbe detto, riferendosi alla soc. Acquedotti scpa ed ai rapporti con il comune: «…ci sono sei posti disponibili…», parola di Antonio Castaldo. Non l’avesse mai detto. Si scatena il putiferio. Il presidente Palma richiama più volte all’ordine il consigliere Castaldo, ma ormai la “frittata è fatta”: parole gravi sulle quali pesa l’ombra dell’illecito, della politica di bassa lega e degli interessi personali.

Musella rincara la dose. Ma non bastano le dichiarazioni di Castaldo per accendere la miccia ad una bomba che poi esploderà di lì a poco, sarà infatti Giuseppe Musella (Qualiano Vive) a gettare benzina sul fuoco con le sue affermazioni, che apparentemente sembravano difendere il sindaco: «In quella discussione non c’era solo la questione dell’occupazione – afferma Musella rivolgendosi a Castaldo – ma anche lo snellimento delle tariffe». Parole che sembrano confermare quelle di Castaldo anche se poi Musella precisa: «Quei posti ovviamente, sarebbero stati assegnati con un regolare bando pubblico», ma un azienda privata normalmente non assegna posti con bandi pubblici, la regola del bando pubblico vale solo per le aziende pubbliche. Fuori tempo anche l’intervento dell’assessore al ramo “acqua” Vincenzo D’Alterio: «Mi tiro fuori dalla vicenda a cui Castaldo e Musella fanno riferimento. Io non c’ero». Farà lo stesso anche il consigliere Salvatore Apostoli che poco dopo affermerà: «Non c’ero neanch’io. Stavo con mia moglie e poi siamo andati a messa». Toccherà all’ex sindaco di Qualiano Michele Schiano Di Visconti chiedere cinque minuti di sospensione che serviranno per riportare la calma e rimettere in piedi un consiglio comunale ormai “nudo” e diventato quasi ridicolo davanti agli occhi di decine e decine di cittadini che da mesi attendevano questa discussione.

Onofaro si difende. Nella ripresa toccherà al sindaco Onofaro difendersi dalle accuse lanciate da Castaldo: «Affermazioni false e totalmente prive di fondamento – chiosa subito il sindaco – non rispondo a tono perché la mia signorilità non me lo consente – afferma poi visibilmente scosso –. Non sono mai sceso a compromessi con la soc. Acquedotti, tanto da rinunciare ad un mio incarico in consiglio di amministrazione, ricoperto ancora dall’ex sindaco Pasquale Galdiero che insieme alla signora Lucia Pisani (moglie del segretario del Pd Raffaele De Leonardis che afferma di essersi dimessa dall’incarico il 30/03/2009, ndr) sono gli unici due qualianesi che, come risulta da una visura dell’11 giugno scorso, hanno un incarico di lavoro con la soc. Acquedotti». Poi ammorbidisce i toni nei confronti di Castaldo «verso il quale – spiega – continuo a nutrire stima e sono certo che chiariremo l’intera vicenda» e spiega le ragioni di un “no” alla revoca della delibera del 2002: «Non possiamo assumerci la responsabilità di aggravare ulteriormente le condizioni finanziarie dell’ente a causa dei danni economici derivanti dalla rescissione unilaterale del contratto – afferma Onofaro – propongo di rinviare di sette giorni i punti riguardanti la questione “Acqua” per approfondire l’argomento e quindi non esporre a danni quest’amministrazione».

Il rinvio. Invano le opposizioni tentano di far votare la revoca, l’argomento è stato nuovamente rinviato “di pochi giorni” assicura il presidente Palma, così che i consiglieri di Pd e Udc lasciano l’aula richiamando le ragioni che già li videro assenti nel precedente consiglio comunale, ovvero, l’illegittimità delle convocazioni da parte di un presidente dimissionario (Palma, ndr).
L’assise proseguirà con l’approvazione “a raffica” degli altri punti all’ordine del giorno.
In definitiva il consiglio comunale è stato uno spettacolo non certo degno di rappresentanti delle istituzioni cittadine: «venti o trent’anni fa, scene così non si sarebbero mai viste», commentano fuori dall’aula alcuni cittadini di età compresa tra i 50 e i 70 anni.

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