HomePoliticaMarano: Il rinvio a giudizio di Perrotta scuote la politica

Marano: Il rinvio a giudizio di Perrotta scuote la politica

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Il rinvio a giudizio al sindaco Salvatore Perrotta, disposto dal Gup dell’XI sezione del Tribunale di Napoli, divide la città e scuote il panorama politico cittadino, già fortemente caratterizzato dalle aspre polemiche innescate in queste ultime settimane dalle forze all’opposizione. Mentre la maggioranza continua a far quadrato attorno al primo cittadino, dall’opposizione – seppur con toni non esasperati – riprende quota la richiesta di dimissioni. Una sollecitazione, già manifestata in passato, frutto di una serie di considerazioni. “Il buon senso – dice Vincenzo Iorio, consigliere della civica Liberi per Marano – imporrebbe al sindaco di dimettersi. Per l’uomo esprimo solidarietà, ma sul piano politico ritengo che la sua esperienza da sindaco stia per giungere al capolinea. Occorre ridare la parola ai cittadini”. Sulla stessa scia anche il consigliere del Pdci Mauro Bertini: “Anche se l’impianto accusatorio è stato confermato, Il rinvio a giudizio non è una condanna – sottolinea l’ex sindaco – Le dimissioni di Perrotta, tuttavia, sarebbero opportune vista la concomitanza di episodi sfavorevoli che da tempo stanno contrassegnando la vita amministrativa della città. Al sindaco – aggiunge – consiglierei di indire un’assemblea pubblica per chiarire ai cittadini, una volta e per tutte, gli aspetti di una vicenda che si presenta per molti lati oscura”. Toni più soft vengono utilizzati dal consigliere del Pdl Michele Napolano: “La situazione è delicata, ma siamo garantisti e attendiamo fiduciosi che la magistratura faccia chiarezza sulla vicenda”. A difendere l’operato del sindaco scende in campo il vicesindaco Massimo Nuvoletti: “Il rinvio a giudizio ci lascia l’amaro in bocca – dice l’esponente di Rifondazione – Pensavamo che la vicenda si potesse risolvere essendo convinti della linearità e trasparenza del comportamento del sindaco in questa vicenda. Gli esprimo la mia solidarietà e resto fiducioso nell’operato della magistratura”. Dall’Udc, infine, le parole emblematiche del capogruppo Pasquale Albano: “Esprimo la mia solidarietà personale al sindaco, ritengo, però, che per lui sia il momento giusto per fare una riflessione sia dal punto di vista personale che per quel che concerne la sua esperienza amministrativa. E’ il momento di trarre un bilancio”. Salvatore Perrotta, eletto nel 2006 nelle liste del Pd, è indagato nell’ambito di un’inchiesta relativa all’allestimento del sito di trasferenza provvisorio di via Cupa del cane, realizzato dall’amministrazione comunale nel periodo più critico dell’emergenza rifiuti del 2007. “Sono molto amareggiato – spiega Perrotta – speravo che, confidando nella giustizia, potesse chiudersi qui questa travagliata vicenda che deriva dal mio senso di responsabilità che mi aveva portato ad assumere decisioni difficili in un momento di crisi acuta per l’emergenza rifiuti. Atti che rifarei, nell’interesse della collettività. Dimostrerò in sede di dibattimento la infondatezza delle accuse che mi vengono mosse. Aspetto con serenità – conclude l’esponenente del Pd – di poter chiudere questa brutta pagina che sta avendo risvolti anche sul piano personale”. L’inchiesta vede coinvolto anche l’ex dirigente comunale Franco Buggè. Al primo cittadino i magistrati della Procura di Napoli contestano tre reati: abuso in atti d’ufficio, falso ideologico e di aver realizzato una discarica abusiva con l’aggravante del danneggiamento delle casse comunali. Ipotesi di reati che, primo caso in Italia, avevano spinto il Gip a disporre nei confronti di Perrotta un divieto di dimora sul territorio comunale. La misuira coercitiva, disposta a febbraio scorso, si è trascinata per circa tre mesi. La prima udienza del processo è fissata per il 4 marzo. Le accuse prendono spunto da un’indagine dei carabinieri di Marano partita nel gennaio del 2008, quando ignoti appiccarono un incendio nel sito di trasferenza allestito dall’amministrazione cittadina per fronteggiare l’emergenza rifiuti. Un sito che, successivamente, è stato dichiarato inidoneo dall’Arpac. (Il Mattino – 20/11/09)

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