HomeCronacaOperazione «Femina»: Il caso al riesame

Operazione «Femina»: Il caso al riesame

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Si dichiararono estranei ad ogni accusa davanti al gip Marotta che li aveva interrogati. Entrambi i titolari dei night (i coniugi Russo) affermarono di aver operato sempre nei limiti della Legge, sostenendo, quindi, di aver fatto svolgere alle loro ragazze solo le attività di lap-dance e mai quella della prostituzione. La moglie del titolare, Teresa Palma, dichiarò: “Io non so niente, sono solo addetta ai compiti di amministrazione”. La stessa cosa Luigi Guarino: “C’è un errore di persona”. Il fratello del proprietario, Russo Aniello, invece, sostenne: “Non ho mai avuto contatti con il personale e nemmeno con le ragazze”. Queste alcune delle dichiarazioni dei sette indagati finiti in manette nell’operazione ‘Femina’, scattata all’alba dell’11 novembre. Giorno in cui la polizia ha messo a segno due blitz tra il napoletano ed il casertano. Nei giorni scorsi la decisione del giudice, Aniello Quatrano (presidente della Decima Riesame) che ha concesso la libertà ad Aniello Russo per carenza di indizi di colpevolezza. Ma lo stesso giudice ha confermato il carcere per Saverio Russo (fratello di Aniello) ed ha concesso gli arresti domiciliari per le altre persone indagate: Teresa Palma e Giuliano Russo (rispettivamente moglie e figlio di Saverio Russo), Luigi Guarino, Salvatore Palma e Roberto Palma.
Qualche giorno fa il gip gip Marotta aveva ascoltato gli indagati (tutti difesi dall’avvocato Giuseppe Pellegrino) e tutti si dichiararono estranei alle accuse di associazione per delinquere e sfruttamento della prostituzione, aggravati dalla finalità di aver agito per agevolare gruppi criminali.


Operazione «Femina».
Dal nome dei night club da loro gestiti è derivato quello dell’operazione che li ha portati in manette, “l’operazione Femmina”. Con i ferri ai polsi ci sono finiti i coniugi, proprietari dei due night “Femina” di Napoli e di Caserta, Saverio Russo (di 46 anni), e Teresa Palma (di 43 anni), il figlio Giuliano Russo (22 anni), lo zio Aniello Russo (di 42 anni), il nipote Salvatore Palma (di 25 anni), il cognato dei proprietari Roberto Palma (di 32 anni), ed un dipendente dei due locali Luigi Guarino (di 29 anni). Tutti chiamati a comparire davanti al giudice per le indagini preliminari Sergio Marotta del tribunale di Napoli, per affrontare gli interrogatori di garanzia. Prima tappa dell’iter giudiziario che è scaturito dalla retata messa a segno all’alba di mercoledì 11 novembre, dagli agenti del commissariato Giugliano-Villaricca (diretti dal primo dirigente Luigi Peluso e dal vicequestore aggiunto Maria Rosaria Romano) assieme ai colleghi della Questura di Napoli che li arrestarono per il reato di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione con l’aggravante dell’articolo sette della legge antimafia del 1991 per aver agito avvalendosi di metodologie tipiche di un’organizzazione camorristica. Nessuno degli indagati, però, a ha ammesso una sola delle accuse, anzi hanno negato ogni addebito. All’esito dell’interrogatorio, poi, il loro legale, l’avvocato Giuseppe Pellegrino, ha avanzato all’autorità giudiziaria un’istanza di sostituzione della misura cautelare per tutti i suoi assistiti.

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Le indagini della Dda.

Stando a quanto ricostruito dalla Dda nel corso delle indagini nei night veniva tollerata la presenza di prostitute ed, inoltre, venivano utilizzati come “agenzie di collocamento” per reclutare ed indurre alla prostituzione diverse donne italiane e straniere, prevalentemente dell’Est europeo. Peraltro, il tutto con il benestare concesso dalla cosca regnante a Giugliano, i Mallardo. E su questo a fornire i particolari ci sono le dichiarazioni fatte dai pentiti del clan dei Casalesi Emilio Di Caterino, Oreste Spagnuolo (tutti e due appartenenti al gruppo del boss Setola) e Gaetano Vassallo. Oltre, poi ad un’intercettazione telefonica, registrata dagli agenti, che fa capire il timore che nutrivano verso il clan: “La prossima volta se succede come mi devo comportare?”. Questa domanda venne posta da Saverio Russo a Salvatore Palma, perché egli voleva capire come doveva agire nel caso in cui qualche pezzo grosso della cosca di Giugliano gli avesse chiesto di passare qualche ora in compagnia di una ragazza. Ricordandogli anche un episodio che lo vide protagonista, in senso spiacevole, cinque anni fa, quando il boss Raffaele Mallardo (alias ‘Scicchirirocco’), arrestato lo scorso 28 ottobre a Capodichino, mandò qualcuno dei suoi a picchiarlo: “Per non avergli mandato una ragazza, mi mandò a picchiare giù all’ascensore da me”. (Fonte Cdn)

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