HomePoliticaConsiglio regionale. Eletto Romano: presidente bipartisan

Consiglio regionale. Eletto Romano: presidente bipartisan

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Buona la prima. Non è ancora garanzia che il cast del film sia al completo, e infatti la giunta resta latitante, ma almeno il consiglio regionale ha eletto subito ieri il presidente e i sei che lo affiancheranno nell’ufficio di presidenza. Sullo scranno più alto è salito Paolo Romano.

Quarantacinque anni, originario di Quarto (il sindaco Secone, del Pd, lo ha subito invitato a presiedere simbolicamente un consiglio comunale), eletto però in provincia di Caserta, è da tempo vicino a Nicola Cosentino. Il coordinatore regionale del Pdl ha così vinto la sua prima partita, anche se forti sono stati, fino all’ultimo, i dubbi per gli altri incarichi, dalla designazione di Fulvio Martusciello capogruppo al destino dei tanti portatori di voti ai quali pare sbarrata la porta della giunta.

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Ecco perché lo stesso Cosentino ha dovuto presenziare a più di una riunione ieri mattina, prima che iniziasse la seduta, e ha rimandato il suo rientro a Roma finché non è stato certo che non si preparassero imboscate. Il segnale lo ha dato in aula lo stesso Martusciello. Non era stato eletto ancora capogruppo, lui stesso nicchia per la paura di essere poi preso in contropiede da qualche collega che riuscisse a entrare in giunta. Però è stato proprio lui a prendere la parola, e a proporre alle opposizioni un voto unanime su Romano. Il centrosinistra non ha sollevato obiezioni, Enzo De Luca ha detto ok, e Romano è salito alla presidenza con voto bipartisan, e col viatico di Martusciello che “certo dismetterà la sua appartenenza politica per essere garante di tutta l’aula”. Come dire un competitore politico in meno in seno alla maggioranza. Dalla quale peraltro qualche segnale è pur venuto. Dall’urna sono usciti anche un voto per Berlusconi, uno per la Mussolini, uno per Antonia Ruggiero, la consigliera irpina di cui si dice che Berlusconi gradirebbe l’inserimento in giunta.
A proposito di Mussolini, la nipote del Duce è stata poi votata dal centrodestra come segretario. Mossa che in realtà dice di come la acque non siano affatto chete. L’accordo prevedeva infatti l’Udc Biagio Iacolare alla vicepresidenza e il Pdl Francesco Nappi a questore. Ma poiché l’intesa sui vari incarichi, dalla giunta alle commissioni, è lungi dall’essere trovata, anche con gli alleati minori, ecco che sulla poltrona di segretario si è deciso di mandare la Mussolini, nella convinzione generale che questa prima o poi opti per il Parlamento.

L’ufficio di presidenza è stato comunque eletto. L’opposizione a sua volta ha votato il suo vicepresidente (Antonio Valiante, Pd), il suo questore (Nicola Marrazzo, Idv) e il suo segretario (Gennaro Mucciolo, SeL). A questo punto la seduta è stata sciolta. E Stefano Caldoro, invece di perdersi nella relazione all’aula, ha detto brevemente la sua sulla situazione della sua squadra. Muso duro con l’Udc che minaccia l’appoggio esterno: “È legittimo che l’Udc abbia un suo percorso. Abbiamo fatto un accordo programmatico, è compatibile che sulla partecipazione politica possano scegliere di non condividere responsabilità amministrative”. Parrebbe una chiusura. Ma il problema principe rimane quello dei tanti consiglieri che aspirano a salire in giunta. “La scelta spetta ai partiti”, dice Caldoro. Però “la mia opinione è che i due ruoli debbano essere differenziati”. La contrapposizione è palese. Caldoro difende anche i cosiddetti tecnici: “È un termine improprio. In fondo anche un Rettore si misura col consenso, è un politico”.

È evidente che nei gruppi partitici si parla di ben altri politici, tanto che Caldoro ammette: “Non vedrei male la partecipazione di questo tipo di soggetti (il Rettore, ndr), ma non posso garantire le soluzioni finali”. Conclusione: “Voglio fare la giunta nel minor tempo possibile, mi auguro di presentarla al Consiglio nella seduta di mercoledì prossimo”. In questo lasso di tempo potrebbe anche sgretolarsi il muro con l’Udc. In realtà lo schema che Cosentino gli ha sottoposto è l’apertura della diga che blocca per ora i consiglieri: potrebbero entrare in massa, Martusciello e Russo, Sommese e Ruggiero, Diodato e Foglia. Non si dimetterebbe nessuno, sotto l’impegno a votare in tempi rapidi la modifica statutaria che introduce la incompatibilità in cambio della possibilità di rientrare in aula qualora venga meno l’incarico in giunta.

Roberto Fuccillo
repubblica.it – 13/05/2010

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