Tra le cause che portavano, decreto legge alla mano, al commissariamento della sanità campana c’era proprio la volontà di evitare l’ulteriore aumento di Irap e Irpef. Era il luglio scorso. Ma l’aumento (anche se più contenuto rispetto ai due punti percentuali ipotizzati nel testo) arriva lo stesso.
«Le regioni con deficit dovranno alzare le tasse», commenta sconsolato il governatore Caldoro uscendo dal consiglio dei ministri allargato ai colleghi di Lazio, Calabria, Molise. Doccia fredda per i presidenti di Regione, allertati sì da 48 ore per una discussione sulla sanità, ma completamente all’oscuro della stangata di lì a venire. Sorpresa sarà anche per i campani che, causa buchi della sanità, hanno già le due imposte calcolate al massimo (4,9 per Irap, 1,4 per Irpef), senza contare l’odioso balzello quando si presentano alle pompe di carburante (0,02582 per ogni rifornimento, introdotto dal primo gennaio 2004).
Tanto che Stefano Caldoro, all’inizio della campagna elettorale, fiducioso, s’impegnava «a lavorare per ridurre le addizionali Irpef e Irap in coerenza con il piano di rientro». Al contrario, proprio il ministro Fazio, un paio di settimane dopo, lanciava l’allarme: «Le aliquote potrebbero scattare oltre il massimo se persiste il disavanzo».
Una norma inserita nell’ultima finanziaria, su pressing della Lega, diventata realtà ieri mattina. E, quindi, ecco un ritocco, verso l’alto è chiaro, di 0,30 punti per l’Irpef e 0,15 per l’Irap. Una mini stangata su cui hamno inciso anche gli ultimi mesi di commissariamento: tagli e accorpamenti di ospedali mai attuati e un nuovo piano di rientro giunto a Roma appena una settimana fa. Senza convincere del tutto, poi, e a fronte di un deficit stimato in un miliardo. Non ci vuole molto a calcolare quanto peserà il balzello. Poichè, in base alle ultime dichiarazioni dei redditi, gli italiani indicano una media di 18.677 euro di reddito, l’incremento di 0,30% punti percentuali significa un rincaro di poco inferiore ai 60 euro.
Il Servizio politiche territoriali della Uil si spinge nel dettaglio: mediamente l’Irpef costerà ai cittadini campani 57 euro in più (41 in Sicilia, 64 nel Lazio). Più salata la seconda stangata pagata da chi ha un’attività produttiva: per un lavoratore autonomo l’aumento viaggia sui 45 euro ma per le società di persone sarebbe in media di circa 130 euro e per le grandi imprese potrebbe essere a tre zeri. Per le società di capitale, ad esempio, un imponibile medio di 727mila euro si tradurrebbe in 2.100 euro in più. Ma non è l’ultima tegola.
Perché da palazzo Chigi si materializza un altro incubo per le regioni che hanno sforato: il blocco dei fondi Fas. Era l’ultima speranza, usare quei finanziamenti (comunque congelati dal governo) per alleggerire i deficit sanitari. Una decisione scaturita «dal mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dai piani di rientro», recita in freddo burocratese il comunicato licenziato da palazzo Chigi. (ilmattino.it – Adolfo Pappalardo – 14/05/2010)


