HomePoliticaCosentino: dimissioni in arrivano. Per il Pdl ipotesi azzeramento

Cosentino: dimissioni in arrivano. Per il Pdl ipotesi azzeramento

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Chi ha avvicinato il coordinatore Denis Verdini nelle ultime ore lo descrive «molto provato» dallo stillicidio di notizie. «Continuano a buttare fango su di me – è il suo ragionamento – ormai sono sui giornali da febbraio, avrebbero ammazzato un cavallo». Lui, però, glielo riconoscono anche i tanti nemici nel Pdl, «è un leone, uno che ha le spalle molto larghe». Ora il coordinatore è a un bivio e oggi dovrebbe vedere il premier Silvio Berlusconi che finora non gli ha mai fatto mancare la sua solidarietà. Verdini vorrebbe continuare a resistere, ma sarà Berlusconi a decidere e, se arrivasse a chiedergli un passo indietro, Verdini è pronto a farsi da parte.
D’altro canto la situazione nel Pdl sta diventando incandescente. E, anche se ufficialmente il Cavaliere liquida tutto come «un gran polverone» e si dice «sereno e tranquillissimo», la verità, racconta chi gli è vicino, e che nemmeno lui sa più che pesci pigliare. Perché a complicare il quadro non c’è solo il solito Gianfranco Fini che il premier non sopporta davvero più (e a nulla serve l’appello di ieri al dialogo dei pontieri di Spazio Aperto), ma un partito in ebollizione. Dove, per la verità, il coordinatore conta pochi, pochissimi, amici (Matteoli, La Russa, Cicchitto, Girlanda e qualche parlamentare toscano) e molti detrattori che non amano i suoi modi schietti e diretti. Senza contare, poi, che anche ieri è andata in scena una nuova puntata dello scontro tra i berlusconiani garantisti, Cicchitto e Bondi su tutti, e i fedelissimi di Fini. Che si dicono pronti a votare la sfiducia a Cosentino, facendo infuriare il premier, e insistono per le dimissioni di Verdini.
Tuttavia la novità è in tutto il movimento dell’ala di ex forzisti che fa capo a “Liberamente”, da Mara Carfagna a Mariastella Gelmini a Franco Frattini. Scesa in campo, ieri compatta per chiedere un rinnovamento nella gestione del partito. Nessuno di loro, va detto, parla esplicitamente di dimissioni di Verdini (anche se la Carfagna va giù durissima contro il suo nemico storico, Nicola Cosentino), ma il messaggio inviato al capo è chiaro: serve un azzeramento dei vertici e il passaggio al coordinatore unico.
Non che Berlusconi non ci stia pensando. Anzi. I rumors di palazzo dicono che l’idea del coordinatore unico è tornata prepotentemente in auge nelle ultime ore dalle parti del Cavaliere. La tentazione è forte, anche se c’è il rischio, ammettono nella maggioranza, che ci sia un effetto domino nel partito. Ma potrebbe essere questa, è la tesi che circola, una soluzione onorevole che consentirebbe al premier di salvare il Pdl dall’assedio mediatico e giudiziario. Senza però “punire” ufficiamente Verdini rispetto al quale Berlusconi resta assolutamente garantista.
Insomma, l’idea di un azzeramento è tornata in campo e il nome del candidato, si noti bene, è quello di Franco Frattini. Che, da par suo, si schernisce sostenendo che l’impegno di ministro degli Esteri «è assorbente ed esclusivo». Ma non è certo casuale la perfetta sincronia di dei tre ministri di Liberamente. «In questo modo – ragiona un esponente di spicco del Pdl – Berlusconi risolverebbe il caso Verdini e libererebbe una casella alla Farnesina aprendo la strada a un rimpasto di governo». Che potrebbe tornargli molto utile nel corteggiamento dell’Udc.
Poi sul tavolo del premier c’è l’altra gatta da pelare: la gestione del caso Cosentino rimasto ormai isolato nella maggioranza. «La sua attività di dossieraggio contro il candidato ufficiale del Pdl (Stefano Caldoro, ndr) è la condanna a morte definitiva», ammettono in molti nel Pdl. Tanto che si fanno sempre più insistenti le voci di possibili dimissioni, ancor prima che si arrivi alla strettoia della mozione di sfiducia dell’opposizione. Fini ha fatto capire che il passo indietro sarebbe un gesto di opportunità politica e i suoi sono già schierati per la battaglia parlamentare. Berlusconi è andato su tutte le furie e la possibilità di un incontro con l’alleato si allontana. Ma ora il problema più urgente per il premier è accompagnare rapidissimamente verso l’uscita il sottosegretario. Per evitare, sintetizza efficacemente un berlusconiano, «che insieme a lui con il voto di sfiducia vada giù anche il governo». (Celestina Dominelli – Il Sole 24 ore – 14/07/2010)


Alcune fonti del governo rivelano che il politico di Casal di Principe, coinvolto nell’inchiesta sulla “P3” e sul complotto contro il governatore Stefano Caldoro, in cui sono indagati anche il coordinatore nazionale Denis Verdini e il senatore Marcello Dell’Utri, dovrebbe incontrarsi nelle prossime ore con il premier Silvio Berlusconi, che ha difeso Cosentino già in occasione della richiesta di arresto per presunti legami con la camorra dei casalesi e che continua a difendere anche adesso, intimando ai suoi di non votare la mozione di sfiducia presentata dall’Italia dei Valori contro il sottosegretario.
“Chi la voterà sarà messo fuori dal partito”, ha detto il Cavaliere, lanciando un messaggio soprattutto ai finiani che, con Italo Bocchino, hanno annunciato che “valuteranno la sfiducia”. Anche il ministro Mara Carfagna, esponente della corrente “anti-Cosentino” in Campania, che, insieme allo stesso Bocchino, caldeggiò la candidatura di Caldoro a scapito del politico casalese, ha chiesto le dimissioni dal governo del coordinatore regionale. Un caso che ha minato di nuovo i rapporti, rinsaldatisi negli ultimi giorni, tra Pdl e Udc: infatti il partito di Casini si appresta a votare la sfiducia. Una decisione, quella dello scudocrociato, che, come sottolinea il commissario regionale Giampiero Zinzi.

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Per Berlusconi è solo un “polverone”: “Non state a leggere i titoli dei giornali. Si tratta di quattro sfigati pensionati che si mettono insieme per cambiare l’Italia. Ma se non ci riesco io…”, riferendosi a Flavio Carboni e soci.

Intanto, per mitigare la tensione, Cosentino è sulla strada delle dimissioni da coordinatore regionale del partito. Per la successione sembrano favoriti il presidente della commissione agricoltura della Camera, Paolo Russo, la deputata Nunzia De Girolamo, coordinatrice beneventana, il deputato “irpino-lombardo” Marco Milanese, consigliere politico del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, e il senatore aversano Pasquale Giuliano, coordinatore provinciale di Caserta. Da parte sua, Caldoro è sostenuto dagli alleati della coalizione di centrodestra ed è deciso ad andare avanti: il primo passo è stata la nomina di Vito Amendolara, ex presidente della Coldiretti, ad assessore all’Agricoltura in sostituzione del dimissionario Ernesto Sica, anch’egli implicato nel presunto tentato complotto “in stile Marrazzo” contro Caldoro. (Pupia.it – 14/07/2010)

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