HomePoliticaCarfagna: «Lascio tutto, nel Pdl guerra tra bande»

Carfagna: «Lascio tutto, nel Pdl guerra tra bande»

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Il governo perde un altro pezzo: «Non farò mancare la fiducia a Berlusconi, ma il 15 dicembre rassegnerò le mie dimissioni dal partito, lascerò lo scranno di parlamentare ed anche la carica di ministro» ha annunciato, in un’intervista a Il Mattino, Mara Carfagna, ancora per pochi giorni titolare del dicastero delle Pari Opportunità.

La conferma delle indiscrezioni circolate in queste ore, è arrivata solo pochi minuti dopo che il premier, da Lisbona, aveva trattato con estrema freddezza il “caso Carfagna”: «È una vicenda che non mi fa tribolare – ha detto Berlusconi ai cronisti, che gli chiedevano i contenuti della telefonata di un’ora, ieri, con il ministro – È una cosa cui non annetto particolari difficoltà. Semmai mi fa stropicciare gli occhi il fatto che i maggiori quotidiani italiani, nel giorno dell’approvazione della finanziaria e di questo storico vertice Nato abbiano titolato a piena pagina sulla “signora Carfagna”. E finiamola qui».

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Era il segnale di una rottura imminente. Carfagna, semmai, ha evitato che il danno d’immagine, per il governo si trasformasse anche in danno politico: non passerà (non subito, almeno) tra le fila dei finiani come sospettavano i “colonnelli” del Pdl, anche se lancia accuse precise nei confronti della «guerra per bande» che sta dilaniando il il partito del premier. «Non posso permettere che, per una guerra di potere – ha confidato al quotidiano della sua città – (nel partito, n.d.r.) finisca per far sommergere di rifiuti anche Salerno».

Berlusconi, del resto, non solo non è preoccupato dell’ennesima defezione dal suo esecutivo, ma ieri ha sostenuto che, di fatto, la crisi non c’è: «Ho le idee chiarissime: avremo una buona fiducia da entrambe le Camere per andare avanti. Non di due o tre voti di scarto. E faremo le riforme», ha spiegato da Lisbona (dove ha partecipato al vertice Nato) ai giornalisti italiani. Ma, nel caso non tutto dovesse filare liscio in Parlamento, il premier è sicuro che Napolitano non potrà che sciogliere le Camere: «Se otterremo la fiducia bene, altrimenti nulla potrà opporsi al ritorno dagli elettori. E, in base ai sondaggi disponibili, avremo un’ottima affermazione sia alla Camera che al Senato, anche con un’alleanza di centrodestra senza Fini. Del resto ho il massimo del gradimento tra i leader europei: sono al 56%».

Fin qui le parole ufficiali. Ma, ufficiosamente, il Pdl continua a cercare una mediazione con l’ala finiana. Ieri mattina, in un’intervista concessa al Corriere della Sera, Angiolino Alfano, Guardasigilli e consigliere molto ascoltato da Berlusconi, ha fatto questa apertura: se Fli dovesse rinunciare alla richiesta di dimissioni del premier, si potrebbe aprire un serio tavolo di discussione sulla legge elettorale. E che non fosse un’iniziativa estemporanea lo ha confermato l’immediata disponibilità di Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, a ridiscutere il “porcellum”. Ma è un’ipotesi rimasta sul tavolo lo spazio di pochissime ore. «È ora di finirla con le parole: noi abbiamo chiesto i fatti. E cioè: le dimissioni di Berlusconi, l’allargamento della maggioranza, un programma che sia in grado di risolvere i problemi degli italiani. Ci hanno risposto provando più volte, in questi mesi, a spaccare il gruppo di Fli, e ne sono sempre usciti sconfitti. Il centrodestra di Berlusconi e Bossi ha oramai la bava alla bocca: vuol dividere il paese indicando sempre un nemico, dai gay ai magistrati, dagli immigrati ai comunisti alla Corte Costituzionale»: è la risposta che Italo Bocchino si incarica di consegnare al ministro Alfano per conto dei finiani.

E più tardi, quando le affermazioni del premier sono state diffuse dalle agenzie di stampa, è stato Benedetto della Vedova a mostrare il “pollice verso”: «Questa legislatura è politicamente morta. Abbiamo venti giorni a disposizione per capire come evolverà la crisi: se con il “tutto va bene” di Berlusconi o se, alla fine, si cambierà registro».

«Si leggono dichiarazioni frutto di un inspiegabile quanto ostentato livore verso persone con cui hanno condiviso un’esperienza politica» taglia corto Sandro Bondi, uno dei coordinatori del partito. «Basta. Non ci sono più le condizioni per lavorare con loro. Hanno rotto un patto elettorale ed è arrivato il momento di ridare la parola ai cittadini»: dice Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del programma, fino a ieri una delle ultime colombe. (Angelo Bocconetti – ilsecoloxix.it – 21/11/2010)

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