Il rosso dei conti del Comune è sempre più rosso e lo spettro del default finanziario continua ad aleggiare sull’Ente. L’amministrazione Cavallo, che ha ereditato una situazione a dir poco disastrosa, è pronta a correre ai ripari e, in attesa dell’approvazione del bilancio previsionale, ha già avviato una politica di contenimento della spesa. La parola d’ordine è scongiurare il dissesto finanziario. Un rischio reale visto che il debito stimato supererebbe i 20milioni di euro. “Stiamo monitorando la situazione e metteremo in campo ogni iniziativa pur di scongiurare il dissesto – spiega il sindaco Mario Cavallo – Mi confronterò con l’assessore al Bilancio, con i dirigenti del settore economico e valuteremo il da farsi prima dell’approvazione del bilancio. Ad ogni modo ce la metteremo tutta perchè le conseguenza di tale dichiarazione si ripercuoterebbero esclusivamente sulle tasche dei cittadini. In caso contrario, cioè con l’arrivo di un commissario ad acta – aggiunge il primo cittadino – i vecchi amministratori dovranno assumersi le loro responsabilità”. Allo stato il Comune di Marano è ancora debitore per 5milioni e 500mila (nel 2008 il debito si aggirava sugli 8 milioni di euro) nei confronti dei principali gestori dei servizi idrici, Arin e Eniacque, forti tra l’altro di un decreto ingiuntivo. Il balletto delle cifre non risparmia altre utenze e a battere cassa sono tanti altri enti o società private. Tra queste la De Vizia S.p.a, azienda che per molti anni ha gestito la raccolta dei rifiuti solidi urbani e che vanta un credito di 6milioni e 500mila euro. Un credito che, per effetto di uno studio condotto dall’ex commissione bilancio, dovrebbe essere ridotto di almeno due milioni di euro. Sullo stato dei conti pubblici pesa inoltre il debito accumulato nei confronti di Enerambiente, su cui pende un pignoramento di Equitalia, pari a circa 3milioni di euro, nonchè quelli maturati verso il Commissariato per l’emergenza rifiuti (2milioni e 500mila euro) e il Bacino Napoli 1 (1milione e 500mila euro). Anche la crisi di liquidità è uno di quei fattori che non lascia dormire sonni tranquilli all’Amministrazione: il Comune, che deve fare anche i conti con le riduzioni dei trasferimenti del governo centrale, è costretto a ricorrere a costanti anticipazioni di cassa al fine di provvedere al pagamento delle spese correnti. Il crack finanziario – che viene dichiarato sulla base di rigidi parametri ministeriali – comporterebbe, con l’arrivo di un commissario ad acta, l’immediato incremento delle imposte e il taglio delle spese per consulenze, dirigenti e staff.
(Il Mattino 03/08/2011)
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