SOCCAVO, IL DOLORE E LA RABBIA DELLA MAMMA E DEGLI AMICI
ANNA MARIA ASPRONE
«Francesco, piccolo mio che ti hanno fatto! Come vivo più senza l’amore mio». Non ha più lacrime Nunzia la giovane mamma di Francesco Estatico, 18 anni a settembre, massacrato a coltellate solo per aver incrociato il suo luminoso sorriso con quello un po’ sfrontato di una ragazza. È accaduto domenica sera, davanti ad uno chalet a Mergellina, mentre con un amico prendeva un frullato. I familiari hanno appena riaccompagnato a casa Nunzia dall’ospedale Fatebenefratelli dopo una lunga notte di veglia. Il papà Ernesto arriva dopo qualche minuto. Fabbro, 42 anni, arrotonda il salario con un altro lavoro in una vicina sala giochi. Consuma a grandi passi il cortile del palazzo, torturando tra le mani il berretto, gli occhi gonfi di lacrime. «Era il più bello dei miei figli, il più dolce. Quelle carogne me lo hanno ucciso. Non riesco neanche a guardare più le sue foto». Un silenzio carico di dolore avvolge la casa di via Montevergine 10 a Soccavo dove Francesco viveva con i genitori e con i 2 fratelli, Pietro, 21 anni e Mirko, 16. Tanti familiari sono accorsi dopo la notizia. Ma nessuno ha portato fiori, è difficile credere a una tragedia simile. «Era un bel ragazzo – dice Carlo Magrelli, il nonno materno – frequentava la palestra, ma non era un bullo. Era semplice e dolce, le ragazze gli morivano dietro». «Cercava di fare sempre qualche lavoretto, non stava mai fermo – dice zia Mafalda, una degli 11, tra sorelle e fratelli di papà Ernesto – finita la scuola dava una mano in una salumeria. Si dava da fare per guadagnare qualcosa e pagare le rate del motorino comprato con i suoi risparmi». Francesco era molto amato nel quartiere. Per quella sua voglia di aiutare gli altri che lo aveva avvicinato al volontariato. Un impegno che praticava non solo nella vicina parrocchia ma anche da solo, aiutando un ragazzo sulla sedia a rotelle, morto qualche tempo fa. Ma al dolore subentra ben presto la rabbia anche se contenuta e composta. «Nessuno ha fatto nulla – dice zio Lucio, fratello della mamma – nessuno ha cercato di tirare via quell’animale che massacrava un ragazzo indifeso ed innocente». «Avevano paura di mettersi in mezzo – dice un amico di famiglia mentre consola il piccolo Mirko in lacrime – lo posso capire di questi tempi. Ma neanche quando lo hanno visto a terra in un lago di sangue si sono mossi. E non sono andati a testimoniare, eppure a quell’ora, a Mergellina, di domenica c’è tanta gente. Qualcuno deve aver visto. Solo un finanziere lo ha aiutato. Vorremmo sapere chi è per ringraziarlo». «Noi della famiglia – aggiunge Mafalda – lanciamo un appello. Chi ha visto o ricorda qualche particolare utile al riconoscimento di quei due, parli. Vada in questura o chiami anche in forma anonima, noi o la polizia. Aiutateci a dare un volto agli assassini. Anche a quelle due ragazze che involontariamente hanno provocato la tragedia, diciamo di farsi coraggio e parlare. Come possono vivere con questo peso sulla coscienza!». «È scattato il piano di sicurezza – conclude amaro zio Lucio – Chissà, se lì ci fosse stato un poliziotto forse Francesco sarebbe ancora con noi. Mi chiedo se in situazioni del genere può esistere il perdono. Come può farlo una madre che ha cresciuto suo figlio con amore, proteggendolo dal dolore e dalle difficoltà?». Una mamma che a San Valentino aveva preso in giro suo figlio perché a 18 anni non ha la fidanzata, dicendogli «Sono io la tua fidanzata». Quel figlio che le hanno ammazzato solo per uno sguardo innocente.
LE REAZIONI. FLORINO (AN): IL QUESTORE SI DIMETTA
«Simili episodi possono succedere. È successo anche sabato sera nel Comasco, dove un altro giovane è morto in circostanze simili». È l’opinione del prefetto di Napoli, Renato Profili, che così ha risposto ad una domanda sulla morte di Francesco Estatico avvenuta alla vigilia del nuovo piano per la sicurezza che è ufficialmente partito ieri. «Niente è perfetto – ha aggiunto Profili – siamo appena partiti. Vediamo come va il piano, poi se necessario apporteremo delle modifiche». Secondo Profili il nuovo piano per la sicurezza non deve essere visto come una «militarizzazione» della città: «L’obiettivo – ha spiegato il prefetto – non prevede la militarizzazione ma prevede maggiore controllo ed una maggiore presenza da parte delle forze dell’ordine per dare maggiore fiducia ai cittadini».Concorda con le parole del prefetto anche il questore Franco Malvano. «Il piano coordinato per la sicurezza di Napoli – ha detto – non è la panacea contro tutti i mali: questa è una illusione che nessuno culla. Quello di domenica sera è un episodio dolorosissimo che potrebbe essere scaturito da un fatto banale. Spero che se qualcuno che ha visto qualcosa si faccia sentire. Spero che qualcuno mi chiami o ci chiami: questi criminali non devono passarla liscia. Occorre collaborazione». Drastico il giudizio del senatore di An, Michele Florino: «Se questi atti criminali dovessero continuare- ichiara – chiederò le dimissioni del questore di Napoli, Franco Malvano e del prefetto Renato Profili».
IL GIORNO DOPO SUL LUNGOMARE. LE REAZIONI DEL QUARTIERE
Liti, scippi e bulli: chalet ostaggio del branco
FABIO JOUAKIM
Il cameriere, l’aria di chi ne ha viste tante nella vita, si affaccia da uno chalet. «A Mergellina è cambiato tutto – sospira – Una volta a questi tavolini si sedevano anche i delinquenti più incalliti. Consumavano, pagavano e non si facevano notare. Ora arrivano i teppistelli che provocano e cercano guai. Ed è meglio non reagire». Un flash che rende l’idea dell’aria pesante che si respira, nei week-end, nella bolgia che affolla i bar di fronte al mare, dove si può morire per uno sguardo o una parola di troppo. La tragedia fu già sfiorata cinque anni fa: il 15 febbraio del ’99 un diciottenne, davanti a uno chalet, venne aggredito da sei persone per questioni di viabilità e accoltellato alla spalla e al torace. Fu più fortunato di Francesco Estatico: guarì in venti giorni. Davanti a uno chalet maturò anche, secondo gli inquirenti, la richiesta di un cellulare che poi costò la vita a Claudio Taglialatela.
Anche il fotografo, che offre polaroid alle coppie innamorate, deve abbozzare quando i balordi lo provocano, o vogliono la foto senza pagare. Prepotenze e bullismi, tra i giovanissimi che sciamano qui dalla periferia, o più spesso ancora dall’hinterland, con modi bruschi e coltello in tasca. Tanti gli scippi eseguiti alla velocità della luce: spesso le vittime sono donne, circondate da gruppetti di minorenni che colpiscono e si dileguano. La Mergellina oasi felice è uno sbiadito ricordo. Oggi è un Bronx in pieno centro? Dallo Chalet delle Rose una testimonianza: «Qui stiamo tranquilli, il bar è frequentato dalle forze dell’ordine. E ai balordi non piacciono le divise. Ma le istituzioni ci hanno abbandonato. Uno dei posti più ricchi di Napoli è al buio: un lampione ogni 400 metri». Conferma un dipendente del ristorante ”Ciro a Mergellina”: «L’illuminazione pubblica è mancata per cinque giorni. È tornata solo domenica, a singhiozzo». Dal venerdì alla domenica, dal fiume di frullati e macedonie affiora più di un problema. Tra i tassisti che stazionano davanti all’ingresso della funicolare, uno confessa: «Per andare agli chalet lasciano la macchina qui e non ci fanno uscire. E chi si può lamentare? Quella è gente pericolosa».
«Chi ha visto parli», l’appello della famiglia di Francesco e delle forze dell’ordine. Molto lo avrebbero già fatto: ma non c’è stato il solito, imperioso tam-tam, che subito dopo un delitto vede nomi e dettagli sulla bocca di tutti. Non si sussurrano i soprannomi di note teste calde, di rampolli dei clan. Il feritore non è del quartiere? Domenica sera erano in tanti qui, ad assistere alla tragedia, come sostiene l’amico della vittima: «Tutti si assiepavano attorno a noi ma nessuno è intervenuto. Un nostro amico ha dovuto chiamare l’ambulanza». La telefonata al 118, poco prima delle 22, è infatti partita da un numero privato di cellulare.
Una rapina finita tragicamente. L’uccisione di un pregiudicato davanti al ristorante. Versioni che si rincorrevano nella notte, consigliando a molti di tenersi alla larga. Dal ristorante non si sono accorti di nulla: «È insonorizzato» dice un dipendente, che però aggiunge: «È successo a trenta metri dai vigili». Un panettiere, che aveva appena iniziato a lavorare: «Ho sentito le voci, pensavo fosse una discussione. Ho capito che era qualcosa di grave solo quando ho sentito l’ambulanza». Il più famoso ritrovo dei giovani è il «Chiquitos», rinomato per frappè e frullati: a pochi metri da qui, all’altezza della fermata del pullman, è avvenuta la tragedia. Uno dei gestori è l’unica voce contro: «Qui i controlli ci sono». Ma mostra il rampino sotto il bancone: «È contro le rapine». Non è il solo a dotarsi di questi metodi. E aggiunge: «Non ho visto nulla, ero alla cassa e la folla si accalcava attorno al bancone. Credete che non aiuterei una madre che prova tanto dolore?».
Che la zona degli chalet sia sotto osservazione, lo conferma la linea del Comune. Al ritorno del sindaco Iervolino da Bruxelles, ci sarà un incontro sulla bonifica della zona. Il progetto prevede, tra gli altri punti, chalet più piccoli, la pedonalizzazione del lato mare, il doppio senso di circolazione sul lato interno di via Mergellina. Lo studio di compatibilità con i flussi di traffico ha dato esito positivo. La richiesta alla Regione di un finanziamento di tre milioni e mezzo di euro è stata già approvata.
IL MATTINO 17 FEBBRAIO 2004
NAPOLI . Una breve fuga. Una scia di sangue lunga un centinaio di metri lasciata sull’asfalto. E’ la traccia dell’inutile ricerca della salvezza e del suo tragico epilogo: la morte di un giovane di diciannove anni, colpevole di avere guardato la ragazza sbagliata. Sul lungomare affollato di domenica sera dalla movida dei napoletani, nessuno ferma i due giovani con i coltelli e la voglia di farsi giustizia per uno sguardo di troppo lanciato verso la ragazza in loro compagnia. Nessuno cerca di bloccare la violenza scoppiata all’improvviso dinanzi agli chalet a Mergellina, meta del divertimento serale per adolescenti e famiglie. Nessuno aiuta Francesco Estatico ferito all’addome e al torace. La fuga è l’unica speranza per la vittima e per il suo amico, che avevano deciso di trascorrere una tranquilla serata per dimenticare la quotidiana monotonia di un garzone di salumeria in un quartiere di periferia. Ma l’emorragia è troppo grave, Francesco non regge lo sforzo e dopo un centinaio di metri cade dal suo scooter. A terra, circondato dalla gente incuriosita nel centro di Napoli, il giovane è soccorso da un finanziere. Ormai per Francesco è troppo tardi, le coltellate ricevute durante la rissa hanno provocato lesioni profonde. Arrivato nella notte di domenica all’ospedale Fatebenefratelli muore dopo una difficile operazione per un grave choc emorragico. Vittima di una violenza cieca e irrazionale. «Avevamo deciso di andare a prendere un frullato – racconta l’amico – Ci siamo andati con il motorino nuovo di Francesco, che stava pagando a rate. Lo hanno ammazzato come un cane sotto i miei occhi e nessuno è intervenuto mentre ci aggredivano e si vantavano di appartenere ad un clan camorristico». Sono le sue parole che hanno permesso agli inquirenti di ricostruire gli ultimi momenti della vita di Francesco. Una testimonianza che ha indirizzato la ricerca dell’omicida e ripercorso nel dettaglio la folle dinamica che ha causato la morte del ragazzo. «Siamo stati accerchiati, Francesco è stato accusato di avere guardato la ragazza di uno di loro – spiega l’amico della vittima, interrogato per ore dagli agenti della Squadra mobile – Poi un ragazzo si è avventato su di lui e un altro su di me colpendomi con calci e pugni. Siamo caduti, intorno a noi c’era tanta gente che non ha fatto nulla per dividerci. Quello che mi picchiava ha detto all’altro: `uccidilo, uccidilo’». Un momento di distrazione da parte degli assalitori e la possibilità di fuggire un centinaio di metri più in là. Ma il ricordo della scena successiva torna ossessivamente simile a quello dell’immagine precedente, Francesco è a terra nel sangue, «le persone guardavano e basta, nessuno muoveva un dito. Solo un finanziere si è avvicinato, si è sfilato la cintura e ha cercato di fermare l’emorragia». Su quella colpevole indifferenza ritorna lo zio di Francesco: «Ieri scattava a Napoli il nuovo piano di controllo del territorio. Chissà se ci fosse stato un poliziotto domenica a Mergellina forse avrebbe potuto aiutare mio nipote. Ma ora, chi ha visto parli». E’ alla madre del ragazzo che pensa lo zio Lucio: «Alla mamma che ha cresciuto il proprio figlio con tutto l’amore come glielo spieghi che per una banalità ora non c’è più?». «Il più bello dei miei figli» farfugliava ieri il padre, ricordando l’attività da volontario del figlio che impegnava il tempo libero aiutando un portatore di handicap.
Un appello a spezzare l’omertà ripetuto più volte durante la giornata di ieri dalla famiglia della vittima e rivolto alle ragazze che domenica notte erano in compagnia della banda di violenti. Sul tema della sicurezza in una città difficile come Napoli torna il prefetto Renato Profili artefice del piano entrato in vigore ieri: «Simili episodi possono succedere ovunque. Sabato sera un altro giovane è morto in simili circostanze nel comasco». Ma per An, Napoli ha superato la soglia dell’allarme rosso. Il presidente dell’associazione Activa Francesco Borrelli, invece, ricorda la morte di un altro ragazzo Claudio Taglialatela, ucciso per un cellulare. Un archivio di morti assurde del quale fa parte anche un ragazzo di sedici anni ucciso per una futile lite fuori ad un bar e di un coetaneo per un motorino. «Stiamo vivendo una nuova stagione di violenza selvaggia, spesso immotivata. Per i giovani ormai non ci sono più zone sicure», ricorda Borrelli a nome della confederazione studentesca.
MARIELLA PARMENDOLA – IL MANIFESTO /b>
NAPOLI – A vent’anni c’è chi la sera esce per bere qualcosa e magari fare amicizia con una ragazza, e chi invece esce con un coltello in tasca, sperando in una rissa per poterlo usare. E se quello che cerca la rissa incontra quello che cerca la ragazza, e si sente in diritto di aggrapparsi alla difesa dell’onore per mostrare i muscoli e tirar fuori il coltello, allora può andare a finire in tutti i modi, anche nel modo peggiore. Come è finita domenica sera sul lungomare di Mergellina a Napoli, dove un ragazzo di 19 anni, Francesco Estatico, è stato ammazzato da un coetaneo al termine di un litigio iniziato proprio per uno sguardo a una ragazza, o forse un sorriso: insomma, un tentativo di approccio assolutamente normale a quell’età e di domenica sera e davanti a un bar. La tragedia è che rischia di diventare normale anche tutto il resto. E cioè che l’amico, o fidanzato, della ragazza in questione, reagisca tirando fuori un’arma e la usi per ammazzare. E’ successo sabato a Como e il giorno dopo a Napoli, città lontane non solo geograficamente. L’assassino di Como ha mirato direttamente al cuore, quello di Napoli alla pancia, all’inguine e alle gambe. Ma il risultato è stato identico. Francesco Estatico è stato soccorso da una ambulanza del «118», ma è morto appena arrivato in ospedale: durante il tragitto aveva perso troppo sangue. A Mergellina era arrivato con il suo motorino acquistato da poco e in compagnia di un amico. Si erano fermati davanti a uno degli chalet che stanno in fila sul marciapiede di fronte al mare, il «Chiquitos», un bar grande poco più di un chiosco che serve i clienti direttamente in strada, ma fa ottimi frullati e a Napoli è molto conosciuto. Quello che è successo lì davanti lo ha raccontato alla polizia l’amico di Francesco: «C’erano due ragazze che ci guardavano, e anche noi le abbiamo guardate. Poi una ha sorriso e si è avvicinata». In quel momento sono spuntati due ragazzi, entrambi sui vent’anni, secondo le testimonianze raccolte dalla polizia. Hanno cominciato a insultare Francesco e l’amico, a minacciarli. Poi li hanno aggrediti. Ma i due giovani si sono difesi, e all’inizio stavano avendo anche la meglio. Fin quando uno degli aggressori non ha tirato fuori il coltello. «Quello che era addosso a me urlava parole incomprensibili, diceva di appartenere a non so quale clan camorristico. Poi si è girato verso quell’altro e ha gridato: “Ammazzalo, ammazzalo!” – racconta l’amico del ragazzo ucciso -. Intorno c’era tantissima gente, ma nessuno è intervenuto. Quando sono riuscito a liberarmi ho visto Francesco a terra e sporco di sangue. Ha provato ad alzarsi, poi è crollato. Si è avvicinato un finanziere che ha cercato di fermare l’emorragia con la sua cintura, e subito dopo due nostri amici che passavano da lì hanno chiamato il 118». L’ambulanza è arrivata immediatamente, e anche la corsa verso l’ospedale non è stata lunga. Ma le ferite erano profonde, e l’emorragia violentissima. «Mio nipote è morto in modo assurdo», dice uno zio di Francesco, Lucio. E a nome della famiglia lancia un appello: «Chiunque può aiutare la polizia a rintracciare gli assassini lo faccia, per favore. E se non vuole andare in questura, contatti noi. Rispetteremo l’anonimato di tutti. Vogliamo solo sapere chi ha ucciso il nostro ragazzo». Un ragazzo, racconta chi lo conosceva, alto e muscoloso, ma per niente violento. Un ragazzo che lavorava nella salumeria dello zio, che frequentava la parrocchia del suo quartiere e che aveva fatto volontariato per aiutare un amico handicappato. Un ragazzo che è stato ucciso proprio nel momento in cui a Napoli le forze dell’ordine si mobilitano con un nuovo piano proprio per contrastare microcriminalità e violenza urbana. La città divisa in aree, pattuglie di polizia e carabinieri dislocate senza sovrapposizioni, guardia di finanza e vigili urbani in supporto, le centrali operative in stretto contatto. Un piano che «ha come obiettivo dare maggiore fiducia ai cittadini», spiega il prefetto Renato Profili. Ma che, come ammette il questore Franco Malvano, «non eliminerà le violenze, soprattutto quelle gratuite, e gli episodi delittuosi. Questa è un’illusione che nessuno culla».
Fulvio Bufi – CORRIERE DELLA SERA 17 FEBBRAIO 2004

