“Quando sono stato scarcerato nel luglio del 2015, come ho già detto in altro verbale, no portato a termine l’omicidio dell’ultimo rimasto del gruppo di ‘Totoriello’, ho cioè/atto uccidere Stravato Raffaele”. A parlare è Carlo Lo Russo, ex boss di Miano e, da diversi mesi, collaboratore di giustizia. Ð motivo della sua decisione, come raccontato ai magistrati antimafia, era che la vittima, alcuni anni prima , aveva appoggiato il progetto di “scissione” portato avanti da Salvatore Scognamiglio, ammazzato nel 2011, per ordine di suo nipote Antonio. Una decisione, questa, che lo stesso boss aveva approvato perché Scognamiglio ”si era messo contro alla mia famiglia, si era creato un suo gruppo contro a mio figlio ‘Lette’ e non potevo mai perdonarglielo’. L’unico che, invece, fu costretto a subire la morte di Scognamiglio fu un altro dei fratelli Lo Russo, Mario, lo stesso, che dal carcere aveva deciso di estromettere il nipote “Tonino” dopo che suo padre Salvatore si era pentito. Anche lui passato dalla parte dello Stato ha riferito cosa accadde. “Vennero Scognamiglio Salvatore e Palumbo Gennaro a trovarmi ed io parlai con loro, dissi loro che dovevano togliere di mezzo mio nipote Tonino e prendere loro il comando. Dopo poco è stato ucciso Scognamiglio. Non volevo che Tonino comandasse perché figlio di un pentito. Quando poi sono uscito nel 2013 ho fatto buon viso a cattivo gioco nel senso che lui era latitante, l’ho incontrato tramite Gigiotto e belle’ in un paio di occasioni nella zona del Nolano, lui mi dava anche i soldi ed io aspettavo solo che lo arrestassero per prendere io le redini in mano ma invece avete arrestato prima me. Non ho mai chiesto a mio nipote conto dell’omicidio di Scognamiglio m questo senso dico che ho fatto buon viso a cattivo gioco ma ovviamente le cose si sanno, ed io sapevo che era opera sua. Lelle’ era fedelissìmo di Tonino, diceva che per lui si sarebbe anche messo contro a suo padre Carlo, Tonino era uno scatenato, non guardava in faccia a nessuno dopo il pentìmneto del padre”. D boss, però, quella decisione proprio non la mandò giù e, una volta libero incontrò anch la moglie della vittima che lo mise in guai dia da Palumbo, passato ormai alle dirette dipendenze di Antonio Lo Russo, dopo eh aveva ‘tradito’ Scognamiglio.
«Non volevano farlo comandare perchè era nipote del pentito». Carlo Lo Russo parla dell’omicidio dei ribelli
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