HomePoliticaQUALIANO. «EMERGENZA VORAGINI»: SEI FAMIGLIE ATTENDONO ANCORA IN ALBERGO

QUALIANO. «EMERGENZA VORAGINI»: SEI FAMIGLIE ATTENDONO ANCORA IN ALBERGO

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Si è svolto ieri pomeriggio alle 17,30 un consiglio comunale straordinario sulla questione “emergenza voragini a Qualiano”. Sono passati più di due mesi dal 22 marzo scorso, quando il suolo ha ceduto prima in via Mons. Domenico Savarese e quattro giorni dopo in via F.lli Bandiera, lasciando il posto a due voragini profonde circa quaranta metri. Dopo le proteste dei residenti e amministratori: sindaco, assessori, consiglieri di maggioranza e opposizione, il 30 marzo scorso la gestione dell’emergenza passò alla protezione civile regionale con un primo stanziamento di 150mila euro per interventi di messa in sicurezza del territorio a ridosso del centro storico qualianese. Undici famiglie vennero sgomberate per ragioni di sicurezza, ma dopo i primi interventi, il 7 aprile scorso, solo cinque fecero ritorno nelle loro case, mentre altre sei famiglie sono ancora alloggiate, provvisoriamente, presso l’Hotel Briganti sulla circumvallazione esterna, in attesa di sviluppi favorevoli della vicenda.
Al consiglio comunale non ha preso parte il responsabile per le operazioni Vincenzo Cincini della protezione civile regionale, che nonostante l’invito da parte del presidente del consiglio comunale Andrea Granata e l’importanza dell’argomento in discussione, ha inviato solo un fax, dove ha spiegato che i lavori procedono con normalità: «Da pochi giorni è stato ultimato il drenaggio dell’acqua presente nelle cavità e dalla prossima settimana partiranno le rilevazioni tridimensionali con il Laser Scanner» ha fatto sapere Cincini. Sarebbe di 30mila metri cubi il volume da riempire con materiale di riporto, ma la scansione con il laser dovrebbe consentire di ottenere un quadro reale della situazione, in modo da intervenire con maggiore precisione. Intanto tra un mese le sei famiglie ancora in albergo, dovranno trovare un’altra soluzione per l’alloggio provvisorio, la protezione civile, infatti, ha fatto sapere che non può continuare a farsi carico delle spese, ma che dal prossimo mese, può offrire solo un contributo per ogni famiglia che non superi i 400 euro mensili e non più di 100 euro per ogni componente del nucleo familiare. La relazione tecnica, in assenza dei responsabili regionali, è stata esposta dal dirigente dell’ufficio tecnico, l’ingegnere Costantino che ha descritto le fasi dei lavori finora svolti, sottolineando che la risoluzione del problema è di esclusiva competenza della Regione Campania e che il Comune può solo svolgere iniziative di controllo.
«Siamo politici non tecnici, non capisco il senso di questo consiglio comunale – ha affermato Giovanni Palma, capogruppo di Forza Italia – che motivo c’era di convocare con tale urgenza un’assise se chi avrebbe dovuto relazionare non è presente? Questo consiglio comunale non ha senso».
«Abbiamo il dovere di mettere in atto tutte le misure necessarie per far fronte al problema – ha risposto Nicola Giocondo, assessore ai lavori pubblici – il comune ha solo potere di controllo dato che il sottosuolo è di competenza regionale, ma non significa che dobbiamo restare a guardare».
«Pur riconoscendo all’amministrazione il merito di un tempestivo intervento sulla vicenda, vorrei ricordare che fu istituita una commissione ad hoc per fronteggiare l’emergenza – ha ribadito Giovanni Palma – ma in oltre due mesi non è mai stata convocata, bastava che la commissione svolgesse il suo compito, ma così non è stato». Palma infatti ha proposto di dare seguito alla commissione formata dal sindaco, l’assessore alla viabilità Domenico Sgariglia, quello all’ambiente Vincenzo D’Alterio, il presidente della commissione edilizia Michele Vallefuoco, il consigliere di opposizione Salvatore Onofaro di An e Massimo Pelella consigliere di maggioranza in quota Rd.
Salvatore Onofaro ha fatto notare che oltre due mesi per drenare i sei metri di acqua presenti nelle cavità, sembrano tanti: «Non vogliamo che diventi un “lavoro infinito” e che serve solo a far lavorare qualche impresa – ha dichiarato – ma è necessario che al più presto si trovi una soluzione per permettere alle famiglie sfollate di tornare nelle loro case».
Domenico Marazzo (Udc) ha fatto notare che il contributo di 400 euro non sarà sufficiente per consentire agli sfollati di trovare facilmente una casa in affitto: «Considerato che la quota massima per ogni componente del nucleo familiare non può superare il 100 euro – afferma – credo che sia necessario chiedere a chi di dovere un aumento del contributo a favore delle famiglie, altrimenti il disagio rischia di diventare insostenibile».
Il sindaco Pasquale Galdiero assicura che l’amministrazione comunale non è stata a guardare e che in questi mesi si sono tenuti vari incontri con i responsabili della protezione civile: «I lavori procedono. È una vicenda molto delicata e dobbiamo dare a chi sta lavorando il tempo di svolgere tutte le operazioni in grado di riportare la sicurezza nella zona – ha dichiarato – la palazzina dove vivono le famiglie sfollate si trova, purtroppo, a ridosso della voragine e non è pensabile farle tornare nelle loro case se non vengono ripristinate le condizioni di normalità. Ci vorranno ancora tre mesi – continua – secondo quando ho appreso verbalmente dal responsabile della protezione civile. La prossima settimana verranno eseguiti i rilievi con il laser, poi venti giorni passeranno per indire una gara d’appalto per scegliere la ditta che dovrà eseguire il riempimento, dopodichè la fase di messa in sicurezza dovrebbe durare al massimo due mesi. Chiederemo anche di farsi carico di un maggiore contributo alle famiglie», ha concluso Galdiero.
La commissione formata per affrontare l’emergenza, dovrebbe tenere periodicamente delle audizioni con i responsabili della protezione civile, in modo tale da svolgere un’azione di controllo più incisiva al fine di evitare il protrarsi di altro tempo, che porterebbe inevitabilmente ad allungare la permanenza delle sei famiglie sfollate lontano dalle loro case.

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