La chiave di volta per comprendere e interpretare il Francesco Tagliatatela politico e uomo sta tutta nell’osservazione delle sue mani. In quel moto perpetuo che, inequivocabilmente, rappresenta l’emblema della sua ansia creativa, del suo tormento interiore, forse anche del disagio, della sua passione politico – civile che si celano, a stento, dietro il rassicurante aplomb del politico navigato, impermeabile a qualsiasi tempesta. Mani – dicevamo – che sembrano seguire e inseguire pensieri e percorsi distanti mille miglia dai formalismi dei discorsi e delle dichiarazioni ufficiali. Mani separate dal resto del corpo. Due entità divise, insomma, che testimoniano, seppur inconsciamente, i tratti più significativi della sua personalità. E non potrebbe essere altrimenti per uno che, per dirla alla Venditti, è “Nato sotto il segno dei pesci”, segno creativo per eccellenza e allo stesso tempo tra i più discontinui e enigmatici dell’intero zodiaco. Quarantadue anni, sposato con Angela Maisto e due figli, Piero e Andrea. Giuglianese doc, una laurea in Architettura con lode, stimato professionista del settore, una grande passione per lo sport, per il basket soprattutto. E una “sbandata” per il sigaro, un amore sbocciato di recente. Fin da giovane è vicino alle istanze del mondo cattolico e, pur non essendo mai stato iscritto ad alcun partito politico, già dal 1993 viene nominato assessore all’Urbanistica nella neonata giunta di centrosinistra. Durante i quattro anni del suo mandato promuove l’aggiornamento della strumentazione urbanistica del territorio comunale e la redazione di progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio architettonico della città. Nel 2003, invece, arriva dopo una breve parentesi come dirigente al Comune, la sua elezione a sindaco, quale candidato dei Ds. Elezione accolta come un evento importante per il rilancio socio – economico della terza città per numero di abitanti della Campania. Rinascita che, per una serie di lotte fratricide all’interno della sua coalizione, di qualche entrate a “gamba tesa” ad opera di sinistroidi alleati di governo o, come dicono i suoi detrattori, per l’incapacità del primo cittadino di gestire i conflitti interni, stenta tuttora a concretizzarsi. Scarsa propensione al dialogo, tendenze accentratrici, ma anche onestà e capacità professionali acclarate, riconosciute da ambo gli schieramenti. Ma al di là delle considerazioni e delle divagazioni squisitamente politiche, quel che appare certo è che Francesco Tagliatatela, come la sua storia politica insegna, sembra aver fatto proprie le caratteristiche dell’Araba Fenice, mitologica figura pronta a rinascere e a ripartire dalle proprie ceneri. A dispetto di tutto e tutti, nel caso del primo cittadino di Giugliano, che auspica per sé un ultimo anno di consiliatura meno travagliato e, soprattutto, foriero di risultati amministrativi da condividere con l’intera comunità. Primo fra tutti la realizzazione dell’agognato Tribunale metropolitano, simbolo della voglia di riscatto della città e, nel contempo, di un immobilismo politico – amministrativo, retaggio della peggiore tradizione della “Prima Repubblica”.
«COME L’ARABA FENICE». LE QUALITA’: TENACIA E BUONA SORTE
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