Il prossimo quattordici ottobre, comunque la si pensi, succederà una cosa mai successa prima. I cittadini, senza vincolo di tessera, saranno chiamati ad eleggere il gruppo dirigente di un partito. Chiunque, carta d’identità alla mano, potrà recarsi presso un seggio e votare per eleggere il Segretario nazionale, il Segretario regionale, l’Assemblea nazionale e l’Assemblea regionale del Partito Democratico, un soggetto politico nuovo che nasce dalla fusione tra Margherita e Democratici di Sinistra.
Sul Partito Democratico, anche se non è ancora formalmente nato, se ne sentono di tutti i colori: c’è chi ne parla male, considerandolo una sorta di riedizione della Democrazia Cristiana; chi lo considera inutile, vedendolo come una operazione di facciata; chi lo esalta, confidando in una cosa nuova, che unisca la tradizione riformista cattolica con i valori della sinistra moderata; chi la legge come una operazione di potere, verticistica, antipopolare; chi vede nel Pd la morte della sinistra moderata; chi considera il Pd una salutare operazione di semplificazione della politica.
Comunque la si pensi – come detto – una cosa nuova c’è di sicuro: le primarie. Mai prima d’ora un partito aveva affidato la selezione dei suoi gruppi dirigenti (segretari, assemblee) al voto popolare. I dirigenti sono sempre stati selezionati dall’interno, in una sorta di cooptazione, dentro i congressi di partito e sotto la serra delle composizioni correntizie e oligarchiche. Con le primarie, invece, a decidere è la gente.
In realtà, anche nelle primarie del Pd il vizio oligarchico dei partiti fa capolino. Le liste sono bloccate e spesso sono state compilate secondo schemi correntizi; gli apparati si fanno sentire. Tuttavia, qui la parola passa al popolo per davvero. E tutto può succedere. Può succedere anche che un piccolo gruppo di giovani appassionati si organizzi dal nulla, strutturi le sue liste e riesca, miracolosamente, a costruire un cartello nazionale, presentandosi con un suo candidato a segretario e ben sessanta liste in altrettanti collegi. E’ il caso di Generazione U, il movimento interno al Pd creato dal giornalista-blogger romano Mario Adinolfi, che ci candida a segretario nazionale del Partito Democratico ma, soprattutto, a vero e proprio caso politico delle primarie del prossimo 14 ottobre. Quella di Adinolfi è la politica del tam tam. I suoi messaggi schizzano sulla rete, nei blog; la sua ragnatela di adesioni ha creato piccoli movimenti territoriali. Il tam tam viaggia lungo le onde dei piccoli gruppi, sul modello dei meetup dei blog americani. E succede così che nasce un nucleo di Generazione U a Matera oppure a Firenze oppure in un paesone alle porte di Napoli.
Qualiano, per esempio.
La lista under 40 di Adinolfi, infatti, è spuntata anche nel Giuglianese. Alle primarie del 14 ottobre sarà presente nel collegio di Marano-Qualiano-Melito-Mugnano-Calvizzano. A guidarla, un volto (e un nome noto): la giornalista Tonia Limatola. Trentacinque anni, collaboratrice del Mattino e di alcuni periodici locali, Tonia nasce come militante ambientalista nella terra dei fuochi, quella delle centinaia di discariche abusive (e no) che hanno fatto ribattezzare il territorio stretto tra Giugliano-Qualiano-Parete come il triangolo dei rifiuti. E’ la prima volta che Tonia unisce il suo nome a un partito politico, e lo fa non per candidarsi ad un’assemblea istituzionale ma per lanciare una sfida, da una terra di frontiera, con una lista di frontiera, dentro l’avventura di un partito nuovo.
“Ho scelto di stare con il “folle” blogger romano – dice Tonia – che sfida Veltroni perchè lui rimane fuori dagli schemi tradizionali della politica che tutti critichiamo, perchè dà voce proprio a noi, i giovani che aspettano un lavoro vero, che non si sentono interpellati mai per decidere come dovrà essere il nostro futuro. Siamo quelli che si sono incontrati in rete ed hanno deciso di uscire fuori dal mondo virtuale per dire forte forte no ai soliti giochi di potere”.
“Abbiamo un impegno preciso – continua Tonia -: farci sentire, ma anche ascoltare. Dare voce alla Generazione U. U come il simbolo dell’inversione di marcia, come U2 e “You too”, cioè pure tu. Tu che finora hai espresso un voto, con un carico di esigenze legittime, ma che poi si è rivelato un voto senza voce. Possiamo cambiare qualcosa? Si può fare, lo diciamo con la canzone di Branduardi che fa da sottofondo al sito www.marioadinolfi.it e dove incontrerete i principi del nostro manifesto: democrazia diretta, rappresentanza generazionale, rottura degli schemi oligarchici dei partiti, sostegno al referendum elettorale”.
Anche Tonia, in linea con tutta la Generazione U, ha aperto un suo blog (http://tonialimatola.wordpress.com ) e si è lanciata, con un gruppo di ragazzi, in questa anomala, curiosa campagna elettorale. “Per la prima volta – continua la giornalista – ci mettiamo in gioco senza puntare a nessuna poltrona. Qui si corre per i contenuti, chiediamo un voto per fare una battaglia non per avere uno stipendio sedendo su una seggiola istituzionale”.
Per la generazione U si Adinolfi non è stato facile essere presenti alle primarie. Solo in Campania, per presentare le liste in 11 collegi, hanno dovuto raccogliere 1200 firme. Senza alcuna organizzazione di partiti alle spalle, senza eletti nelle istituzioni, senza altra rete che Internet. “Siamo stati bravi – dice Tonia – ce l’abbiamo fatta. Al mio fianco in quest’avventura nel collegio di Marano e Qualiano ci sono Guglielmo Rocciolo, Mariateresa Di Lanno e Giuseppe Marra, siamo tutti del ‘72. Sappiamo bene che la campagna elettorale non sarà un gioco da ragazzi, ma non siamo spaventati. Ora comincia quello che piace a noi: il dialogo e il confronto con la società civile. Quelli con cui parliamo già la stessa lingua e dai quali non dubitiamo di essere riconosciuti e apprezzati come elemento positivo in questa fase di costruzione del Pd. Il sogno era essere presenti alle primarie; ci siamo riusciti. Ora il sogno è riuscire a entrare nell’assemblea nazionale, e lì far pesare le nostre idee, il nostro stile, il nostro modo di pensare e vivere la politica. Si può fare, su un collegio come il nostro basta il 14 % per eleggere un rappresentante. Se voteranno mille persone, ci bastano 140 voti. Non è una soglia impossibile. Con il nostro tam tam ci faremo sentire”.
L’entusiamo non manca, un pizzico di sana follia nemmeno, un po’ di incoscienza resiste e si intravede perfino la passione civile.
Comunque la si pensi, qualcosa di nuovo c’è.
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