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mercoledì, Gennaio 19, 2022
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Agguato mortale a Ponticelli, è la vendetta per l’omicidio di Giulio Fiorentino


Gli inquirenti sono sicuri. L’agguato di ieri sera costato la vita a Salvatore De Martino (solo omonimo dell’uomo indicato come reggente degli ‘XX’) e il ferimento di Salvatore Scarpato sarebbero la ‘vendetta’ per l’omicidio di Giulio Fiorentino. Fiorentino fu colpito a morte nel marzo scorso (leggi l’articolo qui). La stessa zona dove De Martino e Scarpato sono stati colpiti, il lotto 0, indica chiaramente un attacco portato al cuore dei De Luca Bossa da mesi in guerra proprio contro i De Martino ‘XX’ per il controllo delle piazze di spaccio.

La guerra tra i De Luca Bossa e gli ‘XX’

Una guerra senza esclusioni di colpi. Nata per la divisione dei proventi delle piazze di spaccio e della loro distribuzione alle famiglie dei detenuti (come anticipato tempo fa da Internapoli). E’ la guerra di Ponticelli, quella fatta di bombe, stese, intimidazioni e di una tensione crescente tra i De Luca Bossa e i De Martino ‘Xx’, nati come ‘costola’ dei De Micco e poi divenuti un gruppo autonomo. Testimone diretto Rosario Rolletta, ex ras prima dei ‘Bodo’ e poi di quelli del Rione De Gasperi che dopo un agguato subito ha deciso di passare dalla parte dello Stato. Fondamentale per capire l’evolversi della situazione il verbale dello scorso 25 gennaio:«Negli anni 2015 e 2016 ho fatto parte del clan De Micco, capeggiato da Gino Bodo, alle cui dipendenze vi erano Flavio Salzano e Davide Principe, operativo sul quartiere Ponticelli di Napoli, nonché sui territori di Cercola; Massa di Somma, San Sebastiano al Vesuvio. Sono stato sempre uomo di Antonio De Martino, alias XX, sin dall’anno 2014, una volta scarcerato nell’anno 2015, il gruppo è entrato a far parte del clan Bodo. Quando sono uscito dal carcere, a settembre 2020, ho trovato la seguente situazione: a Ponticelli vi erano le famiglie camorristiche dei Minichini, De Luca Bossa, Casella e De Martino. Tali organizzazioni camorristiche facevano parte di un unico cartello criminale. Le redini del cartello erano nelle mani di Giuseppe De Luca Bossa, alias Peppino ‘o sicc, Umberto De Luca Bossa, Domenico Amitrano, alla Mimi ‘a Puttana, Peppe ‘o Blob, ossia Giuseppe Righetto. Vi erano, poi, i ragazzi di Minichini Michele e Alfredo (entrambi in carcere), tra cui ‘o bill, Luchetto, Aulisio Nicola del clan Casella. A capo del clan De Martino vi erano Salvatore De Martino, a piede libero e Antonio De Martino che, dal carcere ha continuato a dare ordini e direttive, gestendo il clan».

I verbali di Rosario Rolletta

Rolletta ha raccontato ai magistrati che lo scorso settembre si verificò un problema: i De Luca Bossa, secondo il collaboratore di giustizia, non passavano più ai De Martino i soldi necessari per mantenere i detenuti in carcere:«Ci fu così un incontro a cui hanno partecipato, sulle “case”, a Bartolo Longo, Salvatore De Martino, Giulio Fiorentino, Ciro Uccella; io non vi partecipai, ma mi fu raccontato dai partecipanti nel corso di un incontro presso un locale nella disponibilità di Salvatore De Martino. Si tratta di un appartamento in ristrutturazione disabitato che si trova al piano sottostante l’abitazione di De Martino. Gli uomini del clan De Martino che ho citato sopra si sono incontrati con Peppino ‘o sicco, Umberto De Luca Bossa, Mimi la Puttana, Peppe o Blob. L’Incontro non ha avuto gli effetti sperati. I De Luca Bossa-Casella hanno cercato di prendere tempo. Ciò ha comportato la rottura dei rapporti della mia organizzazione ed il cartello camorristico prima descritto. Abbiamo quindi cominciato a prendere soldi sulle piazze ed a fare estorsioni a Ponticelli senza autorizzazione dei De Luca Bossa. In questo contesto, si sono verificati diversi agguati tra le contrapposte organizzazioni».

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