“È debole, senza di me non sarebbe in Vaticano”. “Non ho paura, continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”. Donald Trump spara a zero su Papa Leone XIV, il primo pontefice americano della storia. Che risponde per le rime, in una dialettica mai vista nei primi mesi del papato di Prevost.
Un attacco senza precedenti al vertice della Chiesa cattolica che potrebbe segnare una rottura tra la Casa Bianca e il Vaticano. In un lungo e durissimo post su Truth, mentre era ancora sull’Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente degli Stati Uniti ha definito Leone un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera“. La risposta di Leone direttamente dall’aereo di Stato che lo sta portando in Africa per la sua visita pastorale: “Io non ho paura dell’amministrazione Trump”, “parlo del Vangelo” e quindi “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”. Poi la chiusa, quasi sprezzante: “Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui”.
Poi Prevost dice anche un’altra cosa, che sembra diretta a tutto il mondo Maga: “Non penso si possa abusare del Vangelo nel modo in cui alcune persone stanno facendo”. E ancora: “Penso che le persone che leggono possano trarre le loro conclusioni“.
Trump attacca, Papa Leone risponde: le parole di Prevost
“Non sono un politico, parlo del Vangelo secondo il quale bisogna costruire la pace. Smettiamola con le guerre!”: dopo aver risposto al presidente americano, parlando con i giornalisti sul volo da Roma ad Algeri, Leone XIV ha insistito sul “dialogo” e sulla “relazione multilaterale tra le nazioni per trovare una soluzione giusta ai problemi. Troppe persone stanno soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi, e credo che qualcuno debba alzarsi per dire che c’è una via migliore“. Poi, una volta atterrato ad Algeri, durante la visita al Monumento dei Martiri Maqam Echahid, Prevost ha insistito sullo stesso punto: “Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace. Alla fine la giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia, così come la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l’ultima parola”.
“Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose”, ha incalzato il tycoon, riferendosi alle recenti dichiarazioni del Pontefice che ha condannato la guerra durante una speciale veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.
“Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”, ha insistito Trump, accusando Papa Leone di “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”. “Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti”, ha attaccato ancora il tycoon. “E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”.
“È Papa grazie alla mia presenza alla Casa Bianca”
Il presidente americano ha perfino rivendicato il merito dell’elezione di Prevost a Pontefice: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.
“Purtroppo – ha proseguito Trump – “l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero. Leone – ha insistito il presidente americano – dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!”.
Le reazioni
La prima reazione arriva dai vescovi statunitensi: “Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre – il commento dell’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale Usa –. Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.
In mattinata è arrivata anche la nota della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, rinnovando la piena comunione con il Santo Padre Leone XIV, esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Unendosi a quanto affermato dal Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, Mons. Paul S. Coakley – ha detto la Cei – ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”.


