Da sinistra Luigi Austero e Luca La Penna

Niente sconti per i tre ras ritenuti responsabili della bomba lanciata dal cavalcavia di Ponticelli. Questo pomeriggio, durante l’udienza di convalida, il gip Giovanna Cervo pur non convalidando il fermo eseguito due giorni fa dai carabinieri ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Luigi Austero, Luca La Penna e Alfonso De Luca. I tre farebbero parte del gruppo dei De Luca Bossa da mesi in guerra con i De Martino XX. Proprio i De Martino erano l’obiettivo dichiarato dell’ordigno fatto esplodere la settimana scorsa. Per il gip esiste concreto pericolo di fuga. Non solo. Dalle pagine del decreto emergono particolari inquietanti di quella sera. Subito dopo l’esplosione che ha provocato lo scoppio dell’airbag dell’auto su cui viaggiavano i tre hanno cercato di guadagnarsi la fuga tentando due rapine.

Il profilo del reggente dei De Luca Bossa

I tre, costretti alla fuga a piedi, avrebbero prima cercato di bloccare una Mercedes su cui viaggiava una donna e sua figlia di soli sette anni. Uno dei due avrebbe infatti aperto la portiera dal lato dove era seduta la bambina ma la madre, senza perdere la calma, avrebbe accelerato lasciando i tre di sasso. Austero, La Penna e De Luca ci avrebbero però riprovato poco dopo con due donne che avrebbero proseguito la loro corsa. Dei tre ras il profilo di Austero è quello che più volte viene tracciato dai pentiti. Il giovane è indicato dalle ultime informative di polizia come uno dei soggetti emergenti del gruppo dei De Luca Bossa. Il giovane è infatti cognato di Michele Minichini ‘a tigre in quanto legato alla sorella di quest’ultimo. Come si evince dal decreto di fermo Austero sarebbe rimasto vittima di un tentato agguato lo scorso 8 maggio in via dei Mosaici, raid che, secondo gli investigatori avrebbe inasprito ulteriormente la contesa. I carabinieri hanno appurato che la bomba fatta esplodere dal cavalcavia di Ponticelli avrebbe potuto provocare il decesso di eventuali persone presenti nel raggio di 10 metri dall’esplosione.

Il racket ai pusher di Ponticelli imposto dagli ‘XX’

Sono stati i collaboratori di giustizia a descrivere la guerra in corso a Ponticelli tra i De Luca Bossa (alleati con i Casella) e i De Martino ‘XX’. Ieri quattro giovani ras di quest’ultimo gruppo sono stati raggiunti da un decreto di fermo firmato dai pubblici ministeri Antonella Fratello e Simona Rossi (leggi qui l’articolo). Proprio nel provvedimento vengono ricostruiti i mesi di guerra. Grazie al contributo dei collaboratori di giustizia che hanno raccontato il ruolo e i profili dei giovani impegnati nelle minacce ai pusher del Rione De Gasperi. Rosario Rolletta, ex voce di dentro prima dei De Micco e poi dei De Martino ha spiegato questa nuova fase della guerra. Il suo ultimo verbale datato 10 marzo è significativo: «Ciro Uccella appartenente al clan De Martino per il quale si occupa di estorsioni. Riconosco Vincenzo Di Costanzo detto ‘o gabibbo il quale è un tuttofare del clan e nello specifico custodisce le armi, vende la droga ed esce per fare gli agguati. Salvatore Cardillo si occupa prevalentemente di estorsioni e di recupero delle armi. Pietro Frutto si occupa di estorsioni e di armi».

Il pentito Rolletta contro i De Martino ‘XX’

Rolletta poi si sofferma sulle minacce e sulle ritorsioni messe in atto ai pusher della zona: «Nel periodo di settembre/ottobre 2020, quando il gruppo De Martino si era già scisso dal cartello per le ragioni che ho già indicato, ci contrapponevamo ai De Luca Bossa-Casella anche nelle estorsioni alle piazze. Nel Rione De Gasperi vi sono due piazze di spaccio di crack gestite rispettivamente da “o’Nippolo”. di cui non conosco il nome e da (….) dalle quali prendevamo la settimana. A prendere le quote dalle piazze erano principalmente Pietro Frutto ed Alessio, nonché il Gabibbo. Ricordo che mandammo a chiamare o’Nippolo appena avvenne la spaccatura e lui non si presentò, motivo per cui Pietro Frutto ed Alessio sottrassero al figlio un’autovettura di colore bianco che venne restituita solo quando il Nippolo e (…) vennero a portarci 3.500 euro, accordandosi per il pagamento di una quota al nostro gruppo. Per un breve periodo queste due piazze di spaccio hanno pagato sia noi che i Minichini-De Luca Bossa-Casella».

La guerra per le piazze di Ponticelli:«Vi piazziamo una bomba sotto casa»

A sostegno di queste dichiarazioni ci sono poi anche delle intercettazioni che vedono come protagonisti due dei fermati di ieri, Pietro Frutto e Ciro Uccella. Quest’ultimo si rivolge ad una donna e con tono minaccioso le dice:«Dovete fare un’imbasciata al figlio del nippolo che lui qui non deve vendere più nè lui nè la madre, mi devono portare 5mila euro ma non devono fare niente più». Nella conversazione poi interviene Frutto che minaccia la donna di consegnare il denaro, in caso contrario potrebbe posizionare un ordigno presso la loro abitazione asserendo che, nel quartiere, si starebbe sottovalutando la forza degli XX:«Vi stiamo facendo un piacere pure a voi….Sì….”ò Tarali” ha una chance in più perché si è sempre comportato bene, Francesco! Altrimenti stasera vengo, gli metto una bomba fuori la porta e lo faccio saltare in aria! Così….a zia…Voi gli dite queste parole….Sì è messo a vendere l’erba, non è che è venuto qua a dire Ragazzi… Ci stanno sottovalutando un sacco di loro….a zia…Queste cose….lo sapete com’è!».

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