Camorra di Miano. Francesco Sabatino ucciso dai Lo Russo per timore di nuove scissioni

Francesco Sabatino pagò con la vita le scelte fatte dal padre Ettoruccio e, nel timore di nuove scissioni, fu ucciso. E’ quanto emerge dal racconto fatto ai magistrati da Mariano Torre ex killer al soldo di Carlo Lo Russo e attuale collaboratore di giustizia. Stando al racconto di Torre i Lo Russo chiesero la testa di Francesco Sabatino ma il ras Salvatore Scognamiglio (all’epoca reggente della cosca) si rifiutò di consegnare il proprio affiliato a quelli di Miano. Un gesto coraggioso del reggente dell’organizzazione che però non servì a nessuno dei due: prima fu ammazzato lui, il 5 agosto 2011, poi il figlio del pentito Ettore detto“Ettoruccio”. Una lupara bianca non riuscita come riportato dal Roma: il corpo del 35enne fu infatti trovato in un canalone di Chiaiano il 12 ottobre 2013 come riportato dal Roma.

«All’interno del clan Lo Russo si erano venuti a formare due gruppi, anzi tre gruppi, come casse se-parate. Un gruppo, che definisco“quelli di vascio”, facente capo a“Tonino” Lo Russo figlio di Salvatore “Capitone” e il suo pupil-lo Salvatore Silvestri, un gruppo“’e copp” facente capo a Lellè figlio di Carlo Lo Russo ed un gruppo di Salvatore Scognamiglio. In altri termini Salvatore Scognamiglio che come ho detto aveva ricevuto l’imbasciata dalcarcere da uno dei fratelli Lo Russo, era stato messo al comando del clan insieme a Gennaro Pa-lumbo. Ma poi nacquero dei dissidi con gli altri e in particolare con Lellè e Salvatore Silvestri cheera il pupillo di Tonino Lo Russo.Noi fummo coinvolti in queste liti, Rosario Guarino mi avvisò che Totore Scognamiglio stava liti-gato con quelli di Miano e stava appoggiato in una casa nel Perrone. Cercammo di mediare ma loro ed in particolare Lellè disse-ro che dovevamo dire a “Totore”Scognamiglio che per fare la pace doveva “dargli la testa di Francesco Sabatino”, il figlio del collaboratore di giustizia. Riferimmo quindi questa ambasciata a Totore Scognamiglio e Totore non accettò l’offerta. Anzi, disse di riferire a Miano che non avrebbe mai venduto un suo compagno»