“Non nuove carceri ma carceri nuove”: è l’appello del coordinamento della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali dei detenuti, “per un sistema penitenziario umano ed efficace”.
In un documento, sottoscritto dal coordinamento e presentato dal portavoce Samuele Ciambriello, si chiedono “un provvedimento deflattivo, più interventi della magistratura di sorveglianza sulle misure alternative al carcere e la liberazione anticipata speciale da 45 a 70 giorni ogni semestre”.
L’obiettivo cui tendere sono “strutture e modelli organizzativi capaci di garantire condizioni di vita dignitose, tutela della salute, accesso al lavoro, alla formazione e a reali percorsi di reinserimento sociale”.
In questo quadro, la riduzione della popolazione detenuta viene indicata come condizione imprescindibile.
Ciambriello e il coordinamento della Conferenza individuano nella liberazione anticipata – sull’esempio delle misure adottate dopo la sentenza “Torreggiani” – “uno strumento centrale e immediatamente efficace per contrastare il sovraffollamento, ridurre le sue gravi conseguenze senza compromettere la sicurezza collettiva”.
“La liberazione anticipata non deve essere letta come un atto di indulgenza, ma come uno strumento ordinario di esecuzione penale costituzionalmente orientata, capace di valorizzare i percorsi di responsabilizzazione e di buona condotta intrapresi dalle persone detenute”, secondo i garanti.
“Crediamo ci sia bisogno anche di una legge ordinaria per superare nell’immediato il sovraffollamento, per mettere in campo risposte concrete per coloro che devono scontare meno di due anni, o, addirittura, meno di un anno (e sono ottomila), così come è stato fatto dal governo Berlusconi nel 2003 e nel 2010”.
“Non nuove carceri ma carceri nuove – ricorda Ciambriello – “significa affermare una visione della pena fondata sulla legalità, sulla dignità umana e sulla responsabilità istituzionale. Per questo l’appello finale è chiaro e urgente: la politica intervenga ora”.


