HomeSportCaso arbitri: "Inchiesta basata su suggestioni, non c'è stata frode sportiva"

Caso arbitri: “Inchiesta basata su suggestioni, non c’è stata frode sportiva”

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La “partita” tra la Procura di Milano e l’Inter, in merito all’inchiesta sulle presunte designazioni arbitrali “pilotate“ che vedeva tra i principali indagati il designatore Gianluca Rocchi, si è giocata “sul campo delle ipotesi e delle suggestioni”.

È quanto si legge nel decreto di archiviazione che firma il magistrato Maurizio Ascione (l’ex pm milanese, oggi alla Procura Europea, che da due anni indagava in merito) e il procuratore aggiunto Paolo Ielo. Per dimostrare l’esistenza della frode sportiva, occorre ricostruire “non un generico clima di parzialità e di contiguità indebita, ma l’esistenza di condotte” che “rivelino in termini oggettivamente apprezzabili il proposito di manipolare la competizione in concreto”.

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Caso arbitri: “Inchiesta basata su suggestioni, non c’è stata frode sportiva”

Evidenze oggettive che non ci sarebbero poiché “sul fondo delle iscrizioni, permangono ipotesi, talvolta suggestioni, che, prive di base probatoria non hanno consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari” e di “svolgere utilmente investigazioni di ogni genere”, si legge tra le pagine del documento. Appartiene così alla categoria delle “ipotesi prive di riscontro probatorio”, ad esempio, la circostanza per cui l’individuazione dell’arbitro Andrea Colombo, che sarebbe stato gradito alla società nerazzura, come direttore di gara in una delle partite finite sotto la lente dei pm (Bologna-Inter del 20 aprile 2025) sia stata volta “a turbare la regolarità della gara”. Rocchi parla così a ridosso del match: “Loro (riferito alla dirigenza dell’Inter ndr) vorrebbero Colombo, chiaramente, perchè gli garba un mondo”, ma non glielo “posso mettere da tutte le parti”.

Nel derby di semifinale di Coppa Italia i pm però scovano “un dato certo”: “si sono registrate per la designazioni del direttore di gara, interferenze e pressioni improprie, pesanti e sgradevoli”, ma che, infine, “non hanno ottenuto alcun risultato”. Anzi, Rocchi viene definito come “il killer dell’Inter” in un’intercettazione. Questo uno dei fatti che dimostrerebbe, scrivono i pm , un altro “dato certo”: “L’esclusione di qualunque forma di asservimento continuativo di Rocchi ai desiderata dell’Inter”.

Sull’Inter nessuna prova

Insomma “rimangono discutibili manifestazioni di sgradimento pervenute al designatore per influenzarne le decisioni”, ma non vi è “alcun elemento” che le stesse “fossero volte a influenzare l’imparzialità della direzione delle gare”. Non esisterebbe quindi al momento, nessuna prova di una “promessa di utilità posta in essere da Gravina in accordo con Marotta verso Rocchi”. Un “vuoto probatorio che degrada” l’ipotesi di frode sportiva “al rango di mera illazione”, concludono i pm. Rimane in piedi, affidata alla Procura di Monza, la parte dell’inchiesta concentrata sulle ormai celebri “bussate“ nella sala var di Lissone. Tutti gli atti dell’inchiesta, in ogni caso, sono stati trasmessi alla giustizia sportiva, quindi alle scrivanie del Coni e della Figc.

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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