Gli equilibri nel clan Mallardo

La Dia fa rientrare il clan Mallardo tra le organizzazioni più solide non solo della Campania ma dell’intero territorio nazionale. La capacità principale della cosca giuglianese, facente parte del cartello dell’Alleanza di Secondigliano, è stata quella di continuare a detenere il controllo del territorio nonostante l’arresto negli anni di tutti i capi ed i reggenti.

“Il monopolio degli affari illeciti nei territori di pertinenza, un forte potere economico ed una spiccata capacità rigenerativa degli organici nonostante restino detenuti i due fratelli ritenuti a capo del sodalizi”. Questa l’ultima descrizione che la Dia fa del clan Mallardo. La cosca è ritenuta dall’Antimafia una delle organizzazioni criminali più potenti d’Italia, anche grazie alle sue strette alleanze con i clan napoletani dei Contini e Licciardi con cui forma l’Alleanza di Secondigliano. Ma anche con i clan dei Casalesi e le cosche limitrofe come i Polverino ed i Ferrara Cacciapuoti.

L’ultima relazione della Dia parla del clan Mallardo

Il clan Mallardo, dunque rappresenta una delle organizzazioni camorristiche più strutturate del panorama criminale campano con una catena di comando che garantisce al gruppo la massima coesione e il monopolio degli affari illeciti nei territori di pertinenza, un forte potere economico e una spiccata capacità rigenerativa degli organici nonostante restino detenuti i due fratelli ritenuti a capo del sodalizio (Ciccio e Peppe Mallardo), mentre la sorella del defunto boss storico dei Mallardo sia sottoposta alla misura alternativa della detenzione domiciliare.

Boss e reggenti ancora in carcere

Difficile, almeno a breve, vedere i due fratelli Ciccio e Francesco Mallardo fuori dal carcere. Stanno scontando diversi anni di carcere. Stessa sorte per Peppe Dell’Aquila, o ciuccio, mente criminale ed imprenditoriale, arrestato nel maggio 2011 a Varcaturo dove si nascondeva in una villa privata. In cella anche Anna Aieta, moglie di Ciccio Mallardo.

Nel corso degli anni diversi blitz sono stati portati a termine nei confronti dei cosiddetti reggenti. Patrizio Picardi arrestato nel luglio 2013 e condannato a 10 anni di carcere. Francesco Napolitano, arrestato anche lui nel luglio 2012, stava per tornare in libertà nel 2019 dopo aver scontato sette anni di carcere, ma pochi giorni prima della scarcerazione gli fu notificata un’altra ordinanza omicidio e per questo ora è ancora in carcere. Ancora in cella (ma potrebbe uscire a breve) c’è anche Raffaele Mallardo, detto Scicchirocco, arrestato nell’ottobre 2009 all’aeroporto di Capodichino, dopo essere sceso da un volo proveniente da Madrid. Era stato scarcerato ma poi è finito di nuovo in cella l’ottobre dell’anno scorso il ras Giuliano Amicone, già sottoposto alla Sorveglianza Speciale  deve scontare una pena di 8 anni di reclusione. Le accuse sono di estorsioni aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose commesse ai danni di imprenditori edili della zona. E’ tornato dietro le sbarre anche Domenico Pirozzi, detto Mimì o pesante. I carabinieri gli hanno notificato il definito di pena di 9 anni e 8 mesi stabilito ieri dalla Corte di Cassazione. L’uomo è stato fermato dai carabinieri mentre era in una palestra tra Giugliano e Villaricca. L’esponente  del clan Mallardo era stato scarcerato nel febbraio del 2019. Domenico Pirozzi,  fu scarcerato nel febbraio 2019 per scadenza dei termini di custodia cautelare. In cella anche il braccio armato dei Mallardo, composto da Michele Olimpio, Stefano Cecere e  Antonio Tesone. 

Con le scarcerazioni si ricompone la vecchia guardia

Negli ultimi tempi, oltre agli arresti, ci sono state anche diverse scarcerazioni di esponenti del clan Mallardo. L’ultima proprio due giorni fa, quella di Michele Di Nardo. Era finito in manette il 25 agosto del 2013, grazie ad un blitz dei carabinieri che lo scovarono nel Cilento, dove si era recato come un normale turista per trascorrere un periodo di vacanza con la sua compagna. Di Nardo era stato condannato ad un totale di 10 anni di carcere per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione. E’ uscito in anticipo grazie alla mossa degli avvocati Michele Giametta e Gianmpaolo Schettino, i quali hanno fatto leva sulla nota ‘sentenza Torreggiani’, pronunciata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che condannò l’Italia per le condizioni ‘inumane’ dei detenuti, in particolare per quanto riguarda il sovraffollamento.

Lo scorso settembre, sempre per fine pena, era uscito anche  Biagio Micillo, alias Bias ‘o chiacchiarone, ras del clan Mallardo. Il luogotenente della cosca giuglianese era detenuto nel carcere de L’Aquila. Ha scontato tutta la pena che gli era stata inflitta per associazione a delinquere ed estorsione. Nonostante l’applicazione del 41 bis a cui era stato sottoposto, il magistrato di Sorveglianza del tribunale de L’Aquila gli ha concesso la libertà vigilata invece della casa lavoro a cui era destinato al termine della pena. Fuori lo scorso agosto anche Sessa Marino, 50enne giuglianese, che era detenuto nel carcere di Lanciano in espiazione di un cumulo di pene di 7 anni e 4 mesi composto dalla pena di 6 anni di reclusione per associazione mafiosa ex art. 416 bis del codice penale e di 1 anno e 4 mesi per ricettazione.

Il Tribunale di Sorveglianza di L’Aquila, Presidente Dottoressa Sacco, accogliendo il reclamo presentato dagli avvocati Luigi Poziello del Foro di Napoli Nord e Marina Vaccaro del Foro di Pescara, ha concesso la misura alternativa della detenzione domiciliare all’uomo presso la propria abitazione a Giugliano, capovolgendo la decisione del magistrato di sorveglianza di Pescara, che aveva invece rigettato la svuotacarceri ritenendo il Sessa legato al Clan Mallardo ed assolutamente sconsigliato il ritorno nella città di Giugliano. Nel febbraio 2021 era stava invece la volta di Giuseppe Strino, conosciuto negli ambienti del clan Mallardo col soprannome di Pinuccio ‘o toro. Strino ha espiato totalmente la pena che gli era stata comminata. Fuori dalle celle anche Armando Palma, detto Armanduccio 29. Era detenuto nel carcere di Vibo Valentia, in Calabria, perché condannato a 6 anni e 9 mesi per associazione di stampo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Libero dal 2019 è anche Mauro Moraca. Dopo esser stato condannato a 13 anni di detenzione  per associazione di stampo camorristico ed estorsione, era stato messo in libertà per decorrenza dei termini. Poi il tribunale di Napoli sancì la sua non pericolosità tant’è che non è più costretto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria poiché non è attualmente da ritenersi un soggetto pericoloso per la giustizia, visto il tempo trascorso dalla fine del suo periodo di custodia.

Il fronte degli Scissionisti

Sul fronte del gruppo delle Palazzine di Giugliano, che ha tentato di scalzare la vecchia guardia, sono ancora tutti dentro. A cominciare da Nellino di Biase e Gennaro Catuogno, promotori del tentativo di scissione. Mentre è formalmente ancora scomparso Michele Di Biase. 

Ras e pentiti deceduti

Nel corso di questi anni il clan Mallardo è stato anche decimato dai decessi, a cominciare quello di Feliciano Mallardo e Vincenzo D’Alterio, detto ‘o malato, due pezzi grossi della cosca di Giugliano. E’ morto per una malattia anche il pentito Filippo Caracallo, che ha confessato di aver ucciso per il clan Mallardo salvo poi passare dalla parte della giustizia.

 

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