Nell’ultima puntata di MasterChef, tra sfide ad alta tensione e piatti giudicati al millimetro, a rubare la scena non è stata solo la cucina, ma anche un momento tanto teatrale quanto memorabile firmato dallo chef Antonino Cannavacciuolo. Protagonista involontario dell’episodio è stato Matteo, concorrente in gara, colpevole di un errore che, per gli appassionati di gastronomia, ha il sapore dell’eresia: non riconoscere il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio. La prova prevedeva il riconoscimento di alcuni prodotti simbolo del territorio italiano. Quando a Matteo è capitato tra le mani il celebre pomodorino campano, noto per la sua dolcezza, la buccia spessa e la tradizione secolare della conservazione “al piennolo”, il concorrente ha esitato, per poi indicare un generico “pomodorino ciliegino”. Un attimo di silenzio in studio ha preceduto la reazione del giudice.
Cannavacciuolo, con il suo inconfondibile misto di ironia e passione viscerale per la cucina, ha portato una mano al petto, ha fatto due passi indietro e ha finto di accusare un malore. «No, vi prego… questo non posso sentirlo», ha detto tra le risate del pubblico e degli altri giudici. Il gesto, plateale e divertito, è diventato in pochi istanti il momento cult della serata.
L’episodio, al di là della gag, ha messo in luce uno dei temi più cari al programma: il rispetto per le materie prime e la conoscenza del patrimonio gastronomico italiano. Il Pomodorino del Piennolo non è un semplice ingrediente, ma un simbolo di territorio, tradizione e identità. Per Cannavacciuolo, napoletano doc e custode appassionato della cucina campana, la svista di Matteo è stata una “coltellata” culinaria, trasformata però in una lezione leggera e memorabile.
Matteo ha incassato con sportività, riconoscendo l’errore e promettendo di studiare meglio i prodotti tipici. «Da oggi il Piennolo non lo dimentico più», ha detto con un sorriso, mentre lo chef, ripresosi dal finto malore, gli ha spiegato le caratteristiche che rendono unico quel pomodoro.
Ancora una volta MasterChef dimostra di saper coniugare spettacolo e cultura gastronomica: una risata, una scenetta diventata virale e, soprattutto, un promemoria per tutti — in cucina non basta saper cucinare, bisogna anche conoscere e rispettare ciò che si mette nel piatto. E se per impararlo serve far “svenire” Cannavacciuolo, allora ben venga il teatro

