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Debito non pagato a Secondigliano, minacciato dai Rispoli con un manifesto funebre

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Un debito non pagato. Le ‘pressioni’ del clan per ‘rientrare’ e un chiaro ‘messaggio’ che appare nelle strade del quartiere. Questa la vicenda che riguarda un uomo di Secondigliano implicato nel traffico di sigarette che vede al centro il clan Di Lauro, vicenda balzata agli onori delle cronache con la maxi operazione contro il clan di qualche settimana fa. Come viene ricostruito nel provvedimento che ha portato in carcere Vincenzo Di Lauro e anche Tina Rispoli e Toni Colombo, quest’uomo, trovandosi improvvisamente nell’impossibilità di ripagare una delle forniture che gli era stata venduta a credito, veniva sottoposto ad una serie di intimidazioni, realizzate con metodo mafioso, da parte di Raffaele Rispoli, fratello di Tina, allo scopo di ottenere il pagamento della merce in parola. Nella circostanza Rispoli, come accertato dai carabinieri, non mancava di spendere il nome di Vincenzo Di Lauro indicandolo alla vittima come il reale destinatario del denaro di cui era debitore. L’uomo, vistosi nell’impossibilità di pagare la fornitura si rivolgeva ai carabinieri della Stazione di
Secondigliano per ottenere protezione, temendo per la propria vita e per quella dei propri familiari. Nella circostanza l’uomo riferiva che all’origine delle minacce che stava subendo da Rispoli, vi era un acquisto avvenuto, circa tre settimane prima, di un certo quantitativo di sigarette che aveva poi smerciato nelle zone di Secondigliano e Miano e che, dopo aver versato un anticipo alla consegna, non aveva provveduto a saldare. Soldi che avrebbe dovuto consegnare a Rispoli.

Le minacce di Raffaele Rispoli per un debito non saldato

Nell’informativa dei carabinieri viene riportato che l’uomo:«Riferiva di aver ricevuto minacce di morte da tale Raffaele Rispoli, detto “boxer” che nella stessa giornata gli aveva ordinato di raggiungerlo presso un supermercato dove sarebbe stato ricevuto da Vincenzo Di Lauro in persona. La motivazione, traeva origine dal fatto che Vincenzo Di Lauro, che gli aveva venduto un carico di sigarette si era stancato di aspettare i pagamenti». L’aggravarsi della situazione è evidente in una intercettazione in cui uno degli arrestati, Gennaro Casaburi, commentando il mancato pagamento da parte della vittima si lascia scappare una frase:«Se lo acchiappa Raffaele lo spezza a terra». Nei giorni successivi lo stesso Casaburi verrà sottoposto ad un controllo da parte dei carabinieri: l’entrata in scena dei militari se da un lato ‘ammorbidisce’ le pressioni del clan nei confronti della vittima dall’altro rivela la determinazione del gruppo di Secondigliano a non voler far passare la questione in cavalleria. E così nei giorni successivi nella zona di residenza della vittima
improvvisamente compaiono dei finti manifesti funebri, dal contenuto dispregiativo oltre che pesantemente minatorio, annuncianti la morte dell’uomo al centro della vicenda: “SE PRIMA AVEVI SOLO LE CORNA MO’ TIEN’ E CORN E SI N’INFAME – ……. DI ANNI 32 – NE DANNO IL TRISTE ANNUNCIO I PARENTI TUTTI I FUNERALI SI SVOLGERANNO NELLA CHIESA DI SAN COSMO E DAMIANO SECONDIGLIANO NAPOLI”, con tanto di manifesto funebre allegato.

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Il post della vittima su Facebook

Nell’ordinanza si riporta «come fosse evidente come il Rispoli e suoi sodali, accortisi dell’attenzione che l’Arma di Secondigliano stava dedicando alla figura di (omissis) avevano palesato una chiara minaccia di morte, mediante un atto intimidatorio in forma anonima.
Che lo (omissis) avesse inequivocabilmente recepito quel gesto come una chiara minaccia di morte, rivolta alla sua persona, in ragione del debito che aveva nei confronti del RISPOLI, per l’acquisto di TLE non pagato, emergeva chiaramente dal fatto che lo stesso, sulla pagina del proprio profilo “Facebook”, pubblicava un post del seguente tenore: «Già sono morto per là. lo non sono un infame, ricordatevi questa cosa. NON SI MUORE PER DEBITI DI SIGARETTE. lo sono un bravo ragazzo guardate cosa mi succede popolo. lo vendo sigarette per portare la campata a casa per i miei figli».

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